La vita in un attimo, di Dan Fogelman

La Vita in un Attimo è una storia corale, che prende piede da Will, scrittore fallito e separato dalla moglie Abby, il cui abbandono non smette di tormentarlo. Alla sua terapeuta (Annette Bening), Will racconta la cruda quanto tragica esistenza di Abby, ma soprattutto l’aura salvifica e toccante che circonda il loro incontro, il quale, come detto, si rivelerà solo il principio di un racconto che toccherà più generazioni, addirittura diversi continenti, dove si avvicenderanno profonde sconfitte e meravigliosi trionfi.


Si vede tutta la mano di Dan Fogelman, qui regista e sceneggiatore, nelle quasi due ore piene del film. O perlomeno, più delle importanti collaborazioni con Disney e Pixar che lo hanno lanciato (firma gli script di RapunzelCars, Bolt e crea quel gioiellino televisivo di Galavant), La Vita in un Attimo può quasi sembrare il lungometraggio di This Is Us, la serie plurinominata agli Emmy e ai Golden Globes che lo ha portato alla consacrazione. Attorno a un evento riguardante la prima coppia sulla scena, formata da Oscar Isaac Olivia Wilde, ruotano più livelli temporali, si dipanano diverse vite, commoventi vicende personali e famigliari, che arrivano a ricongiungersi fatalmente in un’unica, grande e romantica storia.

La Vita in un Attimo parte davvero fortissimo, proprio come il sorprendente episodio pilota di This is Us punta sull’imprevedibilità mista a disorientamento della sua narrazione. Prima affida alla voce (e al corpo) di Samuel L. Jackson il ruolo di narratore in modalità “rottura della quarta parete”, ricordando Vero come la finzione nella sua irriverenza, per poi chiarire subito che no, non si tratta affatto una storia divertente. Qui si consuma, invece, tutta la potenza emotiva del cinema di Fogelman, quella dei sentimenti universali, fondata sulla partecipazione dello spettatore, ma senza essere ruffiana proprio perché dichiarata, urlata, in ogni battuta o espressione dei suoi protagonisti. Si registra tutto il suo gusto per le storie a incastro, scandite da frasi ed elementi ricorrenti, in questo caso l’iconico album Time Out of Mind di Bob Dylan come pezzo principe di tutti i legami. Un gusto che già si intravedeva in Crazy, Stupid, Love (di cui è sempre sceneggiatore), in cui una commedia, comunque brillante di suo, veniva elevata proprio da una trama che sul finale univa inaspettatamente tutti i fili della sue coralità.

Dove La Vita in un Attimo però cade e tradisce i suoi presupposti iniziali è proprio nella specialità di Fogelman, ossia nella chiusura del cerchio.  Nell’ultima parte l’autore rischia e gioca tutte le sue carte, sposta l’azione in Andalusia, introduce Antonio Banderas con un lunghissimo e disorientante monologo, finendo con l’impantanarsi per un tempo eccessivo in una storia decisamente più debole, meno intensa, ma soprattutto spogliata di tutti quei caratteri universali che arricchivano le precedenti. L’impressione, infatti, è che Fogelman scelga di puntare tutto sul ricongiungimento finale delle diverse storyline, dimenticandosi nel frattempo di renderle avvincenti e interessanti durante il viaggio. Persino i più avvezzi al suo linguaggio, poi, potrebbero trovare le sequenze conclusive fin troppo patetiche e forzate. Dagli indiscutibili punti di forza che lo hanno portato alla ribalta, allora, nel finale il cinema di Fogelman passa a mostrare tutte le sue debolezze interne, schiavo di una formula che a lungo andare rischia di adagiarsi sugli allori e auto-compiacersi, risultando solo più vuota.

Titolo originale: Life Itself
Regia: Dan Fogelman 
Interpreti: Oscar Isaac, Olivia Wilde, Mandy Patinkin, Olivia Cooke, Laia Costa, Annette Bening, Antonio Banderas 
Distribuzione: Cinema di Valerio De Paolis 
Durata: 117′
Origine: USA, 2018