Il clan dei ricciai, di Pietro Mereu

Pietro Mereu scava nelle storie di sofferenza di un gruppo di ricciai cagliaritani ex carcerati, i quali si mettono a nudo, con una disarmante umanità, di fronte all’obiettivo. Su Sky Arte.

Il mestiere del ricciaio – precisamente, pescatore di ricci di mare – costituisce già per sua essenza una pratica singolare carica di fascino e del mistero dell’antica tradizione. Il ricciaio vive di/per mare, e trascorre persino i mesi più freddi sulla barca, alla ricerca di ricci e altri frutti marini, attingendo a quello che, per taluni, è un nuovo – definitivo – “ufficio di collocamento” moderno. Ma il mare cristallino di questa Sardegna rappresenta molto di più: seconda, o forse ultima, possibilità; fonte di sopravvivenza o riscatto; affrancamento, unico e solo, da una “prepotenza legale” reiterata per tutta la vita.

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Pietro Mereu, regista di documentari e autore televisivo, ex uomo-sandwich “disoccupato in affitto”, rientra nella sua Sardegna per raccontare stavolta di un gruppo di uomini di Cagliari e dintorni, tutti accomunati da un passato difficile e dai problemi con la legge. Tutti salvati dal mare, nel quale oltre ai ricci hanno trovato – insieme – una personalissima forma di redenzione. Mereu inizia la sua indagine calandosi nel cuore del capoluogo sardo, accompagnato da alcuni dei personaggi che diventeranno protagonisti del racconto a seguire. Alle immagini di una Cagliari radiosa come la si conosce abitualmente, con il suo mare blu e i colori accesi dell’estate, si oppongono racconti di malavita, di guerre tra nuovi poveri e macchine incendiate per ripicche tra clan. Si accantona da subito, dunque, l’immagine “di superficie” della solare Sardegna, per scavare nelle storie che in pochi conoscono, denudando gradualmente il corpo di un luogo e di un popolo – i pescatori – che si confessa fragile e sofferente.

Lo sguardo di Mereu lascia, così, la città borghese per incunearsi nei quartieri del degrado e della povertà più nera; traghettato via mare da questi ricciai che – di fronte alla macchina da presa – sono tutto corpo e voce, verità e cuore. Gesuino, Massimo, Andrea, Simone, Bruno, insieme al musicista Joe Perrino – autore delle colonne sonore – mettono al servizio del regista la loro storia pregressa, che parla perlopiù di carcere, soprusi e strade sbarrate. Ma questi personaggi portano dentro gli occhi una luce accecante, che travalica con la sua disarmante umanità l’obiettivo e l’opera tutta. Inquadrati nell’impianto classico dell’intervista, Gesuino e i suoi ricciai escono letteralmente fuori dallo schermo; e laddove – solo in apparenza – il racconto in parole sembrerebbe dominare, la crudezza del reale passa invece per sguardi e segni sul corpo, in quella bio-grafia dal carcere che è da sempre il tatuaggio, cicatrice sulla pelle e sull’anima della storia vissuta. Mereu ha il merito di aver lasciato parlare da sé questa – inesauribile – potenza di vita che è insita nei suoi personaggi-persone. Ma è nell’incontro tra i “sopravvissuti” che questa si manifesta nella sua più alta forma di umanità; quando i ricciai indossano la muta e si immergono in acqua, lasciandosi tutto alle spalle, ricominciando ogni giorno attraverso il battesimo del mondo.

Regia: Pietro Mereu
Interpreti: Gesuino Banchero, Massimo Senis, Andrea Venturi, Simone Mattana, Bruno Banchero, Joe Perrino
Distribuzione: Sky Arte
Durata: 67′
Origine: Italia, 2018

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (7 voti)
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