Blog DIGMON(DI) – L’era del doppio (e triplo?) schermo…. Ovvero: lo schermo che cammina…

“mettetevi comodi, davanti alla tv, con il tablet in mano, e godetevi la partita!”(presentatore di Sky Sport, prima di un incontro di calcio)

Sempre più persone utilizzano la Tv e il tablet (e/o lo smartphone) contemporaneamente. E’ quanto emerge da una recente indagine della Nielsen  effettuata negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania ed Italia.

Ecco il quadro che ne viene fuori in una tabella riassuntiva:

Negli Stati Uniti, che sappiamo bene anticipa quasi sempre le tendenze in fatto di “comportamenti digitali”  ben l’88 per cento dei proprietari di tablet e l’ 86 per cento dei possessori di smartphone hanno detto che hanno usato il loro dispositivo almeno una volta mentre guardavano la TV nel corso dei 30 giorni precedenti. Quasi la metà (45 per cento) degli utenti tablet ha dichiarato di utilizzare il dispositivo davanti alla TV su base giornaliera. E il 25 per cento ha detto di farlo più volte al giorno. Più in dettaglio: “Negli USA il 40 per cento dei possessori di smartphone e tablet li usa per navigare mentre guarda un programma televisivo e dedicarsi ad altre attività, il 26% cerca informazioni aggiuntive su ciò che sta vedendo, il 24% chatta con gli amici mentre il 12% cerca prodotti, l’11% legge o posta messaggi online e, infine, l’8 per cento guarda video relativi al programma in onda”, ha spiegato David Nahmani, direttore della divisione Business Development e Partnerships per Orange/France Telecom, uno degli esperti chiamati al Social Media World Forum per raccontare i numeri e le tendenze del fenomeno del secondo schermo.

Possiamo fare tutta la resistenza analogica possibile, ma siamo inevitabilmente entrati nell’”Era dei Tablet”. E se non volessimo proprio crederci ci ha pensato questo incredibile spot della Vodafone a ricordarcelo, definitivamente

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Girato a Barcellona e ideato dal copywriter Carlo Pinzi e dall’art director Filippo Solimenta, sotto la direzione creativa di Federico Ghiso e Giorgio Cignoni e prodotto da Mercurio con la regia di Giuseppe Capotondi, lo spot sembra celebrare l’arrivo dei Tablet come una sorta di “Manna” che ci giunge dal cielo…

Stanno iniziando a nascere delle App dedicate proprio al “doppio schermo”, con la funzione di “aggregare  contenuti speciali sul tuo programma preferito in cambio della tua cortese attenzione per gli annunci pubblicitari inclusi” (da Wired).

Ma in realtà lo spettatore già da tempo, fa da sé. Vedi un programma tv, ti viene una curiosità, e subito la vai a cercare in rete sui comodi dispositivi mobili comodamente dal tuo divano o poltrona. E l’esperienza dei Social Netwtork sta trasformando questa visione, a volte solitaria, della TV, in qualcosa da condividere in rete con gli amici, veri o virtuali che siano.

Insomma sta cambiando profondamente il nostro modo di rapportarci a quello strumento (la TV) che da almeno 50/60 anni ha condizionato comportamenti, pensieri, costumi e immaginario collettivo.  Solo che mentre fino a qualche anno fa guardare la TV era un’esperienza completamente passiva (con piccole variabili come televoti e similari), oggi, proprio mentre chiude l’ultimo Blockbusters in Italia determinando la fine dell’epoca del videonoleggio (altra ennesima esperienza di consumo privato/collettivo transitorio ma, soprattutto, il passaggio dall’era del possesso a quella dell’accesso di cui ci aveva parlato molti anni fa Jeremy Rifkin), siamo di fronte ad un uso del mezzo televisivo “condiviso”.  Soprattutto in occasione di grandi eventi spettacolari (partite di calcio, festival di Sanremo, elezioni, ecc..) il flusso di comunicazione che contemporaneamente si svolge sul “secondo schermo” è spesso più significativo ed ha un impatto di comunicazione più forte di quello che avviene nel “primo schermo”. Che infatti tenta di recuperare a sé quest’esperienza della rete, con le varie  schermate che ormai molte trasmissioni riportano dei tweet più interessanti. Ma è un circolo autoreferenziale: la tv mostra frammenti di discussioni “social” sulla tv stessa, cercando così di recuperare la centralità del nostro sguardo.

