La rivincita delle sfigate, di Olivia Wilde

Regine per una notte. Folle e imprevedibile. Alla ricerca del tempo perduto. Come in questa opera d’esordio dell’attrice Olivia Wilde, si riversasse di colpo il cinema degli anni ’80 creato principalmente attraverso il proprio immaginario. Per certi aspetti La rivincita delle sfigate (in originale Booksmart), è lo Stranger Things del teen-movie. La Wilde è nata nel 1984. Nello stesso anno dei creatori della popolare serie, i fratelli Duffer. Un viaggio ipnotico alla Fuori orario e Tutto in una notte, ma con il clima di John Hughes, Bella in rosa, ripassato attraverso Mark Waters di Mean Girls e Will Gluck di Easy Girl. Si perché l’interprete di The Next Three Days, Tron: Legacy e La vita in un attimo deve averci pensato da tempo a questo suo primo lungometraggio dopo il suo corto del 2011 Free Hugs. L’accoglienza critica negli Stati Uniti, a ragione, è stata nolto favorevole. Su Rotten Tomatoes è al 97%. Perché è un film scritto alla perfezione da quattro sceneggiatrici (Emily Halpern, Sarah Haskins, Susanna Fogel, Katie Silberman), ma che dove ogni momento sembra quasi arrivare da una memoria personale. Anche nei piccoli, apparentemente insignificanti, gesti: il balletto vicino alla macchina, le scritte in bagno corrette, i corridoi della scuola.

Molly ed Amy, migliori amiche sin dall’infanzia, sono sempre state due studentesse modello. Ma durante l’ultimo giorno di scuola si sono rese conto di non essersi mai divertite troppo e di aver sprecato gran parte degli anni della loro adolescenza. In una notte decidono di recuperare tutto tempo perduto. Tra feste mai fatte e sballi improvvisi.

Non ci nascondiamo troppo. La rivincita delle sfigate è un’autentica sorpresa di inizio stagione. Anzi, un vero colpo di fulmine. Che dopo un inizio calibrato sui canoni del teen-movie, si scatena. Merito anche delle due protagoniste, Beanie Feldstein – Julie in Lady Bird – e Kaitlyn Dever, che è già stata diretta da Clint Eastwood (J. Edgar), Kathryn Bigelow (Detroit) e Jason Reitman (The Front Runner). Ma soprattutto della capacità della Wilde di isolare le percezioni soggettive (il runore dei passi, il ralenti sullo skate). Di riuscire a parlare con immediatezza della paura di crescere e di sbagliare, dei propri desideri e delle piccoli grandi delusioni. Diventa allucinogeno quasi sul modello di Phillips di Una notte da leoni. Con un karaoke trascinante sulle note di You Oughta Know di Alanis Morissette che viene voglia di cantarlo a squarciagola. Ed è anche pieno di autentiche intuizioni: l’effetto animazione, la scena sott’acqua in piscina, la litigata tra le due amiche dove scompare la loro voce. Ma la regia non diventa mai ingombrante. Sempre al servizio della storia. Forse la lezione imparata dalla Wilde da un regista trasparente come Ron Howard sul set di Rush. E con un finale bellissimo. Tra la commozione e la beffa irridente. Tra un bacio appassionato e una vomitata, del resto, non c’è tanta differenza.

 

Titolo originale: Booksmart
Regia: Olivia Wilde
Interpreti: Kaitlyn Dever, Beanie Feldstein, Noah Galvin, Billie Lourd, Skyler Gisondo, Jessica Williams, Jason Sudeikis, Lisa Kudrow, Will Forte
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 105′
Origine: USA, 2019 

 

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