Emilio Vedova. Dalla parte del naufragio, di Tommaso Pessina

Gialli che per noi hanno ancora un significato morale,
un rosso per me ha un significato morale,
un verde ha un significato morale,
un rosso ha un significato morale…
Emilio Vedova, dal film

Nel centenario della nascita del grande artista veneziano, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova con il film Emilio Vedova, dalla parte del naufragio, affidato alla regia di Tommaso Pessina, lo ricorda ripercorrendo la sua biografia e attraverso una serie di interviste ad amici e critici d’arte. Il film ha il pregio di recuperare, anche in forma molto fruibile, ma non per questo meno pregevole, una antologia di documenti filmati e rari interventi dell’artista e dei suoi amici o collaboratori.

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L’intenzione è quella di fare conoscere l’opera e il profilo di un artista così eclettico e innovatore nella pittura, da costituire, la sua opera, un preciso punto di interesse per Peggy Guggenheim la famosa mecenate e collezionista che apprezzò anche il lavoro dell’artista cercato e conosciuto durante uno dei suoi soggiorni veneziani.
Pessina accumula materiali visivi, di differente grana, di differenti epoche, a partire dal disegno che ancora una volta diventa surrogato eccellente di una immagine mancante o rielaborazione fantastica del reale e questo lavoro, di montaggio e assemblaggio di variegati materiali costituisce un tratto che è perfettamente adatto al film. La sua fattura, in questo modo, aderisce al suo oggetto e se da una parte la pittura corporea e materica di Vedova cattura per l’empatico magnetismo che sprigiona con l’essere l’artista all’opera tra colori e materie, sabbia e vetro, carta e colori, dall’altra parte la struttura altrettanto composita del film cattura l’attenzione diventando anche questo un materico accompagnamento al racconto e alla sua connaturata poliedrica consistenza. La stessa fisicità si ritrova nelle parole dei suoi diari, i cui brani sono letti da Toni Servillo che restituisce l’ironia e l’efficacia dello scritto, diventando quei momenti pause meditative per meglio comprendere l’originale statura artistica di Vedova. È così che il film acquista il suo spessore raccontando, con sensibile partecipazione ed esplicita adesione al mondo artistico di Vedova, il percorso complesso del pittore la cui incontenibile necessità espressiva si manifestò sin da bambino quando disegnava alla luce della candela, poiché la madre staccava l’elettricità per risparmiare o quando la domenica mattina raschiava i colori delle tavolozze degli artisti più o meno improvvisati disseminati nella città lagunare, per riutilizzarli nei suoi primi disegni. Un disegno che già preannunciava il futuro, lontano da ogni geometrica perfezione, anzi nel quale si accumulavano i tratti, come più tardi sarebbe successo per la materia e il colore.
Da questo poverissimo apprendistato nacque anche la sua partecipazione politica sia alla Resistenza, sia alla vita del partito comunista fin quando ne usci, quasi umiliato per le offese che erano state rivolte dai maggiorenti del partito alla sua arte, fino al 1968 che lo vide attivo con la sua veemenza, con l’ideale volontà di sovvertire ogni isolamento dell’arte che doveva scendere già tra la gente, diceva, esprimendosi con un eloquente e sintetico disegno che da una lavagna arrivava fino al pavimento a descrivere graficamente questa necessità. Dice bene uno dei critici intervistati per ricostruire il profilo artistico di Emilio Vedova, quando descrive la forma con la quale si accostava alla tela con un “corpo a corpo” potente e quasi rabbioso. Il suo apparente improvvisare con pennellate nervose e tratti segnati con la mano o con il braccio a stendere il colore sulla tela, sembrava essere, in verità, un atto istintivo e subliminale, ma che dava luogo ad un preciso progetto artistico, frutto di una altrettanto precisa e risoluta volontà, cosicché nell’apparente confusione del tratto, nell’apparente casualità della stesura del colore e nell’altrettanto apparente accidentalità del risultato finale, l’opera invece cresceva assumendo un suo originale profilo e una sua consistenza espressiva, del tutto voluta e allo stesso modo realizzata. È forse questo l’aspetto più incredibile del suo esprimersi. Quello che nella foga incontenibile dell’atto artistico sembra ispirato solo da una istintiva e incontrollata volontà e che, invece, abbia dato luogo ad opere in cui il controllo, quasi razionale la permea del tutto a dispetto dell’apparente irrazionalità della sua generazione. Questo ha significato per Vedova convivere con l’arte e farne vademecum imprescindibile della sua vita condivisa con la compagna Annabianca, mentore e moglie amorevole di questo artista così ritirato in fondo, nonostante i numerosi viaggi, ma che ha sempre abitato nella sua città lagunare, in quella casa che fin da bambino amava perché dominava la laguna e la sua bellezza.
In questa progressiva formazione della propria natura eretica, sganciata da ogni scuola, lontana da ogni accademia che ha fatto di lui un artista dalla produzione scorbutica, non semplice, perfino più complessa, ma al tempo stesso istintivamente razionale, di quella di Pollock ad esempio, Vedova aveva come maestro ideale il Tintoretto, che nella sua epoca, allo stesso modo, aveva sovvertito i canoni della pittura e della disciplina pittorica.
Il film di Pessina, disponibile sulla piattaforma della Wanted distribuzione, con una solida produzione alle spalle e ospitato nel vasto catalogo delle Giornate degli Autori, sa restituire questa empatia del personaggio e il profilo artistico e politico di Emilio Vedova e nei cento anni della sua nascita, sa costituire un ottimo avvio affinché una maggiore diffusione della sua opera e del suo carattere, possano aiutare ad ancora meglio comprendere il suo vero ardore e la sua magnetica energia d’artista.

 

Regia: Tommaso Pessina
Interprete: Toni Servillo
Distribuzione: Wanted
Durata: 68′
Origine: Italia, 2019

 

 

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LE BORSE DI STUDIO PER CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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