ASIAN FILM FESTIVAL 2013 – Incontro con Emily Tang

Molto gioviale e aperta al contatto, la regista cinese Emily Tang sta per presentare la sua prima opera al pubblico di Reggio Emilia, nell'ambito dell'Asian Film Festival 2013. Ospite di punta della kermesse, sarà al centro di un incontro con il pubblico alle 19 alla Fondazione Palazzo Magnani.
Conjugation è del 2001 e lo stanno proiettando adesso per il pubblico dell' Al Corso. Ci sono molti appassionati desiderosi di incontrarla. Emily arriva insieme al produttore Chow Keung, che ha prodotto tutti i suoi film ed è stato produttore di Still Life, Leone d'Oro 2006 a Venezia. È l'occasione per scattare una foto ricordo e parlare con lei.

Signora Tang, che ne pensa dell'Asian Film Festival? Come trova l'atmosfera della rassegna?

E' la mia prima volta all'Asian, una rassegna di cui avevo sentito parlare ma che non conoscevo direttamente. Per me si tratta del primo impatto con il pubblico, oggi, qui al cinema Al Corso grazie alla proiezione del mio primo lungometraggio "Conjunction". Lo trovo interessante perché non è ospitato da una città grande come Roma o Milano. Quindi la sua collocazione geografica in una cittá più piccola come Reggio ha un significato più profondo.

Lei è cinese. Che cosa ne pensa della sua Cina attuale? Mi riferisco al grado di progresso raggiunto ma anche alla tradizione, fortissima, nel dna di questo Paese… Come si conciliano?

Il progresso della Cina contemporanea ha raggiunto livelli formidabili.   Ma persiste uno scontro con la Cina tradizionalista molto forte, questo si vede soprattutto nelle nostre megalopoli. L'aspetto più affascinante per me come regista, ma anche il più inquietante, è che il Punto di vista della valutazione del mondo è cambiato, in virtù di questo processo economico. L'ago della bilancia è molto più netto nella separazione tra povertà e ricchezza.

Qual è La condizione delle donne in Cina? A cui si riferisce il suo Perfect Life.

Il cambiamento non è morto ed esistono margini di miglioramento e di sollevazione da una condizione di svantaggio per le persone. Peccato che per una moltitudine di gente questa vita migliore rimanga un'utopia. Lo sfondo del film "Perfect Life" del 2008 è composto da due parti, una è fiction, l'altra è un documentario. Ho montato una vicenda finta sullo sfondo di una storia molto importante. Siamo negli Anni Novanta. La mia protagonista è disoccupata, lasciata a casa da una fabbrica. Con il cambiamento economico in atto in Cina questo tipo di fabbrica è morto. Ma lei non si dà per vinta e cerca di trovare un lavoro in una nuova città.
Li ha vent'anni e attende un padre che non tornerà. Non solo, ma da una fabbrica di gambe artificiali che non ha più bisogno di lei all'albergo in cui tenta di rifarsi un mestiere, subirà un secondo, grave abbandono da parte di un uomo.
Anche se ho creato una storia di finzione, l'ho comunque calata in un contesto molto realistico! Vediamo infatti Shenzen, una delle città più popolose della Cina, e successivamente un paesino nel quale si vedono gli effetti della riforma economica, un'apertura che lo rende una città molto prospera. Ci sono aziende tecnologicamente avanzate, come la Motorola, in cui il personale operaio è femminile. Tuttavia, realizzarsi, affermarsi nella Cina del progresso può essere molto difficile.

Che doti, che valori aggiunti possono portare le donne, invece, in un Governo ad esempio? Qui da noi si stanno facendo nomi di donne, tra gli altri, per la carica di Presidente della Repubblica.

Faccio l'esempio su di me e sulle donne cinesi. Credo sia molto difficile diventare una politica, prima di qualsiasi altra carica più importante, in Cina, per una donna, perché da una parte deve avere la stessa competenza politica che hanno gli uomini, ma al contempo avere doti femminili, come il prendersi cura dei figli, della famiglia e della casa. Perciò sarebbe uno sforzo quadruplo per lei.

All Apologies è il suo nuovo film che viene presentato all'AFF in anteprima. Ce ne può parlare?

Per capire questo film c'è bisogno di entrare nella politica della Cina. In Cina vige  la regola "Una famiglia, un bambino" da 30 anni. E' una legge entrata in vigore dato il sovraffollamento della nazione. Ma per realizzare questa politica si creano conflitti e strategie. E la perdita di un figlio può rivelarsi un lutto incolmabile, un oltraggio insuperabile. Nel lungometraggio un bimbo causa un incidente nel quale rimane coinvolto. È l'unico figlio di una coppia.