Il Caso Ziqqurat, la serie interattiva di Fulvio Risuleo

Durante la diretta di una puntata del programma per bambini Ziqqurat, il marionettista del pupazzo principale, l’elefante-oracolo Ziguro, viene trovato morto. Arrivato sul posto l’investigatore capisce subito che si tratta di un omicidio e decide di interrogare tutti i presenti. Produzione Artchivio e Cloud9 in collaborazione con DBW Communication e il sostegno del MiBACT e di SIAE, Il Caso Ziqqurat è una short-series di Fulvio Risuleo, giovane autore premiato a Cannes nel 2014 e vincitore della Semaine de la Critique di Cannes 2015 per i cortometraggi Lievito Madre prima e Varicella poi, nonché regista, a soli 26 anni, del suo film d’esordio Guarda in alto. E sarà stata decisiva proprio una certa ambizione giovanile a caratterizzare il concepimento dell’operazione-Ziqqurat, visto che nella web-serie è lo spettatore a sostituirsi all’investigatore e a gestire l’indagine, decidendo quali sospettati interrogare prima o dopo, fino a risolvere lui stesso il rompicapo, immergendosi nell’episodio conclusivo, girato a 360 gradi grazie alle tecnologie della realtà virtuale.

Ne Il Caso Ziqqurat, quindi, Kidding di Michel Gondry si trasforma in una torbida detective story, avente nella fattispecie le modalità di Heavy Rain, il celebre e precursore videogame targato David Cage, primo ideatore del concetto di “film interattivo” (anche se nel suo caso, ovviamente, applicato al formato videoludico “punta e clicca”), evidente ispiratore, oltre che dello stesso Risuleo, di Netflix e del chiacchierato episodio di Black Mirror, Bandersnatch.
In Italia, però, un simile esperimento ancora non era mai stato provato, e questo fa de Il Caso Ziqqurat di fatto la prima serie interattiva prodotta nel nostro paese. La serie è stata da poco (20 marzo) resa disponibile, sulla piattaforma ziqqurat.artchivio.net, creata da Artchivio appositamente per la corretta fruizione dell’opera, con estrema cura e dovizia. Accedendo al portale, allora, dopo la visione dell’introduzione, che espone il terribile accaduto e registra l’entrata in scena dell’investigatore, lo spettatore viene portato di fronte alla schermata in cui può scegliere autonomamente in che ordine vedere il singolo interrogatorio dei diversi personaggi, durante i quali si può inoltre attivare una seconda traccia audio con cui ascoltare i pensieri dell’investigatore (avente la voce “radiofonica” di Fabio Visca), e appuntare tramite un block-notes virtuale le proprie annotazioni in merito. Una volta sentiti tutti, si può quindi provare ad “accusare” un colpevole e constatare se si è indovinato o meno (e accedere quindi al già citato episodio risolutivo), o altrimenti ritentare oppure addirittura “arrendersi“.

Naturalmente sono le deposizioni dei “soliti sospetti” l’elemento chiave di tutta l’operazione, denominati dallo stesso regista protagonisti nostalgici“. E vedendo i volti prescelti non si può che dargli ragione, visto che tra i volti noti di piccolo e grande schermo come Giovanni Esposito e Federica Sabatini (Suburra 2), spiccano in particolar modo quelli di Sofia/Sonia Cerola, storica conduttrice de La Posta di Sonia in onda su Super3, e di Franco/Danilo Bertazzi, da tutti conosciuto come il mai dimenticato Tonio Cartonio della Melevisione (entrambi hanno parlato della propria esperienza a Fanpage.it, in un’intervista disponibile direttamente qui sotto).
Quello che appare come un divertente quanto coraggioso esperimento, trova quindi nella nostalgica referenzialità agli anni ’90 e alle strizzate d’occhio agli ultraventenni cresciuti in rete (e, in particolare, a chi ha vissuto fake news virali come la morte di Tonio Cartonio per overdose) i propri tratti distintivi, tanto che Risuleo ha poi dichiarato che, rivedendolo, gli è sembrato di aver girato “un documentario”. Tutta l’operazione è stata infatti impreziosita da una messa in scena tecnica e funzionale ma allo stesso tempo artistica e fumosa, a condire la visione di un piacevole retrogusto, a metà tra l’intrigante noir e il gustoso grottesco.

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