"Gli amanti del Nilo" di Eric Heumann

Opera raffinata, di chiara derivazione pittorica (soprattutto simile all'acquerello), ma in cui la ricerca continua del decoro la contamina e la sbiadisce progressivamente

Nelle infinite sovrapposizioni tra cinema e arte pittorica Gli amanti del Nilo è un film che aspira ad essere un acquerello. La ricerca della delicatezza impalpabile della pennellata, della condensazione sfumata del colore, dell'eleganza sobria della struttura indica il piano della composizione registica accordando meticolosamente la storia alla leziosa artificiosità delle immagini.

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I rimandi alla matrice pittorica affiorano puntualmente non solo nel ripetuto indugio su quadri, stampe e disegni ma soprattutto nella riproduzione minuziosa delle sognanti atmosfere delle tele negli ambienti in cui la scena ha luogo, accuratamente ornati da luci pastello. Ma l'afflato onirico che serpeggia nella rappresentazione ne costituisce di fatto la traccia narrativa.


Il desiderio della protagonista di salvare un soldato da una morte già avvenuta (e scoperta appunto "dietro" ad un disegno) proietta la sua immaginazione in un fiabesco viaggio nel passato recentissimo dove le viene consentito di deviare il corso della sorte. Mentre, però, la fantasia la guida in un'impresa avventurosa, nel tempo reale  il suo corpo resta statico, in preda ad una misteriosa catalessi.


I due piani temporali, di un tempo della mente più che dello spazio, si accostano familiarmente infondendo senza stacchi, e forse senza scatti, un raffinato clima ovattato al film. E così la fissità della ragazza nella storia di cornice attraversa il sogno per impregnare la bellezza cosmetica del suo viso. Il movimento stesso delle azioni si attutisce come catturato in una stanza dei balocchi concentrazionaria e stucchevole in cui la luce è sempre carezzevolmente armoniosa e lo sfondo inevitabilmente posticcio.

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L'assiduo indugiare su lettere, diari, giornali, schizzi riporta, del resto, l'attenzione sul piano bidimensionale del foglio puntellando le sequenze ad uno sguardo privo di prospettiva. Lo stesso contrasto tra l'agitarsi delle fantasie della protagonista e l'immobilità della sua vita reale si presta fin troppo facilmente all'accostamento a quello tra la stasi del "film di fatto" rispetto all'aspirazione del film delle intenzioni. Dunque anche l'evocazione della acquerello viene meno quando il rigoroso controllo del decoro cancella lo sbafo inteso come fremito vitale della pennellata proprio perché ribelle. E l'immaginazione, articolata ma concentrica, della ragazza è trattenuta dal distendersi con lo scarto di imprevedibilità della macchia di colore e resta quindi limitata al sentimentalismo fatalista della storia.  L'umidità dell'acquerello che si secca e increspa la carta generando un ulteriore movimento della rappresentazione è qui prosciugata dal polveroso belletto della graziosità che fissa il disegno appiattendolo e conformandolo ad una confezione forzatamente romantica. Allo stesso modo il travisamento del caratteristico pallore che nei dipinti ad acqua sopravviene col tempo determina nel film il carattere sbiadito dell'opera rendendola rassegnatamente un quadro a scolorimento rapido.


 


Titolo originale: Les amants du Nil
Regia: Eric Heumann
Sceneggiatura: Eric Heumann, Jacques Lebas, François-Olivier Rousseau
Fotografia: Yorgos Arvanitis
Montaggio: Martine Barraqué
Musica: Hubert Mougis
Scenografia: Thierry Leproust
Costumi: Carine Sarfati, Michèle Pezzin
Interpreti: Emma de Caunes (Anne Frendo), Eric Caravaca (Samuel), Bernadette Lafont (Sophie Frendo), Jacques Nolot (Charles Frendo), Murray Head (il colonnello), Christopher Odent (Pierre Servant), Lyèce Boukhtine (Koury), Arié Elmaleh (Farouk)
Produzione: Marc Silliam per Centre National de la Cinématographie/Studio Canal+/Orly Films/Pandora Filmproduktion/Paradis Films
Distribuzione: Istituto Luce
Durata: 90'
Origine: Francia/Germania, 2002


 

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