Magical Mistery (Alan) Moore

Alan MooreDice Eddie Campbell[1]Negli ultimi anni, in tutte le nazioni del mondo in cui ho messo piede per promuovere From Hell, ho scoperto che le tre domande che mi venivano poste più di frequente erano: a) Da dove prendi le idee? b) Quanto ci metti a disegnare una tavola? e c) Quanto è matto Alan Moore?”.
Sono passati oltre vent’anni da quando Alan Moore realizzò Watchmen e non si può certo dire che la sua creatività si sia esaurita lì. Da allora, anzi, le sue opere si sono sviluppate in innumerevoli direzioni, uscendo anche dall’ambito esclusivamente fumettistico e contaminandosi direttamente (cioè per scelta dell’autore) con il teatro e la musica o indirettamente (per scelta di Hollywood) con il cinema.
 
Gli anni ’80 e l’ingresso del fumetto “nell’età adulta”
Alan Moore nasce a Northampton (dove tuttora vive) nel 1953. E’ considerato uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi (in ambito fumettistico) e sicuramente è stato il primo a dare “dignità letteraria” al fumetto, riuscendo a vincere (con Watchmen) il premio Hugo e ad essere inserito nella classifica di Time dei migliori cento romanzi in lingua inglese dal 1923 al 2005.
I suoi primi passi nel mondo del fumetto li muove nel 1980 grazie alla Marvel UK che gli affida lavori sulle testate Doctor Who e Star Wars. Nello stesso periodo collabora con la rivista underground 2000AD, dalla quale uscirà tutta la così detta “british invasion” che insieme a lui rivoluzionerà il mondo dei comics americani e che comprende, tra gli altri, Neil Gaiman, Dave McKeane e Grant Morrison.
Con il passaggio alla rivista Warrior, Alan Moore si può dedicare a storie più complesse come la serie Marvelman e soprattutto V for Vendetta che, pur mostrando qualche debito nei confronti di Orwell, rappresenta comunque una delle opere più innovative per il fumetto sia sotto il profilo stilistico che per i temi trattati.V for Vendetta
E’ lo stesso Moore a parlare del contesto politico che ha ispirato l’opera[2]: “E’ possibile anche scorgere una certa ingenuità nella mia congettura che ci vorrebbe qualcosa di melodrammatico come un conflitto nucleare scansato per un soffio per spingere l’Inghilterra verso il fascismo. Tuttavia, per onestà nei confronti miei e di David[3], in quel periodo non c’erano predizioni migliori e più accurate sul futuro del nostro paese in forma di fumetto. … Ora siamo nel 1988 Margaret Thatcher sta iniziando il suo terzo incarico di governo e parla fiduciosa di un’ininterrotta leadership dei Conservatori fino al prossimo secolo. … la nuova polizia antisommossa indossa visiere nere proprio come i loro cavalli … Il governo ha espresso il desiderio di estirpare l’omosessualità, persino come concetto astratto, e si possono solo fare ipotesi su quale sia la prossima minoranza contro cui si legifererà.
Dopo il fallimento della Warrior, Moore inizia a lavorare sulla serie regolare di Swamp Thing. Questo suo ciclo costituisce[4] uno dei primi tentativi di introdurre tematiche adulte e complesse in una serie regolare a grande diffusione. Va sottolineato, infatti, che entrambe le storie che sono universalmente considerate come le pietre miliari per il passaggio dei comics all’era adulta: il suo Watchman ed il contemporaneo The Dark Knight Returns di Frank Miller, nascono già come graphic novel e quindi liberi dai problemi legati alla continuity e diretti, già per scelta editoriale, ad un pubblico più esigente e “raffinato” rispetto al lettore medio (in genere adolescente) delle serie regolari. In breve, il tentativo di portare nuove e più complesse tematiche in una serie a grande diffusione significa assumersi l’onere di far “crescere”, insieme al personaggio, anche il suo pubblico.
Sempre durante la sua collaborazione con la DC Comics per la serie Swamp Thing, crea il personaggio di Costantine che poi (con altri autori) avrà una serie regolare dal titolo Hellblazer.
Nel 1986 realizza la sua opera più celebrata quel Watchmen che, oltre a rappresentare i supereroi sotto una nuova luce, dandogli finalmente una tridimensionalità fino ad allora mai neppure immaginata, rappresenta un’opera complessa e ricca di innumerevoli sottotrame (assenti, per ovvie ragioni, nella versione cinematografica) e che si presta a vari livelli di lettura.
killing JokeSempre in questo fertile periodo continua l’opera di “incupimento” dei supereroi tradizionali realizzando alcune storie per Superman e lo splendido Killing Joke per Batman (nel quale il Joker rapisce e tortura il commissario Gordon, dopo aver ferito gravemente sua figlia, convinto di poter dimostrare che il sottile confine con la pazzia può essere oltrepassato da chiunque si trovi ad affrontare particolari stati di stress emotivo, come era accaduto a lui, e qui Moore ci da la sua versione delle origini di questo personaggio. Infine, fa dire al Joker rivolto a Batman “Cosa ti ha reso quello che sei? La fidanzata uccisa dai banditi? Un fratello sfregiato da un rapinatore? Qualcosa del genere, scommetto. Qualcosa del genere … Qualcosa del genere è successa a me, sai. Io … non sono certo di cosa sia stato. A volte lo ricordo in un modo, a volte in un altro … Se proprio devo avere un passato, preferisco avere più opzioni possibili! Ah, ah, ah!” … Scommetto che vi ricorda qualcosa!).
 
