Fra Paprika e Waking Life, Avventure nel Mondo dei Sogni

Son domande alle quali uomini ed artisti di tutti i tempi han cercato di rispondere. Il mondo del cinema, appunto, non fa eccezione. Fra le numerose produzioni in merito (ricordiamo, ad esempio, L'arte del sogno di Gondry, in cui si analizza la difficoltà nel separare immaginazione e realtà, o il poetico Sogni di Kurosawa, in grado di cullarci fra scenari storici, apocalittici e pseudo-mitologici), potremmo citare due opere oltremodo significative: Waking Life, di Richard Linklater (2001), e Paprika – Sognando un sogno di Satoshi Kon (2010). Entrambi i registi, con pellicole dalla bellezza illusionistica e visionaria, scandagliano con attenzione i fondali di quello che è un universo per noi solo in parte conosciuto. Essi cercano di descrivere i confini labili di quella che sembra essere una creatura viva e vitale, confini che si mescolano e confondono con quanto di più piatto e abituale affrontiamo nella routine giornaliera.

waking lifeMa osserviamo un po' più da vicino questi lungometraggi: partendo dal più datato Waking Life, potremmo soffermarci a definirlo come una “perla della produzione animata indipendente”. Realizzato in rotoscope (una tecnica secondo la quale un manipolo di artisti ha ricalcato le scene di ogni singolo fotogramma), è caratterizzato da una continua, asfissiante e quasi illogica resa del movimento in grado di riprodurre alla perfezione l'idea di trovarsi in un mondo che prescinde le tre dimensioni. L'innominato protagonista (Wiley Wiggins) si ritrova inspiegabilmente solo e vagabondo in un luogo in cui viene trasgredita ogni legge fisica, meccanica e sociale. Spesso fluttuerà da uno scenario all'altro, gli sarà impossibile leggere l'ora o azionare interruttori elettrici, e si confronterà con personaggi che l'inviteranno a riflettere su questioni quali il libero arbitrio, il rapporto individuo-società, dell'utilità dell'arte nel mondo e della possibilità di un'esistenza onirica che prescinda la vita.

Il titolo dell'opera trae ispirazione da una massima di George Santayan, secondo cui “la vita da svegli è un sogno sotto controllo”. Ma molte e quasi innumerevoli son le citazioni fatte a filosofi e scrittori, da Platone a Stevenson fino ad arrivare a critici, teorici e registi del calibro di Bazin o Truffaut. Svelando il connubio fra mondo cinematografico e metafisico, Linklater ci mostra come Bazin definisse la produzione di film un “momento sacro”, poiché coincidente alla cattura della realtà e quindi di Dio.

Ed è questo il concetto che muove anche Paprika, in cui subconscio e mondo onirico sembrano travalicare, a tratti, i principi armonici delle storie classiche. Ultima opera completa del regista nipponico, si presenta come un prodotto fantascientifico e delirante in cui la potenza delle immagini domina ogni secondo della trama. Una coalizione di psicologi e scienziati, in un futuro ipotetico, crea la DC-Mini, un meccanismo in grado di aprire le porte dei sogni e mettere in contatto gli individui con il proprio subconscio. Lo strumento andrebbe utilizzato a scopi terapeutici, ma il suo immenso potenziale lo rende un'arma pericolosissima per il controllo mentale e, quando ne vengono rubati alcuni esemplari, il team di creazione della DC-Mini si adopera per scovarla e sottrarla al ladro. Viaggiano allora in una dimensione in cui allucinazioni e realtà non fanno che confondersi continuamente. I ritmi sono indiavolati e frenetici, i colori cangianti e stordenti, e non è sempre facile seguire lo sviluppo degli avvenimenti di quella che pare una trama improntata sul nonsense. Nell'opera di Kon, vivida e convulsa, abbondano le riflessioni e le citazioni sul mondo orientale e cinematografico: basti pensare al Professore Matto e alle scene al bar tanto vicine allo Shining di Kubrick, o ai continui rimandi ai film di genere che ricalcano le disilluse aspirazioni attoriali dell'ispettore Konakawa.

Enigmatiche, cervellotiche e a tratti violente, ambedue le opere potrebbero costituire il vessillo rappresentativo di tutta quella branca del cinema che, oltre a meravigliare lo spettatore con la bellezza delle immagini, tende a spingerci nei luoghi più inesplorati della nostra immaginazione, suggerendo l'idea che il mondo sia ricco di sfumature impercettibili che aspettano solo di essere scoperte. “Il sogno è il destino”, suggerisce Linklater. Esplorarlo, è il modo di esprimere la nostra gioia di essere vivi..