Charles Aznavour. Ovunque dovunque e comunque

Da Truffaut a Jonathan Demme, dal cinema italiano alla voce del protagonista di Up!, versione francese, una vita di flirt tra il grande chansonnier e il grande schermo

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BANDO BORSE DI STUDIO IN CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING

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Charles Aznavour è morto lunedì scorso nella vasca da bagno, come in un film di Dassin o di Clouzot. Titoli di coda in stile Jim Morrison, per un artista che in 93 anni di vita è riuscito ad essere e fare di tutto, in pieno stile Nouvelle Vague.

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Definito da molti «il Frank Sinatra Francese», il padre degli chansonnier d’oltralpe ebbe nel tempo anche una straordinaria fama d’attore, che lo portò a collaborare con alcuni degli autori più importanti del panorama europeo ed americano.

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Così, mentre in radio passava Tu t’laisses aller (colonna sonora di La donna è donna di Godard), Aznavour si divertiva ad interpretare un musicista bersagliato dai malviventi in Tirate sul pianista (1960) di François Truffaut, non prima però di aver affiancato Anouk Aimée in Dragatori di Donne (1959) o di aver lavorato con Cocteau ne Il testamento di Orfeo (1960),  dove recita al fianco di Dominiguín e Picasso.

Que c’est triste Venise e La Bohème certificavano il definitivo successo come canzoniere e a chiamarlo sul set stavolta è Elio Petri. Così, negli anni del cinema a episodi e delle fortunate co-produzioni italo-francesi, Aznavour prendeva parte ad  Alta Infedeltà, recitando nell’episodio Peccato nel pomeriggio (gli altri episodi erano di Franco Rossi, Luciano Salce e Mario Monicelli).

Flirt con l’Italia che si fa sempre più intenso negli anni ’70, quando inizia a collaborare con Milva, Mia Martini e Iva Zanicchi incidendo canzoni in italiano e napoletano ed influenzando molti artisti della musica leggera da Modugno a Battiato.

In quel periodo continua ad essere presentissimo anche in sala, recitando per un altro regista partito dai Chaiers du cinéma, Claude Chabrol. Ne I fantasmi del cappellaio (1982), tratto dall’omonimo romanzo di Simenon, interpreta il sarto armeno Kachoudas – proprio  lui che era originario di Akhaltsikhe, in un thriller ambientato nella piovosissima  Rochelle.

Recupero delle origini che ritorna con Ararat – Il monte dell’Arca (2002), film che ha come tema di fondo proprio il genocidio turco-armeno del 1915 che aveva spinto i suoi genitori a trasferirsi in Francia. Dello stesso anno è The Truth About Charlie, di Jonathan Demme, che omaggia quel Tirate sul pianista che tanto aveva significato per Aznavour, che infatti compare in un cameo assieme ad altri francesi come Agnès Varda, Anna Karina e Magali Noël.

Una presenza talmente costante, la sua, da essere influente anche in film dove non recitava in prima persona. Moltissime infatti le pellicole in cui il cantautore Aznavour si faceva sentire soltanto con la voce: Notting Hill e Melancholia con She, ma anche Eyes Wide Shut con Old Faschioned Way ed il film Pixar Up!, di cui doppiò il vecchietto nella versione francese.

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