Cadaveri eccellenti, di Francesco Rosi

Anni 70. Un’Italia, quasi distopica, è immersa in un asfissiante e claustrofobico clima di piombo, dove la tensione e la violenza sono all’ordine del giorno. In una zona non identificata del sud, una serie di omicidi eccellenti, però, sta scuotendo l’opinione pubblica, terrorizzando le autorità. I morti, infatti, sono tutti importanti magistrati e i loro corpi sono ritrovati in pose e situazioni agghiaccianti. L’ispettore Amerigo Rogas, poliziotto onesto e dalla logica stringente, inizia a vagliare varie ipotesi, dall’ambiente mafioso fino ad alcuni sospettati, vittime di errori giudiziari perpetuati dai giudici uccisi. La scia di sangue però non rallenta e, spinto dalle pressioni politiche delle alte sfere dello stato, Rogas è costretto a indagare sui gruppi estremisti di sinistra e il movimento di contestazione, capri espiatori perfetti per chiudere in fretta il caso. L’ispettore, però, non abituato ad accettare letture di comodo si convince sempre di più che questa ondata inspiegabile di violenza e morte rientri in un vasto piano di destabilizzazione politica, in cui sono coinvolti tutti i vertici, più o meno occulti, dello Stato. Completamente solo, Rogas continua di lottare questa guerra impari, mettendo a repentaglio la sua vita.

Tratto dal piccolo e micidiale romanzo di Leonardo Sciascia Il contesto, pubblicato nel 1971, Rosi con Cadaveri eccellenti realizza la sua opera più malata e fantascientifica, seguendo la scia metafisica dello scrittore siciliano. Il film del regista napoletano si inserisce perfettamente dentro quell’asfissiante Sciasciaverse in cui l’autore de Il giorno della civetta ambienta tutte le sue opere politiche-grottesche. Non si fa alcuna fatica a credere che questa Italia così disperata, così sull’orlo di una crisi fascista di nervi, sia lo scenario comune che, oltre ai cadaveri eccellenti di Rosi, vede muoversi i protagonisti di A ciascuno il suo o Todo Modo, in un universo narrativo comune fatto di violenza, orrore, disgusto e deboscia. Questo scenario irrealistico (?) nato dal gusto, molto siciliano, di Sciascia per l’esasperazione politica, l’esagerazione grottesca, per la caricatura malata senza remore, il vertice istituzionale non può non essere una Cosa deforme e necrofaga, un’Entità dai colori lovercraftiani, nata per seguire solamente un obiettivo, una sopravvivenza alienante, senza fini e fine, annichilente. Il Potere (classista, fascista, razzista etc), mostruoso e cannibale, segue piani astrusi e idioti, divora i propri stessi rappresentanti e leader, pur di continuare un’esistenza demente, stringendo nella sua morsa un Paese vittima e complice, attraversato da tensioni sociali costruite, epidemie mentali, facili rancori culturali.

Quest’immagine orrorifica è ovviamente la satira estrema di quello che era la vera Italia degli anni di Piombo. Sciascia sa bene, e si diverte, a accrescere gli orrori di un sistema “democratico fino a un certo punto”. Eppure nel suo gioco narrativo lo scrittore, e Rosi con lui, sa bene quanto agli occhi della popolazione quello che si stava vivendo è, per molti aspetti, davvero degno materiale di un romanzo horror. Il povero poliziotto Rogas (interpretato da quell’attore magnifico che era Lino Ventura), come tanti italiani degli anni di Piombo, infatti, quasi si imbatte in un sistema che, anche se depurato dalle invenzioni di scrittura di Sciascia/Rosi, è comunque inconcepibile, paradossale e stupido. Il terrore quotidiano di diventare vittima di quella violenza che, davvero, sembrava provenire da un gioco istituzionale mosso da politica meschina e piani partitici incomprensibili era qualcosa di tangibile e, Cadaveri eccellenti ne fa respirare ancora oggi qualche miasma. Il film di Rosi, infatti, non è un thriller politico. L’indagine poliziesca è solo una scusa flebile per catapultare lo spettatore in un gioco al massacro. Rosi, anche a distanza di decenni, fa rivivere per qualche minuto, cosa significava essere onesti, democratici e magari, anche politicamente consapevoli, in un Sistema alienante, dove l’autoritarismo simil-fascista non era un incubo da esorcizzare ma un fantasma diabolico che infestava davvero le nostre case.

 

Regia: Francesco Rosi
Interpreti: Lino Ventura, Tino Carraro, Marcel Bozzuffi, Paolo Bonacelli, Alain Cuny, Luigi Pistilli, Renato Salvatori, Tina Aumont, Fernando Rey, Max von Sydow, Charles Vanel
Durata: 103′
Origine: Italia/Francia, 1976
Genere: drammatico

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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