L'Odeon di Firenze ricorda Corso Salani

Che bel sorriso che aveva Corso. Quello che campeggia nel manifesto della giornata cinematografica di oggi al cinema Odeon. Una giornata che si chiama “PerCorso Salani”. Corso era un ragazzo magro, con tanti capelli neri, con una sua idea molto precisa di cinema. Un cinema che ha fatto, da attore e soprattutto da regista.


Da attore, per Marco Risi fu il giornalista de Il muro di gomma, quello della bellissima telefonata finale, in cui tutto il senso di anni di misteri, di brutti segreti d’Italia venivano concentrati in una sequenza di cinema bellissimo e tragico. Da regista, ha esplorato mille confini. Non soltanto dello stile. Proprio confini del mondo: tutti quei luoghi dove il mondo sembra finire, arrendersi, arrivare a sfilacciarsi dentro un orizzonte differente. Dalla Finlandia ai confini con la Russia allo stretto di Gibilterra, Corso ha raccontato la fine del mondo. Terre e persone dimenticate, e spesso bellissime. Poi se n’è andato, all’improvviso, mentre faceva una passeggiata sul litorale romano. E da quel giorno, manca a tutti.
Per cristallizzare in una giornata un ricordo e una mancanza che sono permanenti, il cinema Odeon di Firenze accoglie oggi un evento in collaborazione con l’Associazione dedicata a Corso. Verranno proiettati oggi all’Odeon i quattro film che hanno vinto il premio Corso Salani: dalle 15.30 alle 19 quattro opere indipendenti. Il palazzo delle aquile di Stefano Savona, Arctic Spleen di Pier Giorgio Casotti, Il mondo di Nermina di Vittoria Fiumi, Materia oscura di Nermina Parenti e Massimo D’Anolfi. Quattro modi per proseguire la ricerca di Corso, nel cinema che non vuole battere i record di incassi, ma quelli di onestà. Tra gli ospiti della giornata, i critici Filippo D’Angelo e Fabrizio Grosoli, la sceneggiatrice e autrice Monica Rametta, i produttori Gianluca Arcopinto e Gregorio Paonessa. Alle 21, il regista pratese Gabriele Cecconi presenta in prima nazionale il suo film “Il seminarista”, dedicato a Corso Salani, scritto insieme a Ugo Chiti e prodotto grazie al fondo cinema della Regione Toscana.