Anne, di Domenico Croce e Stefano Malchiodi

James ha soli sei anni, è convinto di esser stato un aviatore morto nella battaglia di Iwo Jima, in una dinamica tra finzione e realtà purtroppo conciliatoria. Miglior corto ai David, su RaiPlay.

Il cartello “basato su una storia vera” a inizio film, lungi dall’essere un elemento solo informativo o un segnale di pigrizia dei loro autori, è un vero e proprio fattore di richiamo (sulla vostra home di Netflix, probabilmente, potrete trovare la categoria Film basati su storie vere). Deve esserci del piacere nel vedere una storia coincidere per una volta con quella che viene considerata troppo spesso la sua sorella maggiore solo in virtù della sua iniziale maiuscola. Anche la Storia, tutt’altro che neutrale e univoca, non può esimersi dal compito, condiviso con le sue compagne, di essere sostanzialmente un palliativo: un modo per inquadrare la realtà, stemperandone il centro traumatico, il vuoto insensato e incomprensibile che le sottende. Le immagini con cui furono documentati fatti storici come i campi di concentramento e le esplosioni nucleari sono un collasso del racconto storico, fin troppo vicino al nucleo che vorrebbe nascondere.

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L’insensato al centro di Anne, cortometraggio diretto da Domenico Croce e Stefano Malchiodi, sono i sogni di James. Il bambino viene portato dai genitori da uno psicologo per cercare di capire gli incubi che lo attanagliano e che sembrano avere su di lui un forte potere di suggestione. James, infatti, sogna battaglie aeree tra USA e Giappone, voli attorno all’isola di Iwo Jima (a proposito di Storia e storie…) sempre interrotti dai proiettili nipponici, che lo fanno precipitare in mare impedendogli di completare la sua missione. Di fronte alla nitidezza dei dettagli snocciolati da James, suo padre comincia a prenderlo sul serio. Rintraccia, così, l’ormai anziana sorella del soldato in cui il piccolo si rivede, la Anne del titolo, e combina un incontro.

anne malchiodi e croce

Le scene narrativamente reali sono realizzate in rotoscope, tecnica di animazione che lavora su immagini di partenza girate dal vivo, mentre i sogni di James sono trasmessi allo spettatore con delle immagini d’archivio. L’unica realtà che Anne sembra accettare è quella delle emozioni, che trascendono tempo e spazio, senza bisogno stavolta, a differenza di Interstellar, di biblioteche della quarta dimensione per propagarsi. Ciò che rende il cortometraggio problematico è proprio questa credenza conciliante e ingenua nelle emozioni che impedisce ai registi di vedere e trattare il loro protagonista per quel che è: una vittima. Il piccolo James è un teatro vuoto, un palco che si presta allo spettacolo di emozioni non sue, subendone le conseguenze nefaste mentre i registi accendono l’insegna rossa con scritto “Applausi”. In una contemporaneità oppiacea e anfetaminica allo stesso tempo, tra utilizzi manipolatori dei big data e progressi della biochimica, ci sentiamo di consigliare al povero James una sana dose di diffidenza.

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Regia: Domenico Croce e Stefano Malchiodi
Interpreti: Filippo Croce, Alberto Paradossi, Rossella Caggia, Anna Bonanome, Nicole Petrelli, Ludovico Succio
Distribuzione: RaiPlay
Durata: 16′
Origine:
Italia, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (1 voto)
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