Colonia, di Florian Gallenberger

Il premio Oscar Florian Gallenberg (nel 2001 vinse la statuetta con il corto Quiero ser, storia di due fratelli orfani per le strade di Città del Messico) gira un film, presentato all’ultima Berlinale, ambientato nel Cile del 1973, l’anno del colpo di Stato, grazie al quale Pinochet diventa Presidente e Salvador Allende spodestato e assassinato. È la vera storia di due giovani tedeschi, lui attivista impegnato nella salvaguardia dei diritti civili, lei hostess che per amore segue, fino alle estreme conseguenze, la drammatica esperienza contro il nuovo regime. Daniel Bruhl, tra gli attori di ultima generazione più famosi in Germania, interpreta Daniel, arrestato e condotto, dopo terribili torture, in una comunità al sud del Cile, che agli occhi degli occidentali è una sorta di colonia religiosa, ma in realtà è un vero e proprio lager. È uno di quei posti dove la storia ha deciso di mescolare misteri e orrori, in questo caso inghiottendo assieme la fuga dei gerarchi nazisti dalla Germania, le efferatezze del regime di Pinochet, il dramma dei desaparecidos, il «piano Condor» e le atroci sperimentazioni condotte da Mengele. Ma anche il traffico d’armi e i misteri di certe sette segrete del Sudamerica. «Colonia dignidad», l’insediamento tedesco del dopoguerra in Cile, oggi più noto con il nome di Villa Baviera.

Michael Nyqvist in ColoniaIl governo Merkel, per bocca del ministero degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, ha reso accessibili i documenti sulla storia del villaggio situato a 350 chilometri a sud di Santiago del Cile, verso la Cordigliera. Dossier «segretissimo». I documenti sarebbero dovuti restare inaccessibili ancora per dieci anni. Carte «top-secret» in cui si racconta di come i gerarchi nazisti abbiano potuto lasciare la Germania nel 1945 così come narrato nel romanzo «Dossier Odessa». E delle complicità trovate, in questa fuga, di qua e di là dell’Atlantico. Senza dimenticare le torture inflitte, in questa specie di eden ai piedi delle Ande, agli oppositori della dittatura militare in Cile, e le terribili collusioni che anche l’ambasciata tedesca mostrò in quegli anni (vedi l’ultima sequenza). In 40 anni, da quella colonia, solo 5 persone sono riuscite a scappare, testimoniando quanto accadeva all’interno di essa. Ma le cose non sono mai cambiate, pur destando sgomento e orrore ai nostri occhi. Solo nel 2004 Paul Shafer, il “santone demoniaco” della comunità (interpretato da Michael Nyqvist), pedofilo e completamente folle, è stato arrestato e condannato a 33 anni di carcere. Emma Watson interpreta Lena, donna che per amore, si affilia alla setta per ritrovare Daniel, ma quella sua scelta la condurrà in un tunnel di orrori e devastazioni psicologiche, prima di riuscire a ricongiungersi. Opera interessante, capace di tenere con il fiato sospeso dall’inizio alla fine, riuscendo anche a creare l’atmosfera thriller in alcune scene. Certamente il tema è talmente forte da lasciare in secondo piano l’aspetto puramente estetico, che comunque si mostra di tutto rispetto. Non è totalmente chiaro quanto ci sia di romanzato nell’intreccio, in particolare nella scena della fuga, ma nonostante l’eccesso di linearità del racconto, ciò non risparmia crudezza delle immagini e soprattutto la potenza della denuncia.

Titolo originale: Colonia dignidad


Regia: Florian Gallenberger
Interpreti: Emma Watson, Daniel Bruhl, Michael Nyqvist, Vicky Krieps, Martin Wuttke, Richenda Carey, Jeanne Werner,
Distribuzione: Good Films
Durata: 110’
Origine: Germania, 2015