CinemAmbiente 2020: dal 1° al 4 ottobre a Torino

Dal 1° al 4 ottobre avrà luogo come sempre a Torino il Festival CinemAmbiente, giunto al 23° anno di vita e spostato dalla tarda primavera all’autunno a causa dell’emergenza Covid-19. L’evento, organizzato dal Museo Nazionale del Cinema e diretto da Gaetano Capizzi, riduce la programmazione di due giorni rispetto agli scorsi anni, ma espande la sua platea potenziale. L’edizione 2020 si svolgerà, infatti, contemporaneamente alla presenza del pubblico (nelle sale del Cinema Massimo, ad ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria) e online, sulla piattaforma streaming di MYmovies, che ospiterà una selezione dei film in cartellone. L’aggiunta di una sala virtuale a quelle tradizionali è frutto di una partnership operativa del Festival con il Ministero dell’Ambiente già sperimentata nella scorsa primavera con l’iniziativa online “Cinemambiente a casa tua”, che ha riscosso un grande successo e segnalato il web come uno strumento di eccezionale efficacia nella diffusione della cinematografia e della cultura green.

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Molti i percorsi possibili all’interno di un programma che questa volta ha scelto di essere non competitivo: dalla selezione di lunghi e mediometraggi agli incontri tematici, dai corti per famiglie alle proiezioni speciali. Apertura con il documentario Rebuilding Paradise, diretto da Ron Howard. Il regista Premio Oscar affronta nel suo ultimo film la drammatica attualità degli incendi incontrollabili, alimentati dall’estrema siccità, di cui la California è ormai vittima sistematica. Il festival tocca temi delicati anche con il film di chiusura, The Great Green Wall, il nuovo lungometraggio dello statunitense Jared P. Scott, già autore di The Age of Consequences, presentato al Festival nel 2017. Si tratta di un viaggio, guidato dalla musicista-attivista maliana Inna Modja, nel Sahel, uno degli avamposti dei cambiamenti climatici. Mentre altrove si dedica spazio alle nuove forme di attivismo ambientale attraverso The Troublemaker dell’inglese Sasha Snow e sopratutto il mediometraggio francese Génération Greta di Simon Kessler e Johan Boulanger, il quale intreccia le storie di nove giovani donne dai 12 ai 23 anni di età che si battono sulla scia dell’esempio di Greta Thunberg contro i drammatici effetti dei cambiamenti climatici, sperimentati anche direttamente nei loro Paesi, e contro l’immobilismo della politica, rivendicando il diritto al futuro della propria generazione e di quelle a venire.

Attesissimo è anche Vanitas, il nuovo film di Mario Brenta e Karine De Villers, vincitori della scorsa edizione del Festival con Il sorriso del gatto. Attraverso immagini e parole liberamente ispirate ai testi sacri, a poeti, pensatori e filosofi dell’Otto-Novecento, il film si concentra sull’accanimento dell’uomo nel voler trasformare il mondo – essendone poi di fatto sempre trasformato – e sul suo ostinato tentativo, dopo la cacciata dall’Eden, di negare la propria appartenenza alla Natura. Inoltre, si riaffacciano temi storici del dibattito ambientale come quelli dell’inquinamento e dello smaltimento dei rifiuti. Il film Smog Town di Meng Han è la cronaca di un dramma della burocrazia poiché esplora le difficoltà, dirompenti in un Paese ad alto tasso di sviluppo come la Cina, di conciliare crescita economica e tutela dell’ambiente. Non mancano però nemmeno i documentari che indagano possibili risposte e soluzioni positive alla massima emergenza planetaria, come Kiss the Ground, il nuovo film dei due acclamati documentaristi statunitensi Josh e Rebecca Tickell, da anni presenti al Festival con i loro lavori. Girato in cinque continenti, supervisionato da più di cento esperti e scienziati, il film è narrato da Woody Harrelson e vede la partecipazione di “eco-celebrities” come Gisele Bündchen, Tom Brady, Jason Mraz, Ian Somerhalder, Patricia Arquette e Rosario Dawson. Quasi tutte le proiezioni saranno seguite da incontri on line con gli autori e/o i protagonisti, oppure accompagnate dal commento di attivisti e rappresentanti dei maggiori enti a favore della sensibilizzazione.

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Fra gli italiani presenti all’edizione 2020 il ferrarese Niccolò Aiazzi col suo Cinquanta passi, che segue la guida alpina Michele Cucchi nel solco di alcune note spedizioni ambientali in diversi angoli del mondo – da Zermatt, al Karakorum, al Nepal –, intraprese negli ultimi anni nella convinzione che oggi la vera sfida non sia più scalare una vetta, ma tentare di conservare un ecosistema sempre più fragile. Invece La via del bosco, prodotto da Regione Piemonte e diretto da Francesca Frigo, regista romana attiva a Torino, è dedicato alle foreste, a cui le sfide imposte dalla crisi climatica e il ritorno alle zone rurali restituiscono oggi il ruolo di fattore di sviluppo economico e sociale andato perduto nel tempo. Mentre il cortometraggio A letto con la cena della localissima Silvia Pesce, è un reportage sul progetto “Food Pride trasporta la solidarietà”, con cui a Torino, durante il lockdown, associazioni, donatori, volontari si sono uniti per aiutare con pasti caldi e pacchi alimentari ottomila famiglie in difficoltà. Completa il cartellone l’evento speciale intorno a Street Art for Sustainable Development di Alessandro Genitori e Elis Karakaci, documentario che dà voce ai writers coinvolti nell’iniziativa “TOward2030. What are you doing?”, ciascuno dei quali parla dell’obiettivo di sviluppo sostenibile raffigurato nella propria opera, tassello del progetto promosso da Lavazza e da Città di Torino per diffondere i contenuti dell’Agenda 2030.

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