Dagli anni ’90 ad oggi, il fumetto artistico e la magia
Quando il “lato oscuro” divenne una caratteristica irrinunciabile per tutti i supereroi, compresi i più insospettabili come l’Uomo Ragno, Moore decide che è il momento di cambiare genere!
La prima opera a cui si dedica è una minuziosissima ricostruzione storica degli omicidi di Jack lo Squartatore, in From Hell.From Hell L’accuratissimo lavoro di ricerca storica fa sì che impieghi cinque anni per completare l’opera, consegnandoci alla fine dieci volumi, successivamente rilegati in un unico volume di oltre 600 pagine più una sessantina di pagine di note. Il punto di partenza è la teoria (elaborata da Stephen Knight) che dietro gli omicidi ci sia un complotto della Casa Reale per l’eliminazione di un figlio illegittimo del principe Alberto Vittorio. Ma questo, appunto, non è che uno degli elementi della graphic novel, che ha come altri tratti salienti, la meticolosa ricostruzione storica della Londra dell’epoca e … il potere della magia.
Già, perché verso la metà della realizzazione di From Hell (e precisamente il 18 novembre 1993, giorno del suo quarantesimo compleanno) Alan Moore diventa un Mago. Cioè decide di dedicarsi allo studio teorico ed empirico dell’occulto.
I motivi che lo spingono ad interessarsi attivamente al mondo della magia (e successivamente a recuperare il culto di Glicone, antica divinità con testa umana e corpo di serpente) sono molteplici e partono dalla sua infanzia, ma essenzialmente si risolvono nel tentativo di dare una risposta ai suoi interrogativi sulla natura della creazione artistica, anche in considerazione del fatto che in molte culture antiche l’artista e lo sciamano/sacerdote erano la stessa cosa.
Sempre nel tentativo di spiegare (principalmente a se stesso) le dinamiche della coscienza, elabora la teoria chiamata “Idea-Spazio”. “Un’idea può essere un ciottolo, una roccia, una montagna o un intero continente in termini della sua dimensione, ma la cosa importante è che esiste, almeno metafisicamente, come un oggetto fisico in questo territorio condiviso della mente che sto descrivendo … Le idee più insolite sono più rare, lontane, richiedono di passare il guado o persino di fare delle immersioni per localizzarle. I disegnatori, gli scrittori e altri creatori, perciò, tendono ad essere giudicati rispetto a quanto distanti si sono spinti nella caccia della loro preda.”[5]
Questo nuovo interesse per la magia ha spinto Moore a realizzare (con l’ausilio di alcuni musicisti, cantanti e ballerini che insieme a lui formano “The Moon and Serpent Grand Egyptian Theatre The Moon and Serpent Grand Egyptian Theatre of Marvelsof Marvels”) delle performance ibride fra teatro, musica e poesia alle quali attribuisce, appunto, una valenza magica e per questo non vengono mai replicate. Due di queste performance sono anche state ridotte in albi a fumetti: Sacco Amniotico e Serpenti & Scale, entrambe illustrate da Eddie Campbell.
Nel 1999 crea la linea editoriale: America’s Best Comics, che propone prodotti molti diversi fra loro la cui unica caratteristica comune è la sua paternità.
Il prodotto senza dubbio migliore è la serie Promethea, nella quale continua a divulgare, in maniera raffinatissima, il suo interesse per la magia.
Sempre nell’ambito della ABC propone La lega degli straordinari gentlemen che riprende le icone della letteratura popolare inglese (il Capitano Nemo, Allan Quatermain, l’uomo invisibile ecc…) riunendoli in una specie di gruppo di supereroi ante litteram. E molti altri progetti ancora trai quali la serie Top10 o il Magical Mistery Moore.
Nel 1996 pubblica anche il suo primo romanzo La voce del fuoco che narra la storia della sua città natale, Northampton.
 