Ma dove va, oggi, il nostro sguardo?

Giorni fa, camminando in strada con lo smartphone in mano mentre leggevo chissà cosa (l’ultimo tweet? un messaggio su whatsapp?), mi sono letteralmente scontrato con una ragazza che stava facendo esattamente la stessa cosa. Ovviamente ci siamo messi a ridere dell’assurdità della situazione (Francois Truffaut ne avrebbe tratto un film…), mentre fanno meno ridere – per i risvolti potenzialmente più pericolosi – le migliaia di persone che guardano lo smartphone mentre guidano l’automobile, la moto o la bicicletta.

La realtà è che ormai siamo catturati dagli schermi. Sempre. Lo scriveva quella mente proiettata al futuro di Kevin Kelly (uno dei fondatori di Wired) che “già” nel 2008 scriveva: “ Ovunque ci giriamo vediamo schermi. L’altro giorno ho visto il trailer di un film mentre facevo benzina. Qualche sera fa ho visto un’intera pellicola sullo schienale di una poltrona d’aereo. Vediamo cose ovunque. Spuntano schermi nei posti più impensati: agli sportelli bancomat, alle casse dei supermercati, sui cellulari. Grazie all’onnipresenza degli schermi è nato un pubblico anche per filmati molto brevi, di soli tre minuti. (…) Stiamo andando verso l’ubiquità delle immagini”. (dal The New York Time Magazine, traduzione da Internazionale).

Questo accadeva nella visione di Kelly solo (ben!) quattro anni fa. Oggi non solo gli schermi sono dappertutto, ma non possiamo più andare in giro senza portare con noi uno schermo portatile, ormai fuso con il “vecchio” cellulare.

E ci sono tutte le indicazioni perché questa “dipendenza” dagli schermi, o meglio questo nostro –cronenberghiano – innestare il corpo con gli schermi, diventi sempre più completo e, forse, definitivo. Già le prime, pseudo fantascientifiche, immagini degli Occhiali di Google, ci prefigurano  un mondo virtuale, ricco di informazioni, da portare direttamente con il nostro “primo sguardo”. Un “secondo sguardo” che si muove con noi, fornendoci tutte le informazioni, geolocal, social, o quello che vogliamo. Quando guidiamo, invece di gettare l’occhio al navigatore GPS sul cruscotto, avremo il “navigatore con realtà aumentata sul parabrezza”, che secondo gli inventori dovrebbe garantire una maggiore sicurezza perche non distoglierà lo sguardo dalla visione della strada…

Quanti sguardi possibili possono sostenere i nostri occhi contemporaneamente? Non solo “non sappiamo più sconnetterci” come scriveva Marco Pratellesi tempo fa nel suo blog, ma sempre più saremo – siamo – impegnati in una molteplicità di “conversazioni mentali” con realtà virtuali, che si sovrapporranno a quello che un tempo consideravamo “mondo reale”.

Sulle circa 16 ore che siamo svegli, tra smartphone, tablet, computer, televisione e schermi in giro, quanto tempo dedichiamo alla “realtà non virtuale”?  Non manca molto al punto di non ritorno, ovvero al sorpasso definitivo della realtà virtuale sulla realtà “fisica”. Le nostre comunicazioni, i nostri rapporti, le nostre visioni sono sempre più orientate alla loro digitalizzazione. E il tempo che dedichiamo alle comunicazioni digitali sta superando quello delle comunicazioni analogiche.

Siamo, ormai, definitivamente mutati. Possiamo fare “resistenza analogica”, oppure abbandonarsi a diventare dei completi “esseri digitali”. Oppure?…