"La casa dei 1000 corpi", di Rob Zombie


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L'uscita nelle sale de La casa dei 1000 corpi, conclude felicemente un lungo e travagliato processo che ha visto il neo regista (già cantante rock) Rob Zombie impegnato a fronteggiare le ritrosie di produttori, distributori e censori, spaventati dalla "pericolosità" del film. Il regista tenta infatti un aggiornamento di codici e umori che il cinema Horror sembrava aver smarrito in questi ultimi anni: recupera l'ambientazione dell'entroterra statunitense, laddove l'isolamento e l'arretratezza culturale genera un limbo di frustrazione e follia in grado di partorire satanismo, perversione e razzismo. E su questa "normalità" disturbata innesta l'elemento razionale fornitogli dalla presenza di quattro ragazzi qualsiasi, costretti a perire dinanzi all'orrore. Il canovaccio consolidato è ancora oggi uno dei più fertili del genere (basti pensare all'inutile remake di Non aprite quella porta, di Marcus Nispel, o al prossimo Wrong Turn, di Rob Schmidt) e rientra in un più vasto gioco cinefilo che permea il testo.


Le citazioni sono infatti molteplici e fanno capo a un universo mentale che si fa corpo del film e conferisce una qualità onirica alla vicenda: rifacendosi alla lezione del primissimo Tobe Hooper, Rob Zombie fonde infatti grottesco e orrore, adottando un tono sovreccitato che apre il film a ogni possibile contaminazione. Le infinite possibilità offerte dalla manipolazione dell'immagine permettono al genere di compiere un passo in avanti verso la creazione di un film teorico, dove la storia è contestualmente attraversata da lampi di testimonianza verité, nei quali i protagonisti/mostri espongono se stessi all'occhio avido di immaginari interlocutori; dove la rappresentazione dell'orrore (lo spettacolo di Halloween che la famiglia orchestra per i suoi ospiti) trascolora senza soluzione di continuità nella ferocia più cruda e insensata; dove la connivenza divertita con il gioco della morte (il museo/luna park di Captain Spaulding) abbatte le barriere morali creando un nuovo concetto di bellezza e di arte. Questo spezza la continuità narrativa tradizionale del genere e conferisce un impianto sperimentale al film, che a sua volta amplifica ancor più la caratura disturbante dello stesso, in un circolo infinito.

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Per effetto di tale lavoro, La casa dei 1000 corpi sgretola ogni possibilità di offrirsi allo spettatore mediante codici prestabiliti, determinando una sorta di timor panico che sconvolge e atterrisce: non è possibile relazionarsi in maniera "serena" con un'opera così schiettamente imprendibile, priva di coordinate che possano permettere una razionalizzazione dell'orrore e della violenza. Ed è questa la potenza di un Horror in grado di cancellare con un colpo di spugna tutto quanto il genere è stato capace di produrre negli ultimi anni, riallacciandosi alla cifra estetica non riconciliata del periodo aureo del genere. Quella che ce lo rende dannatamente prezioso.


Titolo originale: House of 1000 Corpses
Regia: Rob Zombie
Sceneggiatura: Rob Zombie
Fotografia: Tom Richmond, Alex Poppas
Montaggio: Kathryn Himoff, Robert K. Lambert, Sean Lambert
Scenografia: Gregg Gibbs
Costumi: Amanda Friedland
Effetti speciali trucco: Wayne Toth
Interpreti: Chris Hardwick (Jerry), Erin Daniels (Denise), Jennifer Jostyn (Mary), Rainn Wilson (Bill), Sid Haig (Captain Spaulding), Bill Moseley (Otis), Sheri Moon (Baby), Karen Black (Mamma Lucciola), Matthew MacGrory (Tiny), Robert Mukes (Rufus), Dennis Fimple (il nonno), Harrison Young (Don Willis)
Produzione:
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 88'
Origine: Usa, 2002

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