LIBRI DI CINEMA – "L'invenzione del luogo – Spazi dell'immaginario cinematografico"

L'invenzione del luogoL'invenzione del luogo. Spazi dell'immaginario cinematografico

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a cura di Andrea Minuz

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Edizioni ETS

pp. 183 – 14 euro

  

  

  

Nella cosiddetta epoca dello spazio “liquido”, in cui i new media sottopongono costantemente e coattamente la riflessione sulla spazialità all’ottica del virtuale – trionfo del non luogo postmoderno trasformato in puro immaginario – tornare a riflettere sui luoghi del cinema diventa un esercizio fertile e necessario. Perché proprio il cinema si pone come cartina di tornasole utilissima per comprendere quella tanto decantata perdita di coordinate del nostro (neo)reale. E allora questo testo strutturato in nove saggi (e a cura di Andrea Minuz, docente presso l’università La Sapienza di Roma) si propone appunto di andare alla ricerca degli spazi cinematografici diventati icone imprenscinbili del nostro inconscio collettivo (dal Bates Motel di Psyco sino all’Overlook di Shining, dalla Monument Valley di Ford sino alla Via Veneto di Fellini, ecc) per verificare e dimostrare la capacità del cinema di non limitarsi a rappresentare i luoghi, ma di operare una totale riconfigurazione spaziale che tenda verso l'invenzione. Perchè il cinema «riscrive, manipola e organizza lo spazio in funzione dell’immaginario, fino a che l’immaginario non diventa esso stesso luogo»: una facoltà  vista sì come congenita, ma in crescita esponenziale negli ultimi trent’anni. E la struttura agile di questo libro (nove brevi saggi che non si inoltrano mai in inutili digressioni) riesce bene a coglierne l’evoluzione nei cento anni di storia: se Fellini ricostruiva Via Veneto a Cinecittà operando una sottile rifigurazione della geografia romana che deragliava verso una topografia mentale, Kubrick parte direttamente da questa rifigurazione e crea «luoghi che costituiscono un orizzonte di visione senza rimandi significativi a un fenomenico noto e indagabile». Il cinema insomma è capace di creare uno spazio che possa prescindere dal reale arrivando al punto di cambiarne i connotati, e il caso della Monument Valley è emblematico in tal senso. Merito principale dei nove saggisti è poi quello di non rinchiudersi in un linguaggio teorico di stampo prettamente accademico (che comunque è avvertibile come forte sostrato delle loro analisi), ma di cercare di “aprirsi” ad una fruibilità più ampia che possa far apprezzare questo libro non solo alla ristretta cerchia degli addetti ai lavori. Ecco che ci si inoltra in una sorta di tour guidato tra i luoghi simbolo dell’immaginario cinematografico novecentesco (tour per forza di cose parziale, ma abbastanza esaustivo nelle scelte operate) che culmina con la vera e propria “invenzione del luogo” nel cinema di Gus Van Sant. Perché in Elephant si parte addirittura da un fatto realmente accaduto (la strage di Columbine) e si arriva alla teorizzazione di uno spazio insondabile, frutto di una totale “riscrittura” del vero teatro di quella tragedia. Insomma, L'invenzione del luogo è un ottimo testo propedeutico alla visione di qualsiasi film odierno, perché spinge e sprona il lettore ad ulteriori analisi e riflessioni su un concetto così evidentemente attuale come la riformulazione continua dello spazio che ci circonda.

 

 

INDICE

 

          “L’insieme dei luoghi di cui si fa esperienza” (di Andrea Minuz)

          La Monument Valley e l’immagine mediatica (di Paolo Bertetto)

          Il deserto sotto l’immagine. Las Vegas e il cinema postmoderno (di Simone Arcagni)

          Hotel Overlook: la geografia immaginaria di Shining (di Silvia Vacirca)

          “Esterno notte”. Via Veneto, La Dolce Vita e l’esperienza del luogo (di Paolo Noto)

          Il Korova Milk Bar: Pop Art e postumano (di Valentina Valente)

          Un’America inaccessibile. Hitchcock, Psyco e il Betes Motel (di Rossella Catanese)

          Los Angeles Noir. La metropoli frammentata e gli spazi del perturbante (di Lorenzo Marmo)

          Fuoricampo. Immaginare (e ricostruire) Auschwitz al cinema (di Guido Vitiello)

          “In uno spazio oscuro dove non si può mettere niente”. Elephant e la Columbine High School (di Andrea Minuz)