"Il cavaliere oscuro" – Il viaggio al termine della notte di Christopher Nolan

Il cavaliere oscuroAll’origine è sempre oscuro il cuore della fiamma… Poi il fuoco divampa. Scintilla prometeica che invade a poco a poco l’oscurità dandole luminosità e calore. Le immagini stesse, la loro forma, sembrano essere una lingua di fuoco che si agita e seduce (che si agita per sedurre…) lo sfarfallio dell’occhio. Le scintille si consumano l’un l’altra, si spengono l’una contro l’altra… I margini dell’inquadratura si restringono per contenere solo ciò che è (sembra essere…) utile anche nel suo incanto funereo (Fritz Lang lo sapeva bene…) e il montaggio come una danza d’amore ritesse il tutto, cerca di resiste al lutto.

Dentro The Dark Night Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan la linea del cinema deriva tace s’impunta scavalca sfila tra il colorito della vita che mima la morte. E’ inarcatura del desiderio che tiene ancora insieme due corpi che lottano, soffrono, amano; è legame di tempo e di spazio e insieme illusoria corsa contro il tempo per essere laddove si è spinti dal pensiero e dall’amore, per esserci prima che sia troppo tardi, prima che tutto vada in frantumi; è sapiente e controllato decoupage architettonico che ragiona sul caso/caos; è etica dimostrata con metodo geometrico; è equilibrio precario di corpi che si lasciano andare nel vuoto.

Il cinema di Christopher Nolan si è fatto più insorgente, albeggia di una luminosità insolita e in essa le immagini appaiono come lacerate, strappate, tormentate tra un segno di ambiguità e un gesto di identificazione; qui ambiguità e identificazione sono tenute insieme, forse perché le immagini si possono solo condividere? Forse perché è sfuggente e ingannevole poterle comprendere nella loro profondità? Forse perché è difficile percepire quando di esse si getta via tutto ciò che è inutile e quando invece esso si vive come cosa di cui non si può fare a meno? Il cavaliere oscuro

Gioco di maschere, dunque, come nella/dalla meravigliosa e folle sequenza iniziale della rapina che personifica (nel senso che incarna…) il gioco delle presenze altre, delle doppie o oscure identità, e già scopre, assimila, il riso maligno e sarcastico dello sberleffo, e non permette allo sguardo di andare oltre, lo contiene dentro i margini. Tutto ciò che si filma è dentro il cinema, come tutto ciò che si vive è dentro l’esistenza. Lo sguardo può conservare quelle fenditure che permettono di vedere oltre la pelle delle immagini solo tendendo al centro della propria segretezza. L’occhio può girare su se stesso solo quando l’immagine non è messa completamente sottosopra.

Quello di Christopher Nolan è un viaggio al termine della notte o della morte e dunque della vita (in Louis-Ferdinand Céline erano la stessa cosa): corsa esistenziale verso la morte (mentre il vento ti accarezza il viso…), non un atto di nichilismo ma l’inevitabile oscurarsi della vita fissata e raggrumata nella materia, nella sua forma fisica ed emotiva, perché i moti del corpo sono tutt’uno con quelli dell’animo. Dentro The Dark Night – Il cavaliere oscuro c’è questa insostenibile verità che forse è quella stessa del cinema (come nell’adagio più noto che ne indica il lavorio), d’altronde per un corpo intessuto di tempo vivere significa consumare la vita… Ma nel tempo c’è sempre la possibilità di un altro raccordo per scoprirsi ancora leggeri: stringersi volteggiando spinti verso il basso dalla forza di gravità e scoprire dopo la caduta, alla fine della vertigine, di essere ancora vivi.

 

Titolo originale: The Dark Knight
Regia Christopher Nolan
Interpreti: Christian Bale, Michael Caine, Maggie Gyllenhaal, Heath Ledger, Gary Oldman, Morgan Freeman, Eric Roberts, Aaron Eckhart
Distribuzione: Warner Bros Pictures
Durata: 152’
Origine: Usa, 2008