CANNES 66 – Incontro con Valeria Bruni Tedeschi e il cast di "Un Chateau en Italie"

un chateau en italieE’ la sola donna quest’anno in Concorso. Produzione interamente francese, se pur il film e’ girato per buona parte in Piemonte. Terzo lungometraggio per l’attrice e regista italiana, ormai trapiantata a Parigi. Ancora una volta un film che prende spunto da elementi autobiografici, con Louis Garrel (suo compagno per 5 anni), Marisa Borini (sua madre nella vita) e Filippo Timi (nel film e’ il fratello che l’autrice ha perso per AIDS, nel 2006).

In Un château en Italie, una donna incontra un uomo. I suoi sogni riaffiorano. Una storia d'amore, quindi, riflessa anche nelle vicende di un fratello malato e della loro madre e la vendita di un castello storico,attraverso  il destino di una ricca famiglia di industriali italiani, che cade a pezzi, sulla fine di un'epoca e la nascita di una relazione. In conferenza presenti, oltre al cast e alla regista, il produttore Said Ben Said e le due sceneggiatrici Noemie Lvovsky e Agnes de Sacy

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Ci racconta qualcosa sul suo personaggio?
Nella vita sono anch’io molto disordinata e tendo sempre a perdere l’equilibrio. Lo squilibrio crea lo spettacolo. Mi ricordo di una corsa fatta per giungere a casa di Lecoq, e lui mi chiede di spostare un piede, per poter creare cosi dei movimenti interessanti.
 
 
Filippo Timi ci parli della sua esperienza?
F.T. Per me è stato un set durissimo soprattutto perché sono dovuto dimagrire 18 chili, con tutte le conseguenze: perdi la memoria, ti si rallenta il corpo, hai incubi pazzeschi. Un giorno non muovevo più un piede, il nervo batteva sull'osso. Non riuscivo neppure a stringere la mano alle persone. Un blocco fisico-emotivo tremendo. Sono stato da una freudiana che mi ha devastato e dopo un paio di mesi ho mollato.
 
 
A propósito del burlesque…
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Se non si forzano le situazioni della vita, il burlesque non e’ poi cosi lontano. Io credo che dovere di un attore sia di cercare il suo clown e nel film credo tutti ad un certo punto trovino il proprio.

 

Louis Garrel, a propósito del carattere autobiográfico del film e di tutto il cinema di Valeria Bruni Tedeschi…
L.G. Quando ho letto la sceneggiatura ho súbito capito il carattere autobiográfico. Se il cinema in generale non parla un po’ di te, non mi interessa affatto. Il cinema deve donarmi la voglia di vivere, altrimenti preferisco rinunciare se sento un sapore troppo artificiale.

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