FESTIVAL DI ROMA 2013 – Atlas di Antoine d'Agata

 

Al festival internazionale del Film di Roma sarà presentato nello spazio del MAXXi il film Atlas di Antoine d'Agata, percorso autobiografico e 'geografico', diario di un uomo privo di appartenenza ai luoghi e senza legami. E' di ritorno da uno dei moltissimi viaggi nei quali ha scattato immagini del mondo e dell'uomo pregne di violenza, in cui i corpi perdono bellezza e armonia. Immagini ubriache di vita, pezzi di identità frammentarie e spezzate come i territori che attraversa con il proprio corpo. D'Agata entra nei luoghi, carichi si simbolismo e segnali insondabili, nella consapevolezza 'atea' che la notte è semplicemente notte e il corpo non è altro che carne.

 

Allievo di Nan Goldin e Larry Clark, D'Agata è uno dei personaggi più controversi del panorama della fotografia contemporanea. Fotografo dell'agenzia Magnum Photos dal 2004 -anno in cui pubblica il suo quinto libro Stigma – ha abituato lo sguardo all'estremo dichiarando immediatamente un'approccio viscerale, autentico e vero all'immagine, senza mediazioni. Una sorta di manifesto programmatico il suo, che applica anche nella vita. Nel 1983 è un giovane punk che fugge da Marsiglia per ritrovarsi a studiare fotografia all'International Center of photography di New York. Dopo un anno è già stagista per la Magnum. Da quel momento peregrina instancabilmente tra luoghi e persone (dal 2005 decide di non risiedere costantemente in un luogo), mostrando un'incoscienza e inquietudine di fondo, la stessa che caratterizza tutti i suoi lavori.

L'incoscienza lo porta, da sempre, a cercare di superare barriere fisiche e psicologiche del suo stesso essere, oltre ogni possibile pregiudizio o assennato limite, ad invadere altri territori come quelli cinematografici. Atlas non è il suo primo film. Nel 2004 dirige il primissimo lungometraggio Le Ventre du monde. Nel 2006 la sua prima fiction Aka Ana, ambientata a Tokyo.

Per capire profondamente la sua opera sarebbe però necessario fare nuovamene incursione nel mondo della fotografia. Fino al 1 settembre 2013 si è tenuta a Milano la personale di 'Anticorpi', che raggruppa foto scatatte negli ultimi quindici anni di attività. Rappresentano due facce dello stato della violenza tra immagini dalla Palestina/Libia/Auschwitz che la rappresentano 'canonicamente', da una parte, e quelle che evocando il sesso, le droghe e la prostituzione, la descrivono da un'altra. Vietata ai minori di diciotto anni è stata definita dallo stesso d'Agata "uno strano mix di spazi urbani, pezzi di corpi, carne, carni, pelle".