Alan Moore (non) va al cinema
Per sapere cosa pensa Alan Moore degli adattamenti cinematografici delle sue opere, basta andare a ripescare una sua dichiarazione al Los Angeles Times ai tempi dell’uscita dell’adattamento dei fratelli Hughes del suo From Hell: "Oggi sembra che tutti credano che se una cosa funziona come opera letteraria allora funzionerà ancora meglio come film, come videogame, come fumetto… Io nei fumetti che scrivo cerco di fare qualcosa che non possa essere ripetuta dalla televisione, dai film o dall'intrattenimento interattivo".Alan Moore
Va detto che per un artista così perfezionista e meticoloso come Alan Moore[6] qualsiasi adattamento delle sue opere non può che essere riduttivo (provate a pensare a come Kubrick avrebbe commentato, ad esempio, la riduzione a fumetti di 2001 Odissea nello spazio!). Ed è per questo motivo che Moore snobba tutti gli adattamenti, pretende che il suo nome non compaia nei titoli di coda e gira ai disegnatori anche le sue royalties.
Ciò non ostante bisogna fare una fondamentale distinzione fra gli adattamenti delle opere di Moore, quelli che dalle sue opere hanno tratto solo alcuni spunti senza porsi come obiettivo la fedeltà all’opera nel suo insieme o quantomeno ai concetti cardine in essa contenuti e quelle, invece, che si sono poste proprio questo tipo di problema come condizione essenziale.
Del primo gruppo fa sicuramente parte La leggenda degli straordinari gentlemen di Stephen Norrington, che addirittura aggiunge personaggi, banalizza le trovate tecnologiche originarie e ricrea una trama lacunosa e lontanissima dall’originale.
Anche Costantine di Francis Lawrence ha poco a che vedere con Moore in quanto le storie prese ad ispirazione per il film non sono neanche quelle scritte da lui (che comunque rimane il creatore del personaggio) ma quelle di Garth Ennis, pubblicate sulla testata Hellblazer.
Infine, neanche From Hell dei fratelli Hughes può considerarsi rispettoso della graphic novel originaria perché di questa lascia più o meno invariato solo la teoria del complotto Reale (la cui paternità, come si è detto, non è da attribuire a Moore), semplifica (forse inevitabilmente) molte cose e crea una storia d’amore fra l’agente Abberline e la prostituta Mary Kelly, totalmente assente nell’originale, trasfigurando i due personaggi tutt’altro che avvenenti nell’originale in Johnny Depp ed Heather Graham.
Diverso, invece il discorso, per V for Vendetta di James Mc Teigue e Watchmen di Zack Snyder.
In entrambi è evidente lo sforzo di mantenere integra la forza dell’opera originaria, spesso tenendo i dialoghi estremamente fedeli all’originale.
Certo, specialmente in Watchmen la complessità dell’opera è tale da rendere necessari alcuni adattamenti, anche drastici: come l’eliminazione delle sottotrame riguardanti i Minutemen oppure la saga dei Racconti del Vascello nero (che comunque verrà recuperata come film d’animazione direttamente in DVD) ed infine il notevole cambiamento nel finale rispetto a quello creato da Moore. Tuttavia, queste modifiche servono a rendere più omogenea, dal punto di vista cinematografico, l’opera, non snaturandone, quindi, i contenuti e cercando di ricalibrarne la potenza narrativa in funzione del nuovo medium.

 

 

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V for Vendetta
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[1] Autore dei disegni per From Hell, Sacco Amniotico e Serpenti & Scale: dalla cui prefazione è tratta la citazione.
[2] Nella prefazione all’edizione definitiva che uscirà solo nel 1988, dopo una sospensione di cinque anni a causa del fallimento della Warrior.
[3] David Lloyd, autore dei disegni.
[4] Insieme al contemporaneo ciclo di Elektra ed al successivo Born Again, entrambi realizzati da Frank Miller per la serie regolare di Daredevil.
[5] Dall’intervista di Eddie Campbell ad Alan Moore in Serpenti & Scale. Curiosamente, queste idee di Alan Moore somigliano molto a quelle espresse da David Lynch a proposito della meditazione trascendentale: “Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell’acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. … E tutto, ogni singola cosa esistente proviene dal livello più profondo. La fisica moderna lo chiama “campo unificato”. Più la tua coscienza – la consapevolezza – è dilatata, più scendi in profondità verso questa sorgente e più grosso è il pesce che puoi pescare". Dall’introduzione di “In acque profonde” di David Lynch.
[6] Dice sempre Eddie Campbell nella già citata prefazione a Serpenti & Scale “la produttività di Alan diminuisce quando un progetto si avvia verso la conclusione, così che il disegnatore riceve una pagina di sceneggiatura per volta (un giorno David Gibbons mi raccontò che verso la fine di Watchmen, in quel periodo precedente all’avvento del fax, le pagine arrivavano, una o due per volta, portate in taxi da Northampton a St. Albans sul sedile del passeggero). Infatti per il capitolo 10 di From Hell, in cui il Dr. Gull fa a pezzi Mary Kelly, ricevetti via fax una pagina di sceneggiatura alla volta. Alan se ne stava seduto circondato da tutti i rapporti della polizia e dai diagrammi di dove erano situate le parti del corpo …