L’innamorato, l’arabo e la passeggiatrice, di Alain Guiraudie

Il regista francese conferma il suo talento, attraversando con leggerezza tutti i luoghi comuni del contemporaneo, tra le piaghe della società di oggi e componendo l’allegoria dei mali attuali

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Médéric è un uomo sotto i quaranta che s’invaghisce di una prostituta, Isadora, donna di mezza età sposata con un marito gelosissimo. Tutto si svolge nella Francia centrale, a Clermont-Ferrand, nel cuore del Paese dove probabilmente si sente ancora di più la contrapposizione tra l’antico e il moderno, in una cittadina circondata dalla campagna, altopiani e montagne. Durante il corteggiamento tra l’innamorato e la passeggiatrice, avviene un inaspettato attentato terroristico di apparente matrice islamica. Quella sera stessa, un giovane ragazzo arabo, Selim, chiede riparo a Médéric, il quale, pur accogliendolo, comincia a nutrire sospetti sul ragazzo stesso e sul suo coinvolgimento nel fatto di cronaca che ha sconvolto la comunità. Médéric è combattuto e in preda alla confusione: deve fronteggiare i suoi desideri amorosi sempre più pressanti, la sua accrescente empatia verso il giovane ragazzino assediato dagli stessi giovani arabi del quartiere convinti della sua colpevolezza e l’invadenza di una sua collega di lavoro, che rappresenta la Francia emancipata, senza muri nella testa.

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Tutto gira all’inverso, è Médéric che s’innamora della prostituta ed è quest’ultima a godere maggiormente negli amplessi, mai però portati a compimento, perché succede sempre qualcosa sul più bello ad interrompere. Presentato nella sezione Panorama del Festival di Berlino e all’ultimo Torino Film Festival, L’innamorato, l’arabo e la passeggiatrice (traduzione, a dir poco, impervia, del titolo originale…), è la rappresentazione di un microcosmo leggero e giocoso, in una “vaudeville” in cui nulla è mai come sembra. Alain Guiraudie, ancora una volta, dimostra il suo talento sempre più apprezzato dalla critica e dal pubblico. Questa capacità di lasciar tendere l’utopia alla fiaba, in un segreto eccitante, ma mai in attrito. In quella apparente semplificazione di forma, con i gesti e le azioni del quotidiano, mai perfettamente uguali, si cerca lo scarto visivo e narrativo, per scivolare dalla commedia al sociale, con fluttuante e spiazzante leggerezza.

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D’altronde lo stesso film si apre con una sorta di “inganno”, un’apparente soggettiva: il protagonista che guarda in macchina dall’altra parte della strada, come se avesse scoperto un occhio indiscreto, in realtà è stato catturato dalla prima visione della passeggiatrice Isadora. La leggerezza, appunto, per rivelare la gravità e la complessità delle cose, è sicuramente l’arma più convincente in dotazione del regista, capace di esplorare l’incredulità attraverso il dubbio e l’esitazione. I luoghi comuni sul contemporaneo si ritrovano tutti insieme nel cuore della Francia, tra le piaghe della società di oggi, mettendo su l’allegoria dei mali attuali: il sospetto, la violenza, la sfiducia, la dipendenza. Il panico sociale non è esposto, ma si confonde negli stravaganti passaggi laterali del vivere.

 

Titolo originale: Viens je t’emmène
Regia: Alain Guiraudie
Interpreti: Jean-Charles Clichet, Noémie Lvovsky, Iliès Kadri, Michel Masiero, Doria Tillier, Renaud Rutten, Philippe Fretun, Farida Rahouadj, Miveck Packa, Yves-Robert Viala, Patrick Ligardes, Sami Outalbali
Distribuzione: Satine Film
Durata: 100’
Origine: Francia, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
Sending
Il voto dei lettori
3.8 (5 voti)
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