Il Buco, di Galder Gaztelu-Urrutia

Presentato con successo in svariati appuntamenti internazionali, tra i quali il  Sitges Film Festival e il nostro Festival di Torino, Il Buco è approdato su Netflix, ottenendo immediatamente un grande successo ed entrando nel top 10 dei prodotti più visti.

Il film è ambientato in una prigione verticale. Ogni “cella” ha un buco sul pavimento che la collega alle altre, e nel quale ogni giorno una piattaforma carica di cibo passa da una cella all’altra. Il cibo sarebbe sufficiente per tutti, ma ovviamente ad ogni livello sulla piattaforma si scatena l’ingordigia di molti costringendo gli ultimi ad atti disumani pur di sopravvivere. Protagonista della vicenda è Goreng, interpretato da Ivàn Massagué, che alcuni ricorderanno per essere stato il partigiano balbuziente in ll labirinto del fauno di Guillermo del Toro e altri per il suo ruolo da protagonista in Pongo il cane milionario. Goreng (per motivi non meglio specificati) è nella prigione come volontario, e si troverà ad affrontare la vita nella fossa passando di livello in livello.

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Iniziamo col dire che Il buco è un film d’intrattenimento che fa la sua parte ottimamente. Pur non brillando per tutta la sua durata, pur risultando a tratti ripetitivo, riesce a tenere la giusta tensione sfruttando con intelligenza i pochi mezzi a disposizione. La location è praticamente una, ma viene “moltiplicata” e inquadrata con inventiva. A Gaztelu-Urrutia non manca poi la ferocia, non lesina sul sangue e sulle sgradevolezze, supportate da un cast assolutamente all’altezza.

Il problema sta però nel fatto che il film vorrebbe trattare un tema assai complesso, e lì scivola decisamente in un semplicismo irritante. Davvero è credibile che tutti i personaggi del film manchino completamente di altruismo e solidarietà e collaborazione, pur costretti  a vivere nella stessa tragedia da mesi? I tempi orribili che stiamo vivendo ci dimostrano che le difficoltà a volte hanno proprio l’effetto di unire, invece che di dividere, soprattutto se le persone sono relativamente vicine e se la prigionia va avanti da molto tempo.

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Perfino il lasciare gli altri senza cibo avrebbe senso se, come in Snowpiercer, film che sviluppa in maniera più complessa un sottotesto simile, le “classi” fossero fisse o quasi. Ma qui, ogni mese, ognuno cambia livello e praticamente tutti hanno provato la fame come l’abbondanza dei primi livelli. Difficile quindi credere che nessuno abbia sviluppato un senso di comprensione dell’altro.

Peccato insomma che il lato di “critica sociale” de Il buco non sia al livello della coinvolgente ferocia con cui affronta l’aspetto puramente di intrattenimento.

Titolo originale: El hoyo
Regia: Galder Gaztelu-Urrutia
Interpreti: Iván Massagué, Zorion Eguileor, Antonia San Juan
Distribuzione: Netflix
Durata: 94′
Origine: Spagna, 2019

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.33 (9 voti)