"Lo sconosciuto del lago" – Incontro con Alain Guiraudie

lo sconosciuto del lagoDopo il premio per la miglior Regia nella sezione Un Certain Reagard dello scorso Festival di Cannes e il trionfo critico riscontrato in Francia, sbarca anche in Italia Lo sconosciuto del lago di Alain Guiraudie. Un thriller d'autore che ritrae in maniera molto realistica una comunità omosessuale che si incontra sulla riva di un lago. Intervenuto in conferenza stampa anche il responsabile di Teodora Film Vieri Razzini che distribuisce il film in Italia.

Il film ha delle scene di sesso molto esplicite, credete che ci saranno problemi con la censura in Italia? Quale sarà la vostra strategia di lancio? E per il regista: la censura ti preoccupa?

Razzini: ovvio che ci aspettiamo il divieto ai minori di 18. Ma nulla più. Non si parla di tagli imposti a un film da almeno 50 anni e spero che non se ne parli più. Nessuna strategia particolare, ci limiteremo a rispondere alle critiche sensate e non risponderemo alle critiche dettate solo dal pregiudizio.

Guiraudie: so bene che l'Italia è un Paese un po' più influenzato dal cattolicesimo rispetto alla Francia, non so sinceramente che reazioni potrà avere il mio film. Dico solo che in fondo ci sono 2 sole scene "esplicite" riguardanti l'atto sessuale e se le ho inserite l'ho fatto perchè ritenevo che fossero importanti per il film. Quindi non desidererei minimamente tagliarle. Quando scrivevo il film, per pura curiosità, ho visto un po' la disciplina di divieto il Francia e quanti film erano stati vietati, alla fine il mio è stato vietato ai minori di 16 anni.

Era consapevole del fatto che ritrarre l'omosessualità così confinata e "clandestina", nel 2013, potesse dar adito a fraintendimenti o alimentare qualche vecchio stereotipo?

Capisco la domanda, ma io ho semplicemente ritratto uno spaccato di realtà che conoscevo bene. Non volevo fare un film per far "scoprire" al pubblico che esiste l'omosessualità, non ce n'è bisogno credo. La mia è semplicemente una storia che vuole porsi oltre ogni ghettizzazione, che rappresenta un limitato contesto e che vuol produrre riflessioni di portata universale. Avevo addirittura pensato di ambientarlo in una comunità di scambisti eterosessuale per far sì che non ci fossero fraintendimenti, ma poi mi sono detto che la scintilla iniziale, l'idea, doveva essere portata avanti. Il cinema deve andare oltre. L'intento del film era quello di indagare quanto il Desiderio folle per un'altra persona possa mettere a rischio ogni cosa, anche le razionali e ovvie scelte. Questo era la partenza: esplorare il desiderio.

Uno dei più convincenti aspetti del film è come sei riuscito a restituire i suoni naturali di un ambiente a cospetto dell'uomo e della sua presenza. E' un film che fa dell'astrazione sonora un punto importantissimo, era voluto?

Beh si, volevo appunto tenere la civiltà lontana e farla solo sentire (gli aerei, le auto, ecc) come flebile sottofondo. Per il resto questo immergersi nella natura era anche e soprattutto un fatto legato ai suoni che la natura propone. Ho giocato molto sui suoni o sul silenzio, sulla luce o sull'assenza di luce, gli "elementi" naturali sono i protagonisti. Volevo che la sesualità del film provenisse molto anche da questo.

Come è andato il casting? Non sono certo ruoli facili per ogni attore.

E' vero. Ma io sono stato onesto sin da principio, tutti gli attori che si presentavano al provino sapevano esattamente che c'erano parecchie scene esplicite e che non sarebbe stato facile affrontare quei ruoli. Poi io non scrivo mai con tipologie fisse di attori in mente, anzi, mi faccio sempre sorprendere dal casting. E spero sempre che gli attori che scelgo alla fine contribuiscano a creare il personaggio insieme a me. Alla fine comunque abbiamo visto più di 500 persone per questo film, è stato un lungo processo.