Il cielo può attendere, di Ernst Lubitsch

Il film è del 1943 ed Ernst Lubitsch avrebbe realizzato ancora tre film, ma con Heaven can wait dirige la sua opera più malinconica dal sapore di un addio. Se la forma della commedia ricopre fastosamente il suo contenuto, non è difficile accorgersi di come questo film costituisca qualcosa di più di un racconto di un libertino e qualcosa di diverso da una divagazione morale del proprio autore. Per queste ragioni e, paradossalmente, proprio per il taglio divertito e divertente che lo accompagna, il film vive di quella tormentata presenza del ricordo che diventa struggente proprio quando vi è la certezza dell’avere carpito il momento e che si scioglie da quell’inquietudine solo quando il definitivo addio si è ormai consumato.

Film di sublime leggerezza e autentico esempio di fattura ricca del leggendario lubitschiano “tocco”, esempio di un cinema che è scomparso, elegante, sobrio, accattivante, cinico e romantico, un cinema che solo i grandi pessimisti tedeschi di Hollywood ci hanno saputo servire. Il cielo può attendere è nel contempo opera di impianto classico, derivato dalla migliore tradizione della commedia americana e del romanzo europeo, materia dominata con magistrale orchestrazione e partitura dal suo grandissimo autore, e opera moderna che, sfidando il comune sentire, mette in discussione la coscienza stravolgendo la corrente opinione che riconosce solo nel salvifico perbenismo a tutto tondo la soluzione ad ogni forma di seduzione frutto di umana curiosità. La lunga storia terrena di Henry Van Cleve (un abilissimo Don Ameche), narrata al diavolone che lo accoglie dopo la sua dipartita, è un esempio di accettabile cialtroneria, ma, come sarà dimostrato, anche di una onestà di fondo dei sentimenti nei confronti della donna che lo ha accompagnato per tutta la vita. È dura da digerire, ma la vita di Henry si divide tra questi due canoni antitetici che rendono il personaggio umanissimo e vero e proprio uomo senza qualità afflitto da inguaribile dongiovannismo fino in fondo alla propria vita, spalleggiato in gioventù da quell’inguaribile epicureo del nonno. E così il cielo può attendere diventa l’ulteriore invocazione di umanità che tutto il film suggerisce attraverso una visione non soltanto laicizzante, quanto piuttosto carica di una tensione verso la perfezione che esiste finché esiste la vita dominata da questa umana imperfezione dalla quale non si può e non si vuole guarire.

 

Titolo Originale: Heaven Can Wait
Regia: Ernst Lubitsch
Interpreti: Gene Tierney, Don Ameche, Charles Coburn, Marjorie Main
Origine: Usa, 1943
Distibuzione: Lab80
Durata: 112′