Free Solo – Sfida estrema, di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi

Una delle più grandi imprese sportive mai realizzate in tutti i tempi è quella compiuta da Alex Honnold, la scalata in free solo di El Capitan, una montagna situata nello Yosemite National Park, in California. Free Solo è un termine tecnico, ripreso dal titolo, per indicare l’ arrampicata senza corda di assicurazione, ed Alex appunto è un arrampicatore professionista. Arrivare a scalare Nose, nome con il quale è conosciuta la parete verticale della montagna tra gli amanti dell’alpinismo estremo, perdipiù senza rete di sicurezza, è un’operazione da preparare accuratamente, e resta comunque un’idea rasente la follia.  Il documentario prodotto da National Geographic, insignito del premio Oscar nel 2019, segue appunto le tracce istruttorie del percorso dalla Primavera del 2016, per arrivare a conclusione il 3 giugno 2017, giorno dello straordinario evento, con l’aggiunta di alcune sporadiche immagini di repertorio datate 2008, proprio a conferma di un qualcosa maturato nel tempo.

Io distinguo tra rischio e conseguenza. Quando vado in solitaria mi piace pensare che il rischio, le possibilità che io cada, siano poche, sebbene le conseguenze siano estreme. Davanti ad un pubblico composto da adolescenti all’interno di una scuola Alex usa queste parole lucide e ponderate, una risposta d’incoscienza fideistica sull’importanza di una tenuta psicologica e non solo fisica. Come la scelta di vivere dentro un camper in mezzo alla natura per restare sempre a contatto con il campo di battaglia, o di anteporre ogni aspetto della vita a questa forma agonistica adrenalinico trascendentale.

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Durante lo stesso incontro viene anche introdotto l’altro capitolo della storia, riferito alla vita sentimentale ed al rapporto con Sanni McCandless, fidanzata dell’epoca e destinata a diventare a breve sua moglie. Saranno proprio le confidenze di Sanni, insieme a quelle del protagonista, della mamma, dell’amico scalatore Tommy Caldwell e dei membri della troupe di ripresa, a pilotare l’esperienza dello spettatore, sotto forma di intervista o di semplice dialogo, ed a completare il quadro rappresentato dalle spettacolari riprese funamboliche sulle pareti rocciose.

Gli incidenti occorsi durante il training preparano ad un terzo atto ansiogeno, scorrono le inquadrature delle Freeblast Slab, placche lisce prive d’appiglio, cresce la percezione del pericolo, crescono le preoccupazioni per una caduta dall’esito inevitabilmente fatale. E cresce in simultanea la necessità di solitudine dell’eroe, il bisogno di isolamento e concentrazione dentro la sfida con la morte, un destino riservato a tanti prima di lui, comincia la mimetizzazione di uomini e mezzi, la cinepresa si perde tra gli alberi ad osservare da lontano. Il gioco è in questa scommessa di equilibrio tra la voglia di costruire un’esistenza abbastanza normale, avere una casa ed una famiglia, ed il richiamo irresistibile dell’avventura, evidente nella difficoltà di interpretare un comportamento troppo singolare e troppo simile ad una vocazione per essere compreso. Infatti fuori dal recinto sacro personale, fuori dal calore del fuoco motivazionale, l’opera di sostegno quasi balbetta per la paura indiretta, e nel fare attenzione a non trasmettere una eventuale mancanza di fiducia, vive l’angoscia in maniera discreta e silenziosa.

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Titolo originale: Free Solo
Regia: Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi
Distribuzione: Itaca srl
Durata: 100′
Origine: USA, 2018

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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