#Cannes2016 – Il Festival della tradizione

Ci siamo: ecco svelata l’attesissima selezione ufficiale di Cannes 69 (qui tutti i titoli). La prima impressione è sempre quella di una abbondanza di film, autori attesi, registi abituè, vecchie glorie in Fuori Concorso, giovani cineasti ormai “adottati” dal festival… insomma i motivi di interesse e divertimento non mancano di certo. Sorvolando sull’esclusione dell’Italia dal Concorso Ufficiale (la scorsa edizione presente con ben tre film, quindi scelta non certo pregiudizievole), come ogni anno siamo di fronte al Concorso del “più importante Festival del mondo” capace di catalizzare l’attenzione mediatica come pochi altri eventi: le filmografie di cineasti come Jarmusch, Almodóvar, Loach, Dumont, Dardenne, Assayas, Verhoeven, Spielberg o Allen (gli ultimi due in Fuori Concorso insieme a Jodie Foster) creano attesa di per se. Il peso della tradizione si fa ancora sentire, pertanto, e tutti questi prestigiosi “figli di Cannes” timbrano il cartellino con regolare fedeltà. Se ci aggiungiamo poi le nuove scommesse portate avanti con convinzione nell’ultimo decennio (Mendoza, Dolan, Refn, Mungiu, Nichols) e qualche novità in concorso (Ade, Puiu, Guiraudie), ecco ripresentato con chirurgica continuità il classicissimo mix alla Thierry Frémaux.

julieta

Pedro Almodóvar sul set di “Julieta”

L’unico dubbio, allora, rimane proprio la senzazione di un certo déjà vu. Questo suo essere sempre troppo uguale a se stessa fa della selezione di Cannes un moloch ultimamente un po’ troppo prevedibile e incapace di tracciare nuovi orizzonti per il cinema oltre il tradizionale canone dell’altissima autorialità che da sempre persegue. Manca forse un investimento nel sano cinema popolare (e di genere!), manca un pizzico di coraggio in più nelle sperimentazione sui nuovi linguaggi (di tutto questo ci occupammo nel numero 19 del nostro magazine dedicato ai destini della sala cinematografica e al consumo delle nuove immagini), manca insomma un po’ di sano stupore nello scorrere i nomi di questa (comunque innegabilmente bella) selezione. Restano gli echi di molti quesiti aperti sulla “formula festival” (intimamente novecentesca) calata negli scenari mediali, sociali e cinematografici del nuovo millennio: una formula che si dimostra ancora alquanto restia a qualsiasi mutamento.

Prima di qualsiasi giudizio è necessario vedere i film, ovviamente. E seppur qualche titolo attesisimo (Malick, Larrain, Gray, ecc) ha mancato l’appuntamento in Croisette perchè non ancora pronto o per scelta del comitato di selezione, per quel che ci riguarda bastano comunque i nomi di Olivier Assayas, Paul Verhoeven, Sean Penn, Jim Jarmusch, Paul Vecchiali o Hirokazu Kore-eda per aspettare col giusto entusiasmo anche questa edizione. Appuntamento all’11 maggio.