LIBRI DI CINEMA – George A. Romero, La notte dei morti viventi.

George A. Romero, La notte dei morti viventiUn viaggio nelle viscere di un classico. Alla scoperte, innanzitutto, delle motivazione che l’hanno reso (più che un classico) un cult, ghettizzandolo (ancor’oggi)  in una nicchia per appassionati. Ostinandosi a circoscriverne  la forza dirompente entro i confini (rassicuranti) dell’horror, riconoscendogli (ingiustamente) il merito di essere il capostipite del cinema splatter e non riconoscendo (ancor più ingiustamente) la portata filosofica e politica della sua riflessione sulla società. Edito da Lindau.

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NOVITA’ – CORSO ONLINE TEORIA DELLA SCENEGGIATURA


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George A. Romero, La notte dei morti viventiGeorge A. Romero, La notte dei morti viventi.
Dario Buzzolan
Seconda edizione Maggio 2009
Lindau
p. 126 – Euro 13,00
 
Un viaggio nelle viscere di un classico. Alla scoperte, innanzitutto, delle motivazione che l’hanno reso (più che un classico) un cult, ghettizzandolo (ancor’oggi)  in una nicchia per appassionati. Ostinandosi a circoscriverne la forza dirompente entro i confini (rassicuranti) dell’horror, riconoscendogli (ingiustamente) il merito di essere il capostipite del cinema splatter e non riconoscendo (ancor più ingiustamente) la portata filosofica e politica della sua riflessione sulla società.
Questo volume s’impegna a fare un’analisi seria del film: sia da un punto di vista tecnico che concettuale, senza dare per nulla spazio ad aride e morbose curiosità: non una pagina che spieghi i segreti del make-up o ci informi (come invece avviene in altri volumi pubblicati oltreoceano) sul tipo di frattaglie usate nelle riprese.
Dritti al cuore (o meglio al cervello) del problema: perché Romero gira quello che gira e perché lo gira proprio in quel modo!
Dopo un riassunto del film sequenza per sequenza, si passa subito alle scelte linguistiche compiute da Romero, liberando subito il campo dall’ipotesi che la tecnica cinematografica adottata possa essere banalmente in risultato del basso (bassissimo) budget a disposizione del regista o della frammentarietà delle riprese. Tramite una dettagliata analisi delle sequenze, Buzzolan dimostra che le inquadrature fisse, quelle a spalla e quelle (poche) a “spalla fisse” hanno, naturalmente, una ragione narrativa.
Ma l’aspetto di gran lunga più importante, ed anche il più perturbante, è senza dubbio quello contenutistico. Proprio sotto questo aspetto il film risulta estremamente sfuggente: apparentemente costruito sullo schema del film d’assedio (tipo Un dollaro d’onore) ne tradisce l’assioma di base: dato dal far fronte comune all’assedio tirando fuori da ognuno dei protagonisti il meglio di se. Ne La notte dei morti viventi, il risultato è, ovviamente, ribaltato. Analogo discorso vale per i meccanismi classici della paura: suspanse, sorpresa e attesa, usati qui (apparentemente) fuori luogo e cioè non per sottolineare i comportamenti degli zombi (ma sarebbe più appropriato chiamarli morti viventi, visto che gli zombi, facendo riferimento alla tradizione vodu haitiana, sarebbero, almeno in origine, cosa diversa) ma degli umani.
Insomma un film al contrario, nel quale allo spettatore è sostanzialmente impedito di identificarsi conNight of the living dead qualsivoglia membro del gruppo. Buzzolan è bravo dapprima a farci entrare in queste dinamiche per poi spiegarcene le ragioni.
Essenziale, poi, il capitolo dedicato ai presupposti tematici nel quale Buzzolan dimostra, ancora una volta, di non volersi fermare alla superficie (e, magari, liquidare il film come una critica al capitalismo tout court), ma rilegge il film alla luce delle grandi scuole di pensiero del ‘900: da Freud e Bataille fino ad Adorno e Horkheimer.
In conclusione, però, va detto che il libro avrebbe meritato un serio lavoro di aggiornamento in fase di ristampa. Se, com’è ovvio, tutto il discorso sul film è perfettamente valido ed attuale, non è così per quei capitoli (benché di contorno) che hanno, invece, funzione informativa e risultano, a dieci anni dalla prima edizione, superati. Si fa riferimento al capitolo relativo alla filmografia di Romero (peraltro breve ma ben realizzato) che risulta, inspiegabilmente, fermo a La terra dei morti viventi del 2005, ed ignora completamente Diary of the dead (anzi, ne annuncia l’uscita per il 2009, quando in realtà è già uscito nel 2007!).
Altro capitolo palesemente datato è quello che si occupa dei “figli dei morti viventi”: cioè dei film che, in un modo o nell’altro, si sono nutriti dalla pellicola di Romero. Benché non abbia pretese di esaustività, fa comunque effetto vedere che i riferimenti si fermano agli anni ’90, tralasciando proprio il decennio (l’ultimo) che più di ogni altro è stato ricco di “figli”: a cominciare dall’apprezzabile L'Alba dei morti viventi ("remake" di Zombi ad opera di Zack Snyder) e proseguendo con un’incredibile serie di film (tutti peraltro con qualcosa da dire) come: L’Alba dei morti dementi (ottimo lavoro d’esordio del promettente Edgar Wright), 28 Giorni dopo (trasposizione londinese ad opera di Danny Boyle) ed il suo sequel 28 Settimane dopo, fino ad arrivare ai recenti Rec, e Planet Terror di Rodriguez. Per non parlare del contagio planetario di Resident Evil.
Il tutto a dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, dell’attualità di una pellicola che ha saputo dare un volto (orribile) alla nostra società nel quale, evidentemente, continuiamo a specchiarci.
 
 
Indice:
Un film “filosofico”
I mostri all’angolo della strada. Il morto vivente nella tradizione horror
La veglia della ragione genera mostri. I film di George A. Romero
Il film
La storia in sequenza
Inquadrature inspiegabili. Gli indizi stilistici
Storia e ripetizione. L’architettura narrativa
“Acqua dentro l’acqua”. I presupposti tematici
Appendice:
La covata malefica. I figli dei morti viventi
Antologia critica
Bibliografia
 
 
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