Bergamo Film Meeting 32 – Incontro con Bruce Goodison per 'Leave to remain'

Bruce goodisonE' stato presentato al 32esimo Bergamo Film Meeting Leave to remain di Bruce Goodison che ha riversato nel film la sua personale esperienza di insegnante per studenti stranieri avviata proprio per cercare possibili attori: minorenni extraeuropei alla ricerca di un permesso di soggiorno in Inghilterra. 

 

 

Questo è il tuo primo film dopo  vari documentari per la tv. Hai dichiarato di aver atteso alla ricerca della storia giusta da raccontare. Perchè è questa la storia giusta?

Un regista è sempre alla ricerca dell'oggetto giusto con cui passare alcuni anni per realizzare il proprio film, verso cui molto spesso il pubblico non sarà interessato. Ci sono ragazzi giovani senza genitori che non parlano l'inglese, vengono da famiglie disastrate e sono accolti da un sistema molto aggressivo. Non ho fatto un documentario perchè avrebbe esposto i bambini ad un’ulteriore sofferenza.

 

 

Come è stato il tuo rapporto con i giovani protagonisti?

All'inizio la cosa più importante era avere la fiducia di queste persone che sono il gruppo più vulnerabile della società. In Inghilterra esiste la figura dell’ “adulto responsabile”: ogni ragazzo sotto i 16 ne ha diritto. Io stesso lo sono diventato, non ero più giornalista o filmmaker. Ho detto ai ragazzi che la loro identità non sarebbe stata svelata ma alcune interviste sono state prese dall'esperienza reale. Ho scritto la sceneggiatura grazie a questi incontri. Ho fondato un’accademia con attori professionisti che lavoravano con loro per la preparazione del film. Questi corsi erano in estate, è stato importante il fatto che fosse durante le vacanze perchè loro non hanno una famiglia e hanno tanto tempo libero. Volevo insegnare il potere della drammaturgia, della drammatizzare della loro esperienza. Facevo casting e cercavo di insegnare qualcosa. I richiedenti asilo hanno pochissima voce nella nostra società, non chiedevo tanto la loro esperienze ma quella del momento in cui erano arrivati in Inghilterra. L'integrazione tra professionisti e non spero sia stata efficace. E’ servita anche ai professionisti che hanno imparato a disimparare, visto che spesso drammatizzano eccessivamente. 

 

 

leave to remainCome ti hanno trovato i ragazzi?

All’origine vi è un progetto di un’organizzazione umanitaria che lavora con i giovani: in tre giorni dovevano realizzare dei piccoli film che poi facevano vedere al pubblico. Questo serviva per accrescere la loro autostima, che è un problema per molti. Poi loro venivano istruiti come formatori che andavano dagli altri che a loro volta partecipavano. Da qui poi si è pensato a dei veri e proprio corsi per diventare attore. Così hanno trovato la forza psicologica per partecipare ad un film di finzione, con l’idea che si sarebbe trattato di  battute ed emozioni simili alle loro ma non le stesse.

 

 

Come sono state scelte le storie?

In questi casi ci sono di solito tre tipi di storie che tornano: quella del giovane che è stato qualche anno in Inghilterra a cui poi viene rifiutata la richiesta e lui fa appello all'articolo 8 che permette a chi è stato un po' di anni di avere asilo perchè si è costruito una vita. Poi ci sono le storie legate a problemi di educazione, ad esempio per quelli che provengono da una situazione contadina, per cui spesso c'è sfiducia verso se stessi e il bisogno di raccontare bugie. Questo meccanismo è pericoloso perchè se l’asilo viene rifiutato può portare a gravi conseguenze o alla morte. La terza storia è quella di chi ha subito abusi domestici, fatti in casa dalla famiglia: quando ho girato il film a loro non era garantito asilo ma adesso la legge è cambiata, sono legittime anche le offese in famiglia.

 

 

Non hai provato un senso di frustrazione quando sei venuto a contatto con queste storie?

La mia espressione di frustrazione è stato fare il film.