FESTIVAL DI ROMA 2012 – “Milleunanotte”, di Marco Santarelli (Prospettive Italia)

milleunanotteNon si tratta delle novelle che Shar?z?d racconta al re persiano Sh?hr?y?r, ma delle parole che aprono una lettera d’amore di una donna che ha trascorso in carcere mille e una notte. Il documentario di Marco Santarelli esplora la realtà sociale del penitenziario Dozza di Bologna, dove si trovano detenuti per lo più stranieri in attesa di giudizio o costretti a scontare brevi pene per sfruttamento della prostituzione, possesso di droga e altri reati minori.

Il tempo scorre lento, scandito dai rintocchi burocratici che segnano la fine di un’attesa: per l’incontro con l’avvocato, la visita con il dottore, la telefonata ai familiari, il colloquio di lavoro, o una semplice chiacchierata con volontari e dipendenti. In questo limbo giudiziario incontriamo tante anime, ciascuna con una storia o una situazione complessa alle spalle. C’è chi si tatua il nome di sua figlia sul braccio e le dedica una canzone per sentirla più vicina; ci sono altri che invece su quel braccio preferiscono procurarsi delle ferite, perché sono stanchi di vivere; e altri ancora che condividono tutto con la persona amata, anche il carcere. Nella sezione femminile, un gruppo di donne usa degli assorbenti per sigillare dal freddo la finestra della cella. Tra di loro c’è Agnes, che dopo quattro anni di reclusione ha ottenuto dal giudice un permesso per trascorrere cinque giorni a casa, insieme alla famiglia. Da un dentro asfittico e asettico si passa a un ambiente puro e incontaminato, dove splendidi paesaggi montani regalano un respiro profondo di libertà. In questo paradiso terrestre Agnes riscopre l’affetto dei figli, il gusto di cucinare per qualcuno che ama, il piacere delle piccole cose: la quotidianità. Il viaggio verso la normalità è breve. Dal piccolo villaggio in Alto Adige la donna fa ritorno al penitenziario, proprio come un’ape che, di tanto in tanto, esce dall’arnia per assaporare il dolce nettare dei fiori.

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Se con Cesare deve morire i fratelli Taviani scelgono la rappresentazione teatrale come strumento di reinserimento dei detenuti – in una fusione di fiction e realtà – con Milleunanotte Santarelli segue un percorso decisamente documentaristico (più in linea, quindi, con Il gemello di Vincenzo Marra), offrendo uno spunto di riflessione sulla condizione umana e sociale di queste persone, senza pretese di giudizio o di critica.