L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, di Sydney Sibilia

Una storia vera raccontata anche con un tono da fiaba che non riesce a mantenere la spinta iniziale ma recupera sul finale. Buona la prova di Germano e sorprendente quella di Leonardo Lidi. Su Netflix

La storia ha già davvero qualcosa di incredibile. L’Isola delle Rose è infatti esistita veramente ed è stata costruita dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa. Si trovava in mezzo al Mare Adriatico a 500 metri al di fuori delle acque territoriali italiane. Il 1° maggio 1968 si è autoproclamata stato indipendente. La lingua parlata era l’esperanto. Ma non è stata mai riconosciuta come tale da nessuna nazione e nel febbraio 1969 è stata demolita.

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L’incredibile storia dell’Isola della Rose, quarto lungometraggio di Sidney Sibilia dopo la trilogia di Smetto quando voglio e prodotto dalla Groenlandia, racconta questo folle progetto. Il film inizia con il protagonista Giorgio Rosa che si trova a Strasburgo al Consiglio d’Europa nel novembre 1968 e poi parte un lungo flashback dall’anno prima in cui viene messa a fuoco il genio sregolato dell’ingegnere meccanico. Deciso a riconquistare il cuore della sua ex-Gabriella, voleva dimostrarle che era capace di fare qualcosa di buono e non solo far scoppiare la tv del padre della ragazza mentre stava guardando la Nazionale di calcio. Così, aiutato anche dall’amico Maurizio (notevole la prova di Leonardo Lidi, attore e regista teatrale piacentino), riesce a realizzare il suo folle progetto. Durante quell’estate moltissimi ragazzi si dirigono sull’isola per divertirsi. Le autorità italiane però decidono di dichiarargli guerra.

Come i protagonisti di Smetto quando voglio, anche L’incredibile storia dell’Isola delle Rose porta sullo schermo una figura che mette in atto la sua personale ribellione perché, malgrado la preparazione, non riesce a trovare un posto nella società e allora se lo crea da solo. La sceneggiatura dello stesso regista e di Francesca Manieri resta ancorata alla storia realmente accaduta ma assume al tempo stesso una dimensione favolistica. Forse è questo il lato più affascinante del film, trainato da Elio Germano con accento bolognese che nelle produzioni Netflix incarna ancora un sognatore sradicato dalla realtà dopo L’uomo senza gravità. Il film non riesce però a mantenere la spinta iniziale. Dimostra certamente di mettere meglio a fuoco i rapporti privati (l’amicizia tra Giorgio e Maurizio e il tormentato rapporto con Graziella, interpretata da Matilde De Angelis) mentre restano un po’ troppo marginali le figure dei genitori. I limiti maggiori però si evidenziano nel modo di rappresentare la classe politica dell’epoca con Luca Zingaretti nei panni dell’allora Presidente del Consiglio Giovanni Leone e Fabrizio Bentivoglio in quelli del Ministro dell’Interno Franco Restivo (l’avversario più spietato di Giorgio) che sembra uscita da un film di Paolo Sorrentino. In più appare un po’ troppo insistita la metafora sugli ideali e la possibilità di cambiare il mondo da parte delle generazioni più giovane, come viene sottolineata dalle immagini del Maggio francese. Recupera però slancio nel finale. Perché è il momento che sembra staccarsi di nuovo dalla storia. Il desiderio infranto, il sogno che crolla; i protagonisti, Giorgio in testa, tornano a parlare in prima persona a cuore aperto.

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Regia: Sydney Sibilia
Interpreti: Elio Germano, Matilda De Angelis, Leonardo Lidi, Fabrizio Bentivoglio, Luca Zingaretti, François Cluzet, Tom Wlaschiha
Distribuzione: Netflix
Durata: 117′
Origine: Italia, 2020

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2.37 (27 voti)
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