ASIAN FILM FESTIVAL 2011 – "Winter vacation", di Li Hong-qi (Concorso)

Winter vacationIl festival di Locarno 2010 ha consacrato Winter Vacation, film dello scrittore e regista Li Hong-qi, assegnandogli il Pardo d’oro. Il Festival reggiano costituisce un’ottima occasione per fare circuitare l’opera che, nonostante il premio ad un festival così prestigioso, resta sconosciuta e del tutto marginale.

Siamo nel nord della Cina, durante le vacanze invernali della scuola e i personaggi del film vivono situazioni ai limiti dell’assurdo nel villaggio/periferia in cui abitano. Va spesa qualche parola sui personaggi. Il filo conduttore è costituito dal gruppo dei sei compagni di scuola, silenziosamente filosofici nelle loro riflessioni. C’è poi un uomo anziano eternamente seduto o sdraiato su un sofà con il nipote accanto che ogni tanto maltratta e dal quale riceve sguardi torvi, c’è la ragazzina amica del bambino. Nei dialoghi tra i due bambini si ritrova lo sgomento esistenziale dei Peanuts e lo stesso ragazzino (come è stato acutamente osservato) assomiglia a Charlie Brown. A tale proposito, a conferma, basta ricordare uno scambio di battute tra i due, la bambina gli chiede: Cosa vuoi fare da grande? – L’orfano, risponde lui. Ritroviamo ancora una coppia di adolescenti eternamente alle prese con la consegna di denaro di cui sconosce il motivo, ma vediamo che uno dei due schiaffeggia l’altro e questi ogni volta gli consegna una banconota che l’altro, dopo un accurato esame, ripone nel portafoglio. Viviamo qualche istante dentro uno spoglio e squallido ufficio in cui si avvicendano coppie che divorziano in pochi minuti, davanti ad una distratta e disinteressata impiegata dello Stato che, in rapida successione archivia le pratiche.

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Winter vacation è un film immobile, come immobili e fissi sono i suoi personaggi, come immobile é l’atmosfera del luogo, vero e proprio set cinematografico, nella sua estrema povertà e nella sua intima falsità di luogo in cui vivere. Ma il vero problema è che siamo davvero nel cuore della Cina del nord.

Cosa affascina di questa commedia dell’assurdo, nella quale ogni sentimento è annullato e ogni naturale e umana reazione sembra essere fuori luogo e abolita, in questo film che, per queste ragioni, va ben oltre l’assurdo dell’esistenza denervando di ogni vitalità i personaggi e l’immagine stessa? Crediamo che sia il coraggio della stessa operazione ad entusiasmare la cinefilia europea, riteniamo sia la messa in scena del grado zero dell’esistenza che il film ci consegna, a fare riconoscere nell’operazione di Li Hong-qi, un valore che, probabilmente, travalica quello stesso del film.

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Un cinema quello di Winter vacation distante anni luce da qualsiasi archetipo o anche stereotipo occidentale, unWinter vacation cinema che è soprattutto messa in scena di strisce di vita perché i suoi personaggi sembrano usciti tutti dal mondo dei cartoons. I vari episodi, in verità si tratta più di situazioni, che sembrano tutte occasionali, hanno soltanto il sapore amaro della fatica del vivere, ma in fondo sembrano non essere la vita vera. Il film in questo senso è assolutamente straniante, come lo è ogni opera che non utilizza i canoni usuali della comunicazione inventandone di nuovi o utilizzandone altri già collaudati.

Ma, d’altra parte, chi l’ha detto che il cinema deve mettere in scena la vita vera, ma è anche vero che nessuno ha mai detto il contrario. Quindi ben venga il Pardo d’oro a Li Hong-qi e al suo ironico e gelido film, alla sua più che assurda messa in scena, ma non possiamo non osservare che d’altra parte, dopo l’operazione di pulizia della coscienza con la consegna della prestigiosa statuetta raffigurante il feroce animale, nessuno si ricorda più di Winter vacation, tranne il festival di Reggio Emilia e l’esotica sorpresa non varrà neppure ad arricchire i programmi delle rassegne minori o i palinsesti notturni delle tv private. Winter vacation, da grande continuerà a fare l’orfano come il suo piccolo e simpatico protagonista.

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