"Balkan Bazar" di Edmond Budina


Budina  tenta di ammiccare al cinema di Kusturica, ma mette troppa carne al fuoco e, complice una recitazione e una fotografia spesso non di livello, gira un film riuscito a metà, in cui si salva solo la leggera satira politica che traspare in alcune sequenze. 
Budina tifa per la sua nazione e forse è proprio questa eccessiva fiducia e passione a minare il suo lavoro rendendolo troppo “personale” e poco accessibile

 

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Nel 2003 Edmond Budina ci aveva sorpreso con un ottimo ed interessante esordio che narrava l’Albania del post ’89, Lettere al vento; otto anni dopo il regista torna con Balkan Bazar, minestrone di generi e di idee, a cavallo tra satira politica e amara riflessione sul presente albanese.
Ammiccando senza però mai avvicinarsi al cinema di Kusturica, Budina narra la peripezie di due giovani donne occidentali Julie e Orsola – madre e figlia – (Catherine Wilkening e Veronica Gentili) che si ritrovano catapultate in un piccolo paesino del sud dell’Albania alla ricerca delle spoglie del padre, finite lì per errore. Qui scoprono che il prete locale (Edmond Budina) vende le ossa dei suoi compatrioti ai greci per la costruzione di un cimitero monumentale a memoria dei caduti della Seconda Guerra Mondiale.
Mentre tentano di convincere, con l’aiuto di una coppia di bizzarri giornalisti locali, le gente del luogo a denunciare il religioso trovano l’amore e si scontrano con le arcaiche e singolari tradizioni della campagna albanese.
Con intenzioni a tratti apprezzabili, Budina gira un film che, però, appare fin da subito molto dilettantesco, sia per la fotografia sia per la recitazione degli attori, troppo spesso fuori parte e quasi spersi nella trama. Una trama che si attorciglia su se stessa confondendo forse lo stesso regista che in certi momenti sembra tenere le sequenze incollate quasi per miracolo senza un diretto collegamento. Probabilmente sono gli 88 minuti di durata di Balkan Bazar a non essere sufficienti per sviluppare e narrare tutte le sottotrame e ministorie chela sceneggiatura contiene.
Tra scambi di coppia, misteri religiosi e azioni inconcludenti il film termina con lo sventolio di due bandiere e il rapporto sessuale tra il giornalista e Orsola sul cassone di un furgone diretto verso l’Occidente: simbolo della fusione tra due culture? Apertura al futuro nell’Europa unita per un Paese enormemente contraddittorio, con una capitale internazionale come Tirana e una realtà periferica davvero arcaica ed arretrata?
Budina tifa per la sua nazione e forse è proprio questa eccessiva fiducia e passione a minare il suo lavoro rendendolo troppo “personale” e poco accessibile.
 
 
Titolo originale: id.
Regia: Edmond Budina
Interpreti: Luca Lionello, Catherine Wilkening, Laertis Vasiliou, Visar Vishka, Edmond Budina, Veronica Gentili
Distribuzione: Mediaplex Italia
Durata: 88’
Origine: Italia, Albania 2011
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