Contraband, di Baltasar Kormákur


Ciò che spicca nella regia di Kormákur sono proprio i momenti guerrilla style, quelli di più forte impatto, che ben si adattano al genere, seppure non esente da stilemi ormai diventati cliché.  La regia di Baltasar Kormákur non lascia i suoi protagonisti per un minuto, la macchina da presa, sempre estremamente mobile, vicinissima ai volti e ai muscoli strapazzati, ammaccati, vissuti dei suoi personaggi 

ContrabandLe primissime immagini di Contraband ci catapultano immediatamente nel genere action: elicotteri che sorvolano una grande nave cargo, polizia in ogni dove e due criminali da strapazzo che tentano di sbarazzarsi di una grande partita di droga. Elemento che avvia la narrazione di un film che, più che action, è un vero e proprio heist movie. Mente criminale è Mark Wahlberg, nei panni di Chris Farraday, ex contrabbandiere, ora votato alla famiglia e alla vita nei sobborghi per bene di New Orleans. Tuttavia, quando proprio la famiglia viene minacciata per l'errore commesso dal cognato, Chris torna nel giro e organizza un grande colpo (l'ultimo, lui giura) a Panama City per salvare moglie e figli. L'oggetto da recuperare è mutevole: soldi falsi, poi droga e, infine, un Pollock capitato per caso tra le mani.

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Ma più che concentrarsi sul corpo del reato, il film di concentra su quello degli attori, materie visive che riempiono lo schermo di sé. La regia di Baltasar Kormákur non lascia i suoi protagonisti per un minuto, la macchina da presa, sempre estremamente mobile, vicinissima ai volti e ai muscoli strapazzati, ammaccati, vissuti dei suoi personaggi con fare invasivo, ma che, al tempo stesso, riesce a cogliere i sentimenti e, soprattutto, i rapporti che li legano o li mettono in contrasto, andando a esaltare le prove attoriali non solo di Wahlberg, ormai corpo simbolo di un certo cinema, ma anche degli altri attori, in particolare un Giovanni Ribisi (che vorrebbe essere) in salsa Bickle. Un occhio onnipresente che crea esso stesso conflitto all'interno dell'immagine, scegliendo, invece, una democratica e fredda distanza nei momenti che segnano il tradimento di uno dei personaggi, quasi a volerlo giudicare moralmente. Tuttavia, ciò che spicca nella regia di Kormákur sono proprio i momenti guerrilla style, quelli di più forte impatto, che ben si adattano al genere, seppure non esente da stilemi ormai diventati cliché (quante volte dovremmo ancora vedere le veloci riprese a volo d'uccello sopra una nave?).

Eppure Contraband non riesce a decollare del tutto, colpa di una sceneggiatura che ha dell'incredibile: carico accumulo di situazioni, tutte giocate sul filo dell'alta tensione, che vanno però a rallentare il ritmo del film, in particolare nella seconda parte, quando l'obiettivo del colpo cambia con la stessa velocità con cui si muove la macchina da presa, rendendolo quasi intangibile, seppure estremamente materico agli occhi dello spettatore. È allora che il personaggio di Wahlberg si trasforma in una sorta di supereroe, spezzando in parte il collegamento con lo spettatore, che inizia a concentrare la propria attenzione altrove, sui personaggi di contorno, fonte di momenti più leggeri, in un punto in cui la leggerezza di certo serve. Su tutti il capitano della nave, con il volto mutante di J.K. Simmons, uno di quei caratteristi del cinema americano che subito si riconosce con senso di familiarità, ma di cui non si ricorda mai il nome. Forse è proprio lui il vero “eroe” del film.

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Titolo originale: id.
Regia: Baltasar Kormákur
Interpreti: Mark Wahlberg, Kate Beckinsale, Ben Foster, Giovanni Ribisi, Lukas Haas, Caleb Landry Jones, J.K. Simmons, Diego Luna, Robert Wahlberg, David O'Hara
Origine: Usa 2012
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 109'

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