CANNES 57 – Solitudini

Mentre la 57° edizione del Festival di Cannes è arrivata a circa metà del suo cammino, è interessante vedere il gioco delle stellette pubblicato su un inserto quotidiano distribuito gratuitamente che si chiama "Le film française". Per quanto riguarda il concorso i film maggiormente apprezzati appaiono La vie est un miracle di Kusturica – anche se non è piaciuto affatto ai "Cahiers du cinéma" e Fahrenheit 9/11 di Michael Moore. Il coreano Old Boy di Park Chan-Wook è invece quello che è piaciuto di meno. L'unico film italiano in concorso, Le conseguenze dell'amore, è stato accolto in maniera contrastante. A "Positif" è piaciuto molto, ai "Cahiers du cinéma" per niente. Autentico delirio invece per La mala educacion di Almodóvar e soprattutto Kill Bill: Volume 2 di Quentin Tarantino.

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Nel frattempo, per "Un certain regard" ha abbastanza colpito lo stile cupo e la progressiva disperazione di The Assassination of Richard Nixon dello statunitense Niels Muller che vede un grande Sean Penn come protagonista. Il film, ambientato nel 1974 in un America a cavallo tra lo scandalo Watergate e la guerra in Vietnam, segue il lento e inesorabile declino di Sam Bicke, un uomo che aspira a una vita felice. È ancora innamorato della moglie ma questa lo ha lasciato. Sam quando può si apposta davanti all'abitazione dell'ex-consorte per poter vedere almeno i figli e l'amato cane. Da un punto di vista professionale poi, ha inizialmente successo come venditore di arredi per ufficio, ma progressivamente il suo rendimento sul lavoro va inesorabilmente caklando. Un giorno, con una protesi finta per poter passare i controlli all'aereoporto, sale su un aereo con una pistola. The Assassination of Richard Nixon è un'opera dalle tonalità sempre neutre, quasi un'atmosfera cromatica opprimente che impedisce di uscire al protagonista da quel clima che sembra sempre tenerlo intrappolato. La voce fuori-campo, le note di Leonard Bernstein con il quale il protagonista sembra sempre intrattenere una "corrispondenza privata", le immagini di Nixon alla televisione che montano un clima efficacemente rabbioso fanno del film di Mueller uno riuscito spaccato su un pezzo di Storia degli Stati Uniti ma anche le note di Leonard Bernstein con il quale il protagonista sembra sempre intrattenere una "corrispondenza privata", le immagini di Nixon alla televisione che montano un clima efficacemente rabbioso fanno del film di Mueller uno riuscito spaccato su un pezzo di Storia degli Stati Uniti ma anche un ritrartto sulla solitudine sull'orlo di una sempre più crescente disperazione.

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Sempre un film sulla solitudine è Somersault dell'australiana Cate Shortland, passato anche questo nella sezione "Un certain regard" che vede come personaggio principale una ragazza che si sposta in una zona sciistica dopo che è stata cacciata via di casa dalla madre per averla vista in atteggiamenti compromettenti con il suo compagno. Opera glaciale quella della Shortland esibizionistica e appariscente in una sceneggiatura che rivela improvvisamente dettagli come choc (il figlio della proprietaria dell'appartamento in cui vive la protagonista Heidi si trova in carcere), che costruisce un sadico stato di abbandono nell'evidenziare l'emarginazione della ragazza da parte di una comunità chiusa con un compiacimento gratuito e con uno stile informe.


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Per la "Quinzaine des réalisateurs" si è visto Tarnation dello statunitense Jonathan Caouette e che ha come «padri tutelari» John Cameron Mitchell e Gus Van Sant, entrambi produttori. Tarnation è film autobiografico, che porta sullo schermo la vita dei personaggi reali. Il regista Jonathan Caouette e il protagonista di una storia "deterministica" di una follia che attraversa la psiche della madre e dei nonni materni. Tutto parte dal 2003 quando Jonathan, che si trova a letto con il suo compagno, apprende che la madre ha fatto un overdose di litio e rischia anche la vita stessa. Il percorso poi parte dagli anni Cinquanta, dal matrimonio dei nonni materni, la nascita della madre e gli elettrochoc che ha dovuto subire nel corso della sua giovinezza. Narrato in prima persona, tra bianco e nero e colore sgranati, con foto e frammenti video, Caouette si mette a nudo come aveva fatto Mitchell con Hedwig. Quest'ultimo l'aveva fatto in maniera più furba ma anche più coinvolgente, Caouette ha aperto un diario privato sincero ma con troppi dettagli esteriori che allontanano invece che avvicinare alla storia, forse per raggiungere quella durata minima (il film non dura neanche 90 minuti) con materiali che alla fine scarseggiavano per comporre un lungometraggio.