Cosa sarebbe potuto essere Silent Hills, il gioco transmediale di Hideo Kojima

Immaginatevi mentre giocate ad un videogame horror. Siete lì, è notte e camminate senza vedere ad un palmo dal naso. La nebbia vi circonda. Mentre avanzate sapete bene che il nemico è da qualche parte, pronto a tendervi l’attacco. Ciò che non conoscete invece è la natura della minaccia e per questo siete ancora più spaventati. Ad un certo punto squilla il vostro telefono: è un messaggio da parte del gioco. Nel frattempo le luci della vostra stanza sfarfallano, si spengono e si riaccendono ad intermittenza. Lo smartphone squilla di nuovo, questa volta è una mail che vi avverte del pericolo e del guaio in cui vi siete cacciati. Agghiacciante no?

--------------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------------
Si tratta di meccaniche tipiche dei videogiochi ARG (alternative reality game) per cui l’esperienza videoludica diventa estremamente coinvolgente. Attraverso alcuni dispositivi elettronici del mondo reale, al giocatore vengono fornite ulteriori indicazioni per consentirgli di procedere con il gioco, e per garantirgli una maggiore immersione.
Possiamo chiamarli anche videogiochi trans-mediali, di cui già conosciamo qualche esempio, come quelli correlati alla saga di Matrix o come Lost Experience legato alla serie televisiva Lost. Queste componenti trans-mediali, probabilmente, sarebbero state parte del tanto atteso Silent Hills di Hideo Kojima: un progetto cancellato, mai concluso e che probabilmente mai verrà realizzato.
Un primo e ultimo assaggio di questo titolo lo abbiamo avuto nel 2014 quando, in esclusiva per PS4, uscì la demo horror PT, con lo scopo di rappresentare un teaser interattivo di questo prossimo Silent Hills. L’uscita del nuovo capitolo dell’omonima saga era prevista per il 2016, poi però non se ne seppe più nulla. Il progetto fu cancellato e con lui anche PT, forse uno dei progetti horror più promettenti.
In ogni caso Alanah Pearce, una collaboratrice della Rooster Teeth, di recente ha caricato sul suo canale YouTube un video in cui parla di alcune informazioni riguardanti il progetto di Silent Hills. E qui ci spiega che, secondo uno sviluppatore coinvolto nella realizzazione del videogioco, Silent Hills avrebbe sperimentato e innovato proprio queste meccaniche trans-mediali.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

---------------------------------------------------------------------
APERTE LE ISCRIZIONI PER UNICINEMA E SCUOLA DI CINEMA

---------------------------------------------------------------------

Ovviamente le informazioni al riguardo restano abbastanza celate e non accertate: sia chiaro, non si tratta di un gioco che verrà realizzato, anche se la speranza è l’ultima a morire.
Insomma, se il giocatore avesse accettato di condividere alcune sue informazioni personali, allora avrebbe permesso al videogioco di perseguitarlo anche al di fuori del gioco stesso. Se avete l’abitudine di coprirvi gli occhi per evitare scene di tensione anche nei film o nelle serie tv, in questo caso non avrebbe funzionato. L’inquietudine vi avrebbe comunque perseguitato, grazie all’interazione dei vostri dispositivi collegati con il videogame.
Che si tratti di messaggi di testo, e-mail, messaggi dai social media o addirittura di luci smart sfarfallanti, la paura vi avrebbe tormentato non solo all’interno del gioco, ma anche nell’ambiente circostante.
Tuttavia, dato che il creatore di Silent Hills era Hideo Kojima, tutto questo potrebbe tutt’ora sembrare molto plausibile. Come già visto in Death Stranding, Metal Gear Solid e in tutti i suoi titoli precedenti, Kojima da sempre ha esplorato metodi narrativi e interattivi, che rendono labile il confine tra gioco e realtà.