"Giù per il tubo", di David Bowers e Sam Fell

Joseph Von Sternberg si lamentava spesso di non riuscire a fingere anche l'acqua nei suoi film, e di essere costretto ad utilizzare dell'acqua vera: chissà che cosa avrebbe pensato guardando i liquidi di questa pellicola in Computer Graphic, cristallini, trasparenti, pieni di riflessi e schizzi, schiume, gocce, luce, colori – è il suo sogno realizzato?

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Leggendo il pressbook di questo Flushed Away prodotto dal binomio Dreamworks-Aardman, già responsabili di Shrek e Wallace & Gromit: la maledizione del coniglio mannaro, salta agli occhi continuamente la vera e propria ossessione dei tecnici della casa di produzione spielberghiana di rendere in Computer Graphic Animation lo stile dei lavori in stop-motion del team Lord-Park, a cui appartiene la Aardman: "poichè il film presenta elementi come l'acqua, la folla, molte scene d'azione e diversi set, ci siamo convinti che la tecnica CGI (computer generated image) sarebbe stata la migliore per realizzare questo progetto", afferma uno dei due registi, Sam Fell (l'altro è l'esordiente David Bowers). La cosa singolare di questa decisione, è però quella di voler preservare la sembianza, l'aspetto del film in plastilina pur realizzandolo al computer: ed ecco che i vestiti e i capelli dei personaggi non si muovono quando essi corrono o camminano, mentre invece hanno una mobilità incredibile di denti, bocca e sopracciglia; ecco che i fondali sono sì dei matte paintings ma mantengono lo stile "realista e un pò stravagante della Aardman" (cit. Ronn Brown, supervisore ai fondali); ecco che le inquadrature sono tutte in 'prospettiva bassa' ("penso che siamo riusciti a conservare il look Aardman nel lavoro della cinepresa e della luce nonché nell'animazione" – Frank Passingham, responsabile del layout). Tutto questa maniacale attenzione a digitalizzare i pupazzetti di Peter Lord senza farcene rendere conto fa di Giù per il tubo un film-doppio, ibrido ma fatto di specchi, o meglio di una specularietà totale: il topino protagonista Roddy vive la sua tranquilla vita di roditore domestico in una lussuosa villa a Kensington, ma finito travolto dal vortice dello scarico d'acqua del wc di casa finisce nelle fogne, dove si imbatte in una riproduzione in scala della Londra 'del piano di sopra' abitata da una serie di personaggi bizzarri, dove vivrà numerose e rocambolesche avventure.

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Ecco già il raddoppio, il rispecchiamento, che si dimostra però essere non solo insito nello script, ma presente anche in questa realizzazione divisa, smembrata, di film coi pupazzetti però già digitalizzati in quanto tali – e non è un caso che tra le oramai immancabili citazioni metacinematografiche sparse qua e là Roddy incontri più volte il pesciolino Nemo, vero prototipo base del peccato originale dell'acqua finta, e che la scena più spassosa del film implichi una rana-mimo-francese che porta addosso un enorme cellulare aperto sul cui display che le copre la faccia scorre un videomessaggio a cui il personaggio aggiunge i gesti (no, il film non è granché divertente, non fa molto ridere, mantiene per un'ora e un quarto un ritmo abbastanza costantemente esagitato francamente insostenibile, e poi si affida alle canzoni cantate e coreografate da un gruppetto di lumache in falsetto per strappare il sorriso. vabeh.): Giù per il tubo potrebbe a conti fatti rappresentare allora un nuovo traguardo nell'ambizione tutta digitale di cinema liquido, senza forma se non quella del recipiente che lo contiene (lo schermo?), passato attraverso il cesso per scoprire che cosa c'è sotto – Peter Lord, produttore, lo sa bene, come sa bene che la questione principale è quella dell'acqua: "L'acqua è un elemento centrale e versatile, paragonabile ai personaggi stessi. Anzi, l'acqua è uno dei personaggi del film ed è la cosa più difficile da realizzare con l'animazione: il pubblico sa bene che aspetto ha." Joseph Von Sternberg si lamentava spesso di non riuscire a fingere anche l'acqua nei suoi film, e di essere costretto ad utilizzare dell'acqua vera (!): chissà che cosa avrebbe pensato guardando i liquidi di questo cartoon, cristallini, trasparenti, pieni di riflessi e schizzi, schiume, gocce, luce, colori – è il suo sogno realizzato? Eppure nella scena finale, la big wave che sta per sommergere e trascinare via tutta la Londra fognaria viene fermata attraverso il congelamento: gelare l'onda in computer graphic, per renderla immobile.


Stop-motion.

Flushed Away


Regia: David Bowers e Sam Fell


Voci: Francesco Prando (Hugh Jackman), Laura Latini (Kate Winslet), Luciano De Ambrosis (Ian McKellen), Massimo Rossi (Jean Reno)


Distribuzione: UIP


Origine: UK, 2006
Durata: 85'

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