Bernini, di Francesco Invernizzi

Francesco Invernizzi porta sul grande schermo (in evento speciale il 12, 13, e 14 novembre) la storica esposizione della Galleria Borghese di Roma di oltre 60 opere di Gian Lorenzo Bernini, pervenute dai più prestigiosi musei del mondo, a quattro secoli dalla nascita dei suoi maestosi gruppi scultorei.

Quello che traspare da Bernini è indubbiamente l’immensa passione che il regista nutre per le opere dell’artista. Col rischio di apparire anche fin troppo schematico, il regista sacrifica il ritmo della narrazione per una continua e sentita contemplazione delle sculture, in primis, e dei dipinti. Le opere vengono puntualmente mostrate in tutta la loro interezza e magnificenza, successivamente introdotte e analizzate, a turno, da Anna Coliva (direttrice della Galleria Borghese), Luigi Ficacci (storico dell’arte) e Andrea Bacchi (direttore della Fondazione Zeri). Alla segmentazione orale adoperata dagli esperti, Invernizzi fa corrispondere quella visiva della macchina da presa. Inquadratura dopo inquadratura, l’occhio del regista guida quello dello spettatore alla scoperta dei più stupefacenti dettagli delle sculture del Bernini, enfatizzati dalle riprese in 8K, ma soprattutto dal sublime lavoro tecnico, ora della fotografia, ora dei cambi di fuoco, in un montaggio finale che, accompagnato costantemente da una scelta musicale alta e sacrale, riesce nell’intento di creare un’atmosfera lirica e solenne.

Quello che più intriga durante la visione del film, oltre all’estetica assolutamente impareggiabile e monumentale delle opere, è proprio il potenziale legame dell’artista con la settima di arte. Per come la sua corposa produzione viene raccontata e rappresentata, il cinema sembra infatti apparire paradossalmente una sua diretta evoluzione. Come un autore cinematografico delle avanguardie europee, Gian Lorenzo Bernini è stato un elemento di rottura nella sua epoca, esponente di un passaggio tra manierismo e barocco basato sullo slittamento rivoluzionario del punto di vista delle sculture, da unico e fisso a molteplice e stratificato.
Ad arricchire la percezione delle opere sono allora i dettagli, esattamente come quelli forniti allo spettatore dalla macchina da presa. Le sculture di Bernini si contraddistinguono per la loro capacità di raccontare una storia, similarmente all’idea di narrazione per immagini che ha permesso all’invenzione dei fratelli Lumière di evolvere e diventare quello che vediamo oggi. L’artista, ancora, ha avuto il merito di introdurre le espressioni nei volti scolpiti sul marmo, quasi come un regista che dirige i propri attori. Lasciandosi andare, insomma, ad una suggestione senza tempo, l’immagine più affascinante che l’omaggio di Invernizzi regala è quella di un Gian Lorenzo Bernini come il più cinematografico degli artisti.

Regia: Francesco Invernizzi 
Interpreti: Anna Coliva, Luigi Ficacci, Andrea Bacchi
Distribuzione: Magnitudo Film, Chili 
Durata: 87′ 
Origine: Italia 2018