CINE-GUINNESS – Ragazzi/e tuttofare: prima che lucean le stelle…


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A 56 anni Richard Dreyfuss abbandona il cinema perché, dichiara, "non ho più bisogno di fare film e i film non hanno più bisogno di me". Sara vero? Ma soprattutto, piuttosto che chiedersi cosa farà ora l'indimenticabile protagonista di American graffiti, Lo squalo, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Goodbye amore mio! viene la curiosità di chiedersi, invece, cosa facevano i suoi colleghi prima di abbracciarla quest'arte? Per questa volta niente numeri a infarcire queste righe, il guinness invece lo lasciamo alla vostra discrezione nell'eleggere autonomamente il "lavoro della normalità" più strambo che abbiano intrapreso le future star delle quali si sta per parlare. Nel solco della tranquillità lavorativa borghese i contabili sono una categoria niente male: Marcello Mastroianni e Dana Andrews vi appartennero prima che il nostro facesse innamorare di lui tutto il mondo con La dolce vita, Otto e mezzo ma anche con I soliti ignoti, Divorzio all'italiana, C'eravamo tanto amati, La grande abbuffata e Una giornata particolare e che l'altro cadesse nella Vertigine del cinema di Preminger, arrivasse Quando la città dorme, ne La notte del demonio o all'Alba fatale o percorresse 52 miglia di terrore. Non mancano anche le commesse: Glenda Jackson in una farmacia e Joan Crawford in una lavanderia, Lucia Bosè in una pasticceria, le (bellissime) cassiere: clienti sicuramente più contenti di pagare quando davanti si trovavano due dee come Michelle Pfeiffer in un supermercato e la "pretty woman" Julia Roberts in una gelateria. Prima di bere drink sullo schermo c'è stato anche chi li ha serviti sul serio: Lucille Ball, Yves Montand col suo inconfondibile charme e il primo divo nero Sidney Poitier al Waldorf Astoria quando doveva ancora subire "il potere dei bianchi". Che fossero dei duri lo si sapeva già ma ce ne si convince ancor più quando sberle vere, non contro-figurate, le vibravano sul ring: Jack Palance e Victor McLagen furono anche pugili, mentre il mare ha catturato per un po' con un canto sirenico altri: Bogart arruolato nell'US Navy, Sterling Hayden già capitano di marina a 22 anni e Robert Montgomery imbarcato su una petroliera.


Alcuni impiegati eccellenti? Peter Lorre probabilmente li spaventava i clienti allo sportello della sua banca mentre Dick Powell, prima di impugnare deciso la cornetta nei polizioeschi, ricopriva quest'incarico in una compagnia telefonica. Anche il duro mestiere di operaio ne ha catturati, loro malgrado, tanti: Clark Gable in un'azienda telefonica, Lee Marvin assistente di un idraulico, Luke Perry in una fabbrica di pomi per le porte. Ma ben più duro è il mestiere di minatore: Charles Bronson in Pennsylvania con quella sua faccia di cuoio caricava sui carrelli, a muso duro, carbone a un dollaro per tonnellata e l'indimenticabile "faccia da schiaffi" Robert Mitchum lo faceva da un'altra parte degli States ma sicuramente non ad una tariffa più degna. Più tranquilla la vita del fattorino: certo che doveva incutere una certa soggezione uno con la regalità di Charles Laughton! Ma anche David Niven, fattorino di una lavanderia cinese losangelina a bordo di una Rolls Royce presa a nolo attirava una certa attenzione! Se non molti si stupirebbero di apprendere che quel marcantonio di Burt Reynolds è stato un giocatore professionista di football americano militante nei Baltimore Colts dopo aver visto Quella sporca ultima meta, forse sarebbero colti di sorpresa scoprendo che il fascino e la classe di Joseph Cotten erano al professionale servizio dei placcaggi yarda dopo yarda. Come avreste reagito, invece, in un parco giochi davanti a imbonitori col viso di Steve McQueen e Gregory Peck? Ma si trova anche chi, invece, non si è "sporcato le mani" neanche prima della fama: letteralmente nel caso dello svolazzante atleta del grande schermo Douglas Fairbanks produttore di sapone, l'adorabile Edmund Gwenn era il tipico squalo della società ovvero un avvocato, sir Alec Guinness copyrighter pubblicitario, Oliver Hardy direttore di un cinema e la bellezza cristallina di miss "love story" Ali MacGraw impugnava la penna di redattrice di Harper's Bazaar. Per la serie "ce lo vedete…" eccovi serviti: Burt Lancaster che vende biancheria intima, Geena Davis "manichino vivente" nella vetrina di un negozio d'abbigliamento newyorkese, Warren Beatty derattizzatore, Sean Connery lucidatore di bare, Jeremy Irons assistente sociale e, dulcis in fundo, la divina delle divine Greta Garbo assistente in una bottega di barbiere a Stoccolma!

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Giocando d'anticipo, molti attori prima di essere diretti hanno amato "condurre": l'impagabile Ernest Borgnine un camion (così odiato dal suo memorabile "dirty Wallace" nel piccolo gioiello Convoy – Trincea d'asfalto), Glenn Ford un autobus, Brad Pitt automobili cariche di spogliarelliste impegnate nel giro dei locali notturni e James Caan… cavalli nei rodeo. Alcuni mestieri, poi calzano piuttosto a pennello: l'affabile faccione di Karl Malden lattaio, la pettegola donna di servizio di James Stewart in La finestra sul cortile Thelma Ritter centralinista, l'intrallazzante, simpaticata canaglia Dean Martin croupier, l'ingombrante e magniloquente stazza di Sidney Greenstreet chino a piantare nobile tè in quel di Ceylon. Ma veniamo a coloro per i quali il motto "l'arte imita la vita" o il suo opposto sono un manifesto, ovvero le star che hanno interpretato sul set il mestiere che avevano svolto nella vita reale: Fernandel fu droghiere come suo padre e interpretò il figlio del titolare di una drogheria in Le rosier de Madame Husson, Malcolm McDowell fu venditore di caffè e recitò la stessa parte in O lucky man!, Oliver Reed fece il buttafuori in un locale a luci rosse ma anche in Il mostro di Londra, mentre Michael Redgrave fu effettivamente insegnante di scuola come il suo memorabile, commovente professore di greco e latino di un collegio britannico nel prezioso Addio, mr. Harris! di Asquith. Naturalmente non è possibile dimenticare, visto il titolo di questa ottava puntata della rubrica, che Jerry Lewis fu campanaro nella vita come nel film Ragazzo tuttofare, geniale esordio registico muto del 34enne attore. Personalmente, comunque, suggerirei come vincitore per il "lavoro" più strambo Peter Boyle: la memorabile creatura parodiante di Frankenstein Junior prima era… un monaco! Da questa carrellata emerge in sotto-traccia un dato apparentemente insignificante ma, a nostro giudizio, significativo: molte stelle delle ultime generazioni hanno svolto nella loro vita sempre la professione per le quali li conosciamo… e con quali cachet rispetto alle "sotto-pagate" stars di una volta! Il vizio dei vizi del cinema odierno, si potrebbe chiosare.

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