Giù le mani dalle nostre figlie, di Kay Cannon

Cockblock o cockblocking: termine proveniente dallo slang americano che definisce un’azione volta a impedire a qualcuno di avere rapporti sessuali. Colui che compie quest’azione è un cockblocker e le motivazioni sono varie, la gelosia, la competitività, ma anche un atto semplicemente involontario. Nel caso dell’esordio alla regia di Kay Cannon (sceneggiatrice dei tre Pitch Perfect) abbiamo a che fare con dei Blockers, titolo originale del film Giù le mani dalle nostre figlie.

Poche ore prima del ballo della scuola delle loro adorate pargolette, Lisa (Leslie Mann), Hunter (Ika Barinholtz) e Mitchell (John Cena), scoprono tramite un criptico scambio di emoticon, un patto sessuale fra le ragazze, volto a perdere la verginità la sera stessa. Tutto succede nell’arco di una nottata, i tre genitori fra inconvenienti e deviazioni, pedinano le figlie da una festa all’altra, per impedire loro di concludere il patto.

Giù le mani dalle nostre figlie, più che un fratello, è indubbiamente la sorella di sangue di Superbad, di Greg Mottola. Ricordate la commedia coming of age del 2007 prodotta da Judd Apatow?  Jonah Hill e Michael Cera, Seth e Evan nel film (come gli sceneggiatori Rogen e Goldberg, sempre per l’importanza del biografico nelle creature apatowiane) hanno la missione di perdere la verginità nell’arco di una notte. In Giù le mani dalle nostre figlie invece abbiamo una regista donna e tre ragazze, Sam, Kayla e Julie, molto più in gamba dei loro genitori, reali protagonisti. Anche in Superbad c’era un terzo ragazzo, Fogell, McLovin sul documento falso, che separato dagli amici, incontra due personaggi che lo faranno maturare a suon di gesti futili e stupidi. Il poliziotto Slater e il poliziotto Micheals che per Mclovin saranno involontariamente dei Cockblockers (“we cockblock McLovin!”, battuta che pare abbia “istituzionalizzato” il termine cockblock).

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Insomma anche se in SuperBad non c’erano genitori a fare i blockers, sono moltissimi i punti in comune fra i due film (fra cui una scarna e breve distribuzione nelle sale italiane). Non ultima e non trascurabile connessione: Giù le mani dalle nostre figlie è prodotto proprio da Seth Rogen ed Evan Golderg.

Gli imprevisti e le rincorse disperate per impedire il misfatto si fanno sempre più folli, l’andamento di Giù le mani dalle nostre figlie è frenetico e, esattamente, come in SuperBad, sortisce un incredibile effetto liberatorio. L’ingrediente madre è una rinvigorente volgarità che scena dopo scena si fa sempre più necessaria, per lo spettatore, ma soprattutto per la stessa gioventù americana.  Ogni battuta a sfondo sessuale, ogni liquido sparso, ogni droga ingerita (qui procurate da Miles Robbins, figlio di Susan e Tim) tradisce sempre un intento, una missione, che è quella di scardinare i miti e i riti di un’America che si vuole perfetta: il ballo del liceo, i fichi e gli sfigati, il bello e la bella della scuola. Con un’inversione di rotta, con una distruzione programmatica della magia, tutto crolla o meglio diventa estremamente più realistico e veritiero, dalla macchia di ciclo mestruale sui pantaloni di Jonah Hill in Superbad fino a John Cena, massa di muscoli comici, che qui partecipa ad una gara di beer bong con somministarzione anale, per salvare la purezza della propria figlia.  La missione di impedire la perdita della verginità, badiamo bene, non ha nulla a che fare con il bigottismo ma con la paura della crescita delle figlie e quindi della perdita. Perché una buona dose di sentimenti non può mancare in una commedia che è pur sempre americana, ma il compito ultimo è quello di metterli in discussione scardinando la commedia stessa dal suo interno. Che ci siano dunque i sentimenti, quello è il codice, ma che siano sempre sporcati, messi in scena e un attimo dopo negati e sviliti, un cocktail rosa rovinato da gocce di sanissima stupidità.

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