“Burlesque”, di Steven Antin

christina aguilera burlesque cher steven antinL’apporto maggiore dato da Christina Aguilera al mondo della musica pop è la decisa reinvenzione dell’uso e della concezione degli acuti (l’ugola di Christina pare abbia un'estensione di quasi cinque ottave). Nelle canzoni della Aguilera, il momento dell’acuto smette di essere il frammento culminante dell’esecuzione, il punto in cui la performer può mettere in mostra tutta la propria tecnica vocale, per poi lasciare dissolvere il brano che ha a quel punto esaurito la propria funzione di veicolo per lo sfoggio di bravura lirica dell’interprete. Tutt’altro: le hit di Christina sono delle continue sfide ai misuratori di decibel, in cui l’impennata della voce sulle vocali diventa parte della struttura ritmica della canzone, elemento addirittura portante dell’andamento musicale, reiterato e riproposto ad ogni inciso, ogni bridge, ogni ritornello. Ascoltandola anche distrattamente, si può ben dire che la musica di Christina Aguilera esista in funzione dei suoi acuti.
E il cinema di Christina Aguilera? Ad oggi, la giovane popstar si era accostata al grande schermo unicamente partecipando alla Lady Marmalade reincisa per Moulin Rouge di Baz Luhrmann. Ma i tempi sono maturi per tentare la sfida del film da protagonista – purtroppo, senza Luhrmann alla regia. Steven Antin, attore e stuntman che ha iniziato da bambino interpretando il bastardo Troy ne I Goonies, non possiede in alcuna misura quella carica visionaria che avrebbe permesso alle coreografie e ai balletti messi in scena sul piccolo palco del localino di burlesque di Cher di astrarsi dalla propria dimensione ristretta e raccolta, per esplodere in una nuova composizione immaginifica e completamente cinematografica.
E allora, Antin ricorre all’acuto di Christina. Il prologo del film vede la ragazza dimettersi dal caffè dell’Iowa dove serve ai tavoli, e una volta rimasta sola nel locale ormai chiuso, lanciarsi subito, per approfittare dell’acustica rimbombante della sala vuota, in uno sfoggio improvviso di altitudine vocale a cappella. Ma, come abbiamo spiegato, l’acuto è la norma di Christina, non lo squarcio inaspettato che illumina lo svolgimento della partitura. E infatti, quando finalmente anche a Cher viene data la possibilità di sturarsi le orecchie con un urlo perfettamente intonato della Aguilera, che blocca così a metà strada il sipario che stava calando sul suo numero, interrottosi perché la musica registrata era venuta a mancare, il film si assesta finalmente sui binari di un esecuzione pressoché ininterrotta di note altissime toccate da Christina, che diventa la prima cantante dal vivo e l’attrazione principale del locale, salvandolo nel finale anche dalla bancarotta economica.

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Il paradosso è che quello che sembra troppo poco per la Aguilera (appunto dei numeri musicali per nulla esaltanti, e una vicenda sentimentale di contorno decisamente raffazzonata che lascia l’impressione di risolversi quasi da sola, en passant) è della misura perfetta per calzare al ritorno sulle scene di Cher, alla quale vengono concessi un numero di burlesque in apertura, con lustrini e paillettes, e un assolo a metà film con le luci abbassate e il palco disadorno, in cui la performer in jeans e canotta regala una lezione decisamente mirata su come si faccia a travalicare la condizione di interprete di talento per assumere quella, da tante agognata, di icona.

Titolo originale: id.
Regia: Steve Antin

Interpreti: Cher, Christina Aguilera, Stanley Tucci, Cam Gigandet, Kristen Bell, Eric Dane, Peter Gallagher, Julianne Hough, Alan Cumming, Katerina Mikailenko, Tyne Stecklein, Blair Redford
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Durata: 119'
Origine: USA, 2010

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