FILM IN TV: L'IMPERO DEL SOLE di Steven Spielberg

Tratto dall'autobiografia del narratore di fantascienza James Ballare è un film che apparentemente, prende le distanze dalla precedente produzione tutta fantasia e colore, ma per Spielberg è solo un modo per sperimentare nuove forme narrative all'interno di un preciso obiettivo da raggiungere. Sabato 27/8 ore 9:10 Canale 5.

Se si volesse stilare un inventario spielberghiano si dovrebbero di certo annoverare tra i temi: l'infanzia, la favola, il mistero. Steven Spielberg non ha, infatti, mai smesso di lavorare soprattutto attorno a queste personali tracce ossessive. Cos'è in fondo The terminal se non un incubo a lieto fine di un ragazzone-bambino che vaga, come in un sogno, in un luogo perfino troppo grande e come nei sogni o nelle favole trova un terreno disseminato di piccole trappole; e dove sta la differenza tra una favola come Peter Pan e quel Prova a prendermi mirabile esempio di film-maschera, come buona parte della produzione del regista americano e perfino Schindler's list funziona così. La sottolineatura rossa della piccola ebrea ci permette di non dimenticare mai la sua immagine e di ricostruire idealmente la sua infanzia negata, restando indelebile nel nostro personale inventario delle immagini.

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L'impero del sole è girato da questo stesso Spielberg. Tratto dall'autobiografia del narratore di fantascienza James Ballard (La mostra delle atrocità, Mondo sommerso, Crash) racconta della sua infanzia divisa tra le agiatezze di una famiglia inglese benestante che vive a Shangai,  la dura realtà dopo l'arrivo dei giapponesi e la sua reclusione in un campo di concentramento. Dopo l'atomica incontrerà i genitori.

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Il film, apparentemente, prende le distanze dalla precedente produzione tutta fantasia e colore, ma in fondo è solo un modo per sperimentare nuove forme narrative all'interno di un preciso obiettivo da raggiungere. Per cui se proprio diventa necessario indagare sulle differenze tra la sua precedente attività e questo film bisogna per forza stabilire un rapporto con quello immediatamente precedente Il colore viola. Anche in quel caso le peripezie e le difficoltà conducono ad una dura maturazione e ad una altrettanto vittoriosa conclusione. In entrambe le opere si materializza, come solo al cinema ciò può avvenire, quello stato di grazia di cui godono i bambini di Spielberg e al quale fa cenno Franco La Polla nel suo Castoro dedicato al regista: C'è insomma nel bambino spielberghiano qualcosa di superiore una sorta di grazia che lo rende capace di cose davanti alle quali l'adulto reagisce in modo più drammatico.


Cosicché anche L'impero del sole indaga sulle peripezie di un altro Elliot, infantile versione di Roy Neary, alle prese con altri alieni, in un mondo che non conosce all'interno del delirio della storia dell'uomo, invece che all'interno di un delirio tutto personale ai confini di un cartoon che assomiglia tanto, nelle forme, alla Alice di Carroll.


Dunque la crescita e la maturazione che fanno i necessari conti con le tragiche meraviglie del reale nello stretto passaggio che conduce dall'infanzia ad una infantile maturità che, se sincera, permette di non guarire dalla sindrome di Peter Pan.


 


L'IMPERO DEL SOLE di Steven Spielberg
con Christian Bale, John Malkovich, Miranda Richardson
USA 1987 (150')
Sabato 27 agosto ore 9:10 Canale 5.


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