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Kendrick Lamar – Black Panther The Album

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Se Childish Gambino ha segnato il 2018 spiegandoci This is America, Lamar gli fa eco annunciando “this is Wakanda”. Il nuovo profeta della scuola hip hop di Compton, fresco Pulitzer per il suo imprescindibile DAMN., costruisce Black Panther The album (su Interscope) come commento e sostegno aggiuntivo alla visione di Ryan Coogler del Vendicatore nero. È il regno di Kendrick, che chiama a raccolta tutti gli assi della sua generazione, da The Weeknd a SZA via Anderson .Paak (il quale con Oxnard ha nel frattempo tirato fuori il suo album alla Nile Rodgers). Il risultato è il fondamentale manifesto del rap dei nostri tempi, colto e militante, stilisticamente stratificato e musicalmente schizofrenico. Un linguaggio in evoluzione, più che mai necessario e pulsante. Come questa top 5 di black music dell’anno appena trascorso:

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Ambrose Akinmusire – Origami Harvest

La sinfonia BAM definitiva esce su Blue Note: il quartetto jazz del trombettista Ambrose Akinmusire allargato da una sessione di archi e dalle strofe del rapper Kool A.D.. Difficile trovare in questi 12 mesi qualcosa di più urgente (le tematiche nei versi sono quelle di Black Lives Matter) e centrato del suono di queste 6 lunghe suite, in grado di raccontare la forma espansa del third stream rivisitato perseguita da questi nuovi visionari come Ambrose o Tyshawn Sorey. Con vertigini ben superiori a quelle delle fortunate jam di campioni alla Kamasi Washington. Un po’ l’equivalente musicale di un film di Barry Jenkins, ti viene da pensare anche per progetti vicini come Universal Beings di Makaya McCraven o 500 chains di Ben LaMar Gay.

Sons of Kemet – Your Queen is a Reptile

Il 2018 è stato l’anno della consacrazione del nuovo jazz britannico: forze della natura come Ezra Collective, Ill Considered e Kamaal Williams, celebrate dalla compilation We out there, stanno raccontando il sostrato musicale per le strade d’Inghilterra in tempi di Brexit. I Sons of Kemet del sassofonista Shabaka Hutchings hanno una marcia in più, sarà la formazione da brass band con quella tuba irresistibile, o l’apporto in quest’album del leggendario toaster Congo Natty, ma il risultato è una potentissima evocazione delle donne nella storia della resistenza black, tra le colonie UK e gli Stati Uniti, Angela Davis e Ma Sisulu. I Sons sarebbero la band di Joe Strummer oggi, se fosse ancora con noi. Su Impulse!

R+R=NOW – Collagically Speaking

Il supergruppo del pianista deus ex-machina Robert Glasper invita la comunità nera a Reflect+Respond, come esortava già Nina Simone, a cui si deve la formula. Glasper, autore della partitura di Miles Ahead di Don Cheadle, ha assemblato la band di assi della West Coast, più numerosi camei vocali tra Omari Hardwick e Mos Def, mentre lavorava alle musiche del doc What happened, Miss Simone?. Lo stile è quello super-acid e lezioso del pianista, qui esteso ad assoli spesso mozzafiato (la tromba di Christian Scott a Tunde Adjuah…), mentre nei testi e nell’onnipresente vocoder scorre la presa di consapevolezza di un’intera corrente di musicisti r’n’b nei confronti delle politiche repressive dell’epoca trumpiana. Blue Note.

Princess Nokia – A Girl Cried Red

La risposta millennial al femminismo da stadio di Beyoncé e della mega-operazione The Carters (Everything Is Love e il video site specific nel Louvre) è nel dito medio alzato di Princess Nokia, performer nuyorican e gender fluid che tira fuori questo mixtape per Rough Trade in cui prova per la prima volta a intonare la voce e a infilare dei suoni acustici nelle sue basi. A Girl Cried Red non avrà l’impatto mostruoso del capolavoro 1992 Deluxe, ma sa tenere insieme l’introversione da punk melodico, emocore e indie folk con il rap di strada più incazzato. Nuove vie ad una femminilità black interconnessa (ripassate il video di Brujas, 2017), come Esperanza Spalding che registra un album in diretta su facebook, e poi pubblica ognuno dei suoi 12 Little Spells al giorno per due settimane di fila.

La compilation di UK Jazz “We Out There”: https://weouthere.bandcamp.com/

 


(questo articolo è stato pubblicato sul n.1 di Sentieriselvaggi21st)

 

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