DVD – "Pasolini prossimo nostro", di Giuseppe Bertolucci

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Anno: 2006

Durata: 63’

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Distribuzione: RHV

Genere: Documentario

Regia: Giuseppe Bertolucci

Formato DVD/Video: 1.33:1

Audio: italiano 2.0 stereo

Sottotitoli: Italiano per non udenti, inglese

Extra: Trailer, intervista a Gideon Bachmann, interviste di Gideon Bachmann, materiali del Fondo Bachmann – Beer

 

  

La recensione di Sentieri selvaggi

 

   

IL DVD

Non c’è mai nulla da eccepire sui prodotti della Ripley’s Home Video che confeziona con cura e attenzione scientifica i dvd che immette sul mercato. In Pasolini prossimo nostro, già dall’avvio, spiccano le belle fotografie scelte per introdurre il menù e non appaiono meno curati gli extra del contenuto.

Il film è introdotto da una breve ma indispensabile presentazione del suo autore che ci ricorda come Salò o le 120 giornate di Sodoma sia l’unico film preceduto da una bibliografia.

Tra gli extra veri e propri una lunga intervista a Gideon Bachmann giornalista, critico cinematografico americano che durante gli anni 60 – 70 frequentò con assiduità i più importanti set del cinema italiano. La moglie, Deborah Beer, è stata la fotografa di scena di Salò e sulle sue fotografie è costruito il film di Giuseppe Bertolucci. Bachmann traccia un ritratto di Pasolini che dapprima egli considerò solo un regista che voleva tornare al neorealismo. A seguire si ritrovano le interviste che Bachmann realizzò nel 1976 a vari personaggi che, a vario titolo, intervengono, post mortem, su Pasolini.

Tra queste dichiarazioni alcune sorprese e alcune attese: la commossa dichiarazione di Laura Betti (…la morte di Pasolini rappresenta la fine della poesia, ma nello stesso tempo la necessità di ricercarla dovunque), del giovane Bernardo Bertolucci (si, Pasolini era un rivoluzionario), del Gesuita Padre Nazareno Taddei animatore del Centro internazionale dello spettacolo e della comunicazione sociale e studioso di comunicazioni di massa (nonostante le dichiarazioni di ateismo sono convinto che abbia ricercato le basi della fede), di un giovane Gianfranco Fini (Pasolini era l’alfiere della crisi morale, culturale e sociale dell’Italia e degli intellettuali italiani), di un non meglio identificato esponente del PCI (amore odio tra Pasolini e il partito), di Alberto Moravia (Pasolini non fu mai un marxista, piuttosto un populista), di un arrabbiato Silvano Agosti (l’aspetto più tragico di Pasolini non è tanto la sua morte quanto il fatto di essere stato una voce quasi ufficiale della borghesia inquieta malgrado se stesso) e di un candido Ninetto Davoli (giocava coi bambini a calcio).

A confermare la qualità dell’opera nata, tra l’altro, dall’acquisizione di Cinemazero – che produce il film di Bertolucci con la Ripley’s – dell’intero archivio Bachmann – Beer, si ritrovano tra i materiali extra importanti estratti da questa memoria audiovisiva preceduti da una puntuale presentazione di Giuseppe Bertolucci.

Attraverso le fotografie della Beer è stato possibile ricostruire addirittura due sequenze che sono state escluse dal montaggio finale del Salò e che prendono il titolo di Reclutamento e Agguato.

Dallo stesso archivio sono state tratte le lunghe conversazioni tra Gideon Bachmann e Pasolini che scorrono tutte su un’unica fotografia del regista. È in effetti difficile conciliare la presentazione di questo materiale audio all’interno di un prodotto eminentemente visivo (per quanto audiovisivo) ed è una scelta che potrebbe penalizzare l’ascolto che invece è pregevole, oltre che raro e segnato dalla libertà che Bachmann conferisce, attraverso la forma della conversazione e non ingabbiato all’interno del rapporto domanda – risposta. Si tratta di dichiarazioni raccolte tra il 1965 e il 1966 e che spaziano dal concetto di cinema di poesia al rapporto tra cinema e letteratura, dalle mutazioni antropologiche italiane al film su S. Paolo che Pasolini stava mettendo a punto come proprio progetto futuro prima che la morte lo strappasse al cinema e lo facesse ricordare ed entrare per sempre tra le personalità della cultura italiana che più lucidamente abbiano avuto la capacità di guardare al futuro al di là di qualsiasi barriera ideologica.