BERLINALE 63 – "Materia oscura", di Massimo D'Anolfi, Martina Parenti (Forum)

materia oscuraMateria oscura, l’ultimo lavoro del duo D’Anolfi-Parenti, rappresenta l'Italia nella sezione Forum della 63° Berlinale. Lo spazio del film è il Poligono sperimentale del Salto di Quirra, territorio della Sardegna compreso tra le province di Cagliari e Nuoro, un paradiso terrestre trasformato in un luogo di guerra, utilizzato dai governi di tutto il mondo per testare “nuove armi” e da quello italiano per far brillare i vecchi arsenali militari. Si tratta di un film lirico, che utilizza il linguaggio e lo stile del documentario per raccontare la contaminazione chimica di un ecosistema; fosforo bianco, napalm e sostanze radioattive hanno creato irreparabili danni alla natura, agli animali ed alla popolazione del luogo, causando malformazioni fisiche ed anomalie ambientali.

Il racconto è articolato in tre atti; nel primo si seguono le indagini di un geologo, alla ricerca delle tracce di inquinamento, tra proiettili, residui bellici, carcasse di carri armati e missili, che giacciono abbandonati come vecchi animali morti o dormienti. Il silenzio domina la scena ed accompagna lo sguardo di due fratelli pastori che degli effetti della guerra hanno fatto la normalità. La seconda parte del film/documentario attinge agli archivi mediatici militari, nel tentativo di riassumere oltre cinquant’anni di sperimentazioni belliche e di infinite esplosioni, rese con i colori saturi ed accesi delle immagini di repertorio, somministrate con un montaggio sapiente ed un uso calibrato di ralenti ed accelerazioni. Il terzo ed ultimo segmento è centrato sul lavoro di due allevatori, padre e figlio, che raccontano gli effetti tragici delle attività militari sul loro bestiame; è proprio in quest’ultimo movimento che il film raggiunge il suo lirismo più alto, mostrando senza facili sensazionalismi i crudeli orrori generati dalla guerra.

Materia oscura è un film profetico e doloroso, che getta luce su una zona del nostro Paese, in cui ancora oggi prosegue una battaglia sconosciuta a molti tra l’uomo e la natura, i cui effetti sono tangibili e terribilmente devastanti, “un luogo di guerra in tempo di pace”, in cui convivono la bellezza e l’orrore invisibile dell’inarrestabile macchina bellica. Godfrey Reggio nel suo Koyaanisqatsi sottolineava che “se scaviamo cose preziose dalla terra, inviteremo il disastro a emergere”, così nei silenzi avvelenati di una poetica tragica, in un luogo – non luogo, Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, aprono il sipario su una terra apparentemente incontaminata, in realtà sconvolta da quella che gli autori definiscono una “guerra immaginaria che sembra non avere fine”.