FILM IN TV – I laureati, di Leonardo Pieraccioni

Da I laureati in poi, viene da pensare che l’esordio alla regia di Pieraccioni, e parliamo di vent’anni fa, sia durato ben più di quei novanta minuti scarsi che delineano la vita dei protagonisti. Nella prima sequenza ci vengono presentati dalla voce fuori campo – uno dei marchi di fabbrica del regista toscano – Leonardo, Rocco, Bruno e Pino, quattro vitelloni della Firenze degli anni ’90, studenti fuori corso, con un appartamento e un obiettivo in comune: l’agognata laurea. Da questo momento in poi, una serie di gag (forse?) volutamente inopinate, divagazioni e dibattiti espliciti sull’inefficacia del matrimonio: il timido Leonardo ha lasciato la moglie dopo otto mesi di convivenza e Bruno (interpretato da Gianmarco Tognazzi), romano espatriato, tradisce la moglie con la sorella di lei, il tutto condito da un personaggio che parrebbe smuovere le coscienze dei giovani, il professor Galliano (Alessandro Haber). Dunque, l’impianto narrativo è, o almeno dovrebbe essere, quello di un classico della commedia sentimentale-nostalgica all’italiana. Si parte con la risata, si finisce con uno “tsunami di emozioni”, per dirla alla Pieraccioni. Eppure, qualcosa si perde strada facendo, che sia la strada verso il Ponte Vecchio, dove i nostri si dirigono dopo la fuga dal ristorante (scena che sarà poi ripresa in Un fantastico via vai nel 2013) che ricorda i quattro amici fiorentini del celebre film di Monicelli, o un’altra, sorgono comunque dei dubbi.

La sceneggiatura firmata con Veronesi cerca goffamente di far convergere scene demenziali come quella in cui Ceccherini bestemmia in televisione (un preludio quanto mai profetico) a omaggi più aulici ma poco espliciti (quasi appropriandosene), come il riferimento del protagonista al Giovane Holden di Salinger: “Ma secondo te d’inverno, quando i laghetti si ghiacciano, le papere dove vanno?”.

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leonardo pieraccioni e maria grazia cucinotta in i laureatiIl ritmo, regolarmente accompagnato da una regia quanto più essenziale, riprende altalenante uno schema classico, fino a un cambiamento di rotta che tende a rompere la linearità, l’atmosfera iniziale di un film senza grosse pretese. Leonardo è timido ma disilluso, poi incontra la ragazza dei suoi sogni (letteralmente), che è la sorella del geloso Rocco (Papaleo, al suo quarto lungometraggio), Letizia, che poi è la Cucinotta. Leonardo ha la sua occasione, prova a sfruttarla, ma c’è di mezzo la parabola esistenziale, qui condotta con presa più matura da Haber, il suo grillo parlante in crisi. Inoltre, il fatto che Letizia di mestiere si presti ai fotoromanzi, o che Rocco sia stanco del suo lavoro da metronotte, non è poi così irrilevante rispetto a quel che ci si aspetta dal titolo del film, I laureati, che piuttosto di studiare si domandano: “Alle cene di compleanno chi deve pagare, il festeggiato o gli invitati?”. Piuttosto che rimboccarsi le maniche, risolvono la condizione sul momento, con un ballo improvvisato in un bar che non resta incassato al di là dello schermo. Ricorda a tratti i piccolo-borghesi di Ecce Bombo, che si dirigono a Ostia per ammirare l’alba e non si accorgono che il sole è sorto alle loro spalle. Ma se nel film di Nanni Moretti il vuoto dell’esistenza giovanile è evidentemente un prodotto socio-contemporaneo, l’esordio di Pieraccioni tratta un vuoto radicato in superficie, nelle battute, fin troppo comprensibili e radicate nel copione, senza possibilità di recupero dall’appiattimento generale. Segno di una ricerca necessaria di maturità, forse nata anche in segno dei sodalizi stretti in seguito a quest’opera prima, o meglio, di una fiorentinità che forse non c’è più.

 

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Regia: Leonardo Pieraccioni

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Interpreti: Leonardo Pieraccioni, Rocco Papaleo, Massimo Ceccherini, Gianmarco Tognazzi, Alessandro Haber, Maria Grazia Cucinotta

Durata: 88′

Origine: Italia 1995

Genere: Commedia

Sabato 12 dicembre, ore 00.00, Canale 5