La nave sepolta, di Simon Stone

Simon Stone prova, con “La nave sepolta” ad aggiornare il dialogo tra cinema e teatro ma dopo un promettente inizio diventa insicuro e non va oltre un curato ma prevedibile melò. Su Netflix

Basil Brown (Ralph Fiennes) è l’archeologo appassionato, preparato ma insofferente al paludato mondo accademico che nel 1939, ingaggiato dalla vedova Edith Pretty (Carey Mulligan) per effettuare degli scavi in alcuni terreni di sua proprietà, ritrovò per caso il relitto integro di una nave anglosassone del VII secolo. La nave sepolta è il film di Simon Stone che ricostruisce la storia (vera) degli scavi di Sutton Hoo ma in un gioco tra realtà e sua mediazione attraverso il cinema, è anche una pellicola che organizza due indagini, la prima legata alla sua storyline, l’altra spostata nella dimensione del linguaggio filmico.

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Stone, affermato regista teatrale prestato al cinema, prova infatti ad utilizzare una pellicola quasi d’occasione, che tra period drama, spunti edificanti e afflato patriottico prova ad essere (un po’come The Imitation Game o La teoria del tutto prima di lei) la perfetta carta vincente da presentare agli Academy, per cercare una forma che rinnovi le fondamenta della messa in scena dello spettacolo dal vivo attraverso il cinema.

Il primo atto del film è quindi uno straordinario laboratorio scenico in cui Stone quasi gioca con il medium cinema alla ricerca del linguaggio più adatto per raccontare la sua storia. Lo spazio è catturato da focali stretti e movimenti di macchina dinamici e le sequenze di scavo del relitto diventano quasi dei momenti performativi, in cui il movimento ripetitivo racconta alla perfezione l’ossessione per il relitto di Basil Brown, che diventa quasi un archetipo tra i personaggi di Herzog e quelli di Naderi. Simon Stone usa il relitto come un catalizzatore di storie che, tra sessismo e lotta di classe, raccontano tutte le storture del presente ed il sito archeologico, come il palco teatrale, diventa modello in scala del syi contesto socioculturale di riferimento.

Poi, però, qualcosa sembra cedere. Troppo preso nella sua azione di conversione di un intero linguaggio Stone non si rende forse conto che qualche elemento, traslato in un altro contesto, faticherà sempre a porsi nei confronti dello spettatore con la stessa efficacia. Nel caso de La nave sepolta, lo “specifico teatrale” è legato all’elemento pedagogico del teatro, ridotto dalla cornice cinematografica ad una morale a grana grossa e dal passo didascalico. Lentamente, Simon Stone perde i suoi punti di riferimento e sembra cadere vittima delle insicurezze, e cambia il focus della narrazione. L’impresa archeologica finisce in secondo piano e la diegesi annacqua il racconto attraverso una svolta melò indubbiamente curata ma prevedibile, rifugiandosi nel genere dopo il coraggio dell’ottimo primo atto. Al contempo, anche la regia si adegua al ritorno all’ordine della forma optando per un passo (cine)televisivo, che privilegia la chiarezza del quadro alle sperimentazioni.

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Incerto se essere il racconto di una coraggiosa follia, tanto storica quanto filmica, o un classico period-drama, pur nella sua cura formale La nave sepolta è evidente simbolo di quanto la dimensione audiovisiva inglese, a tratti, non riesca ad uscire mai davvero dal proprio seminato, accontentandosi di progetti popolari ma privi della spinta necessaria per interrogarsi davvero sulla dimensione mediale con cui interagiscono.

 

Titolo originale: The Dig
Regia: Simon Stone
Interpreti: Ralph Fiennes, Carey Mulligan, Lily James, Johnny Flynn, Ben Chaplin, Ken Stott, Monica Dolan


Distribuzione: Netflix
Durata: 112′
Origine:
, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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