Avengers: Infinity War – Infinity death

Lo temi, lo eviti. Il destino arriva comunque. 
(cit. Thanos)

Dopo la visione di Avengers: Infinity War, eccoci stupefatti ad attendere rassicurazioni sui titoli di coda. In realtà il film dei fratelli Russo parla chiaro fin dall’inizio, la morte sarà protagonista. Ma nonostante tutto, dopo il finale, siamo ancora un po’ sconvolti. Il cattivo questa volta è troppo forte, è animato da una moralità irremovibile, e in fondo i supereroi, anche quando sono dei, sono comunque dei mortali. Basta uno schiocco di dita del potente Thanos per eliminarli, per farli diventare polvere nell’aria…serve solo un suo piccolo cenno affinché il peggiore dei mondi possibili visitati da Doctor Strange, si confermi come l’unico esistente.

Di certo nella vita c’è solo la morte. Pochi di noi ricorderanno l’istante preciso in cui hanno appreso questa verità, così linda e perfetta nella sua certezza. Così come è arrivato il giorno della prima cotta non ricambiata, al contempo c’è stato un momento in cui abbiamo preso coscienza della morte. Unica sicurezza in questa vita misteriosa, la morte è la sola verità che ci è concessa: un giorno, non importa quando, moriremo. A quel punto, molto probabilmente, niente avrà più peso e tutto sarà leggero, ma nel presente c’è poco da affannarsi perché, come diceva un vecchio saggio greco, finché siamo in vita la morte non c’è. Secoli dopo, sebbene in modo diverso, ce l’ha detto anche Heidegger: la morte quando viviamo è sempre morte dell’altro, della morte siamo sempre e solo spettatori. Nel mondo, sosteneva il filosofo tedesco, si muore, vale a dire che muoiono tutti ogni giorno, ma non io, almeno fino a quando non sono più. Perché l’assenza, questo è il vero dramma, non è mai la nostra.

È ovvia la morte, ma è anche un fatto straordinario che scardina l’assetto del mondo così come lo conosciamo. Più di ogni altra cosa, la morte è rivoluzione.

Nel 1994, Rogers Allers e Rob Minkoff regalarono ai bambini un lungometraggio animato, dai toni shakespeariani. Anche se abbiamo rimosso il momento in cui abbiamo compreso di non essere eterni, pensando a Il Re Leone,  ritroviamo quell’istante in cui abbiamo visto la morte (almeno la mia generazione) e ne abbiamo sofferto, perché era lì, sotto i nostri occhi. Ma sullo schermo tutto è diverso, come sempre. La morte è un evento ripetibile all’infinito, tanto da perdere il suo carattere di irreversibilità. Tutti sono immortali, perché la ripresa concede sempre la possibilità di vedere e rivedere, di rivivere e rivivere. Nel famoso video di Zapruder, Kennedy non rinasce tutte le volte, mentre nella Lincoln respira i suoi ultimi istanti? La mdp ferma il tempo, e se possediamo il filmato di un nostro caro defunto, facciamo bene a tenercelo stretto, perché quello è l’unico luogo in cui farà qualcosa che assomiglia a vivere.
C’è poco da fare, la morte anche se ovvia, ci stupirà sempre, così come nel cinema diventa lo spoiler per eccellenza.

Il criterio di distruzione nell’ultimo film Marvel è apparentemente casuale; i supereroi dovranno vedersela  con Thanos, per il quale la morte è l’unico modo per avere la pace e bandire una volta per tutte povertà e miseria. Alla fine di tutto leggiamo sullo schermo buio: Thanos tornerà. E con lui i morti risorgeranno, non solo perché nei film può succedere, ma perché qui deve succedere, in ballo c’è molta carne al fuoco, troppe saghe ancora da vedere, nemici da combattere, sale da riempire. La morte così serve a più scopi, primo fra tutti quello di segnalare con un nuovo simbolo, l’arrivo di un’ulteriore personaggio che correrà in soccorso: la supereroina Capitan Marvel, interpretata da Brie Larson. Un altro film, un altro sorso di elisir di lunga vita per l’universo Marvel. Aumentano i personaggi e si moltiplicano i punti di vista da cui guardare ai fatti; presto arriverà questa nuova super donna, che avrà un film tutto per sé, film che potrà essere un aggancio per ulteriori storie, senza fermarsi mai.

Abili a destreggiarsi fra questioni narrative e questioni commerciali (entrambe immortali e imprescindibili le une dalle altre) la Marvel insieme alle sue creature ha la meglio contro la morte, non più certezza indissolubile ma mezzo per fini precisi. Proprio come Thanos usa la distruzione per fare ordine nel mondo, così gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely, si servono della morte per decomprimere la pressione di un film sovraccarico, e donandoci la possibilità concreta di una resurrezione, ci legano dolcemente a questa storia infinita, come amanti rapitori. Tornerà Thanos e torneremo noi ad ammassarci nelle sale. Perché, parlando seriamente, chi è che non vuole vedere i morti risorgere?