MILANO 16 – “Mad Bastards”, di Brendan Fletcher

 

mad bastards posterA volte, nel cinema, non è tanto importante la storia che si racconta, quanto invece come la si racconta. Non è sempre fondamentale trovare temi originali; è anche possibile narrare una vicenda classica, già vista mille altre volte, forse perfino scontata e banale, a patto che la stessa sia dotata di un'anima pura, profonda, vincente. È il caso di Mad Bastards, pellicola australiana diretta da Brendan Fletcher, documentarista all'esordio nella fiction, e inserita nel concorso lungometraggi del Milano Film Festival, dopo il felice passaggio all'ultimo Sundance.

Prendendo spunto da una lunga serie di racconti orali e da tradizioni radicate nelle viscere del tempo, Fletcher porta sulla scena la storia di TJ, ex galeotto che compie un viaggio per andare a conoscere Bullet, figlio tredicenne mai incontrato in precedenza. Lungo la strada TJ ha a che fare personaggi bizzarri, a volte perfino surreali, in una copiosa serie di incontri (e scontri) che lo conducono sino alla meta. Nel frattempo, il giovane Bullet vive un'esistenza infelice, nervosa, tormentata da una madre dedita all'alcoolismo e segnata dalla mancanza della figura paterna. L'atteso incontro tra TJ e Bullet, come prevedibile, si snoda lungo binari complessi, tra rifiuto e speranza, non-accettazione e curiosità, alla ricerca di un perdono forse impossibile, ma con una piccola luce di speranza rivolta verso il futuro.

 

Per il suo film, ambientato nella comunità aborigena, il regista utilizza attori non professionisti che recitano se stessi, influenzando, con le loro storie di vita, l'andamento dell'intera narrazione. Ne esce fuori un lavoro grezzo, arcaico, primitivo, alla stregua dei personaggi che lo popolano. Un film rude, intuibile, forse anche approssimativo, ma ricco di notevole forza espressiva; una forza che nasce e cresce dall'humus paesaggistico entro cui i non-attori si muovono, cantano, ballano, cadono nelle piaghe della violenza e dell'abbandono, e poi provano amad bastards risorgere.

L'intero testo filmico è felicemente accompagnato dalle musiche dei Pigram Brothers (band per la quale Fletcher in passato ha diretto alcuni videoclip): sonorità folk e country, profumate di polvere e birra, dolore e gioia, illusioni e sogni eterni, lacrime e pugni, virilità e sentimento. Un contrappunto sonoro d'irresistibile fascino, in grado di farci percepire l'odore di quelle terre aspre e selvagge.

Mad Bastards, nonostante l'ordinarietà della trama, si distingue dunque come riuscito esempio di fusione tra finzione e realtà; un'antropologia della redenzione, filtrata da un alone di leggenda.

 

Sempre per quanto concerne il concorso lungometraggi, presentati a Milano altri due film, aventi molti punti in comune: l'esperienza autobiografica delle rispettive autrici, lo sfondo bellico, e la messinscena vista secondo gli occhi di giovani protagoniste costrette a confrontarsi con l'orrore della Storia: El Premio, dell'argentina Paula Markovitch, già vincitore dell'Orso d'Argento a Berlino, e Las Malas Intenciones, della peruviana Rosario Garcia-Montero.

el premioEsemplare e straziante, l'opera della Markovitch, sepolta in una casupola sulla spiaggia, tra vento e mareggiate. Una tomba a cielo aperto in cui la piccola Cecilia e la madre si nascondono dai soldati. Un'angoscia esistenziale incapace di scalfire la voglia di vivere di una bambina che a soli sette anni è in grado di capire il senso della giustizia, trovandosi ad affrontare un dolente percorso di formazione che la condurrà alla verità di una perdita definitiva (il padre che non tornerà più) e irrimediabile. Un film ipnotico, impreziosito dalla stupefacente e indimenticabile l'interpretazione della protagonista, Paula Galinelli Hertzog, pedinata dalla regista con un attaccamento quasi maniacale.

Tutto sommato deludente, invece, il lavoro della Garcia-Montero, che sceglie un approccio meno radicale, rispetto alla collega argentina, tentando un mix tra dramma e commedia, crudo realismo e senso del fantastico, toccando territori non lontani dalle Creature del Cielo di Peter Jackson e da Il labirinto del fauno di Del Toro. Lo spessore narrativo, però, latita, la reiterazione situazionale risulta alfine stancante, e alcune nette cadute di tono inficiano il risultato complessivo.

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    Il film Mad bastard a me è sembrato il classico "duro dal cuore tenero", argomento trito e ritrito e decisamente noioso! Ho detestato il personaggio dall'inizio, quel suo atteggiamento da bullo me lo ha fatto decisamente detestare. Sono d'accordo con te, invece, per quanto riguarda il film "El premio", una bambina troppo piccola per capire le paure di sua madre, ma che malgrado tutto è costretta a conviverci. La bimba che interpreta Cecilia è meravigliosa, ha dato prova di una grande maturità e di un talento incredibili. Invece il film Las malas intenciones l'ho trovato interessante, la protagonista è decisamente un personaggio bizzarro e un pò catastrofico, forse il film in se è un pò confuso, ma mi è piaciuto ugualmente. In sintesi siamo d'accordo solo sul film "El premio", ma, come dico sempre, un film è bello per le sensazioni che lascia, perciò va bene così. Ottima recensione, comunque, bravo!