"La terza stella", di Alberto Ferrari

Totò, Fabrizi, Peppino De Filippo e poi Boldi, Abatantuono e ancora Verdone, Troisi, Benigni fino ad Aldo, Giovanni e Giacomo… grandi comici che dalle assi di teatri e umidi scantinati non hanno certamente sfigurato passando al cinema. Al contrario ne hanno tratto spesso linfa vitale per giungere ancora più in alto o esplorare nuovi territori delle proprie potenzialità. Beh scordateveli. Non che Ale & Franz non abbiano dei numeri per non sfigurare, comici surreali e stralunati di pungente stringatezza quali sanno essere; nel loro piccolo, cavalli di razza della risata da tenere d'occhio. E' solo che avrebbero fatto semplicemente meglio a rimanere nel piccolo schermo che tanto bene sanno bucare dai tempi di Pippo Chennedy show, passando per Mai dire gol e soprattutto Zelig (dal quale si sono portati dietro, inserendoli con una certa forzosità nel film, un pulmino di colleghi…) perché non solo non riescono a trasporre la loro vis cabarettistica sul grande schermo, ma sembrano completamente a disagio, spaesati davanti ad un "semplice ingrandimento" dell'occhio implacabile che li riprende. A contatto con la pellicola non s'incendiano, s'assopiscono fino al nero totale, come dei centometristi che si devono improvvisare "ex abrupto" podisti. Se il film di Ferrari sembrerebbe porci, quindi, la solita, annosa questione del cabaret trasposto al cinema, questa volta ogni dubbio parrebbe definitivamente fugato: l'operazione dovrebbe essere "proibita" in futuro perché non è sufficiente stendere un velo pietoso su questa scoraggiante visione. Ci costringe, invece, a declassarlo non ad un hotel a una stella, neanche a un motel, una pensione o un bed & breakfast ma proprio al più scalcinato ostello immaginabile, che scontenta persino chi ha le più spartane pretese nell'alloggiare il proprio sguardo.


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Regia: Alberto Ferrari
Interpreti: Ale, Franz, Marica Coco, Francesca Giovannetti, Petra Faksova, Stefano Chiodaroli
Distribuzione: Medusa
Durata: 98'
Origine: Italia, 2004